Clinton contro Trump, il primo dibattito tra colpi bassi e bugie – Liveblog

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epa05557700 Republican Donald Trump (L) and Democrat Hillary Clinton (R) during the first Presidential Debate at Hofstra University in Hempstead, New York, USA, 26 September 2016. The only Vice Presidential debate will be held on 04 October in Virginia, and the second and third Presidential Debates will be held on 09 October in Missouri and 19 October in Nevada.  EPA/RICK WILKING

Il liveblog del primo dibattito televisivo tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti

Lunedì 26 settembre si è svolto il primo dibattito tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Il duello è durato 95 minuti, 5 minuti in più di quanto previsto, e si è sviluppato su sei segmenti di circa 15 minuti. 

Quello di questa notte è stato il primo dei tre dibattiti previsti. Ha avuto luogo alla Hofstra University in Hempstead, New York, ed è stato moderato da Lester Holt, giornalista di NBC Nightly News. Per lui è stato il primo confronto presidenziale televisivo. Tutti i dibattiti sono organizzati da una commissione indipendente che definisce anche gli argomenti di cui si parlerà. Quelli del primo faccia a faccia sono stati “America’s Direction”, “Achieving Prosperity” e “Securing America”. (Qui a sinistra trovate il video integrale della serata, compreso l’arrivo dei candidati. Il dibattito inizia al minuto 55′).

Secondo il primissimo sondaggio confezionato dalla Cnn, Hillary Clinton avrebbe vinto il confronto con il 62% delle preferenze degli intervistati, a fronte del 27% di Donald Trump. Al di là delle rilevazioni a caldo, però, l’impressione è che il dibattito si sia sviluppato su una sostanziale parità, almeno all’inizio, quando Trump si è concentrato sui temi economici. Il candidato repubblicano è andato peggio in altri segmenti, soprattutto quando si è parlato delle sue tasse, dove stava per perdere le staffe; delle chiacchiere complottistiche sul luogo di nascita del presidente Obama e della guerra in Iraq. Hillary Clinton è sembrata sempre a suo agio e in rare occasioni è stata messa in difficoltà. Persino sul famigerato caso delle email se l’è cavata in fretta ammettendo nuovamente l’errore e passando rapidamente all’argomento successivo.

La Clinton può annoverare almeno tre colpi messi a segno senza sbavature. Quando si è  parlato di cyber security le sue accuse a Trump e alla sua vicinanza con Putin sono state efficaci. Stessa cosa si può dire di quando ha parlato della sua esperienza come Segretario di Stato, fiore all’occhiello del suo curriculum in politica estera, e quando ha attaccato la misoginia del suo avversario. Questo, forse, l’intervento con la tempistica migliore, visto che la candidata lo ha infilato negli ultimi istanti del vivace faccia a faccia di questa sera.

 

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Alle 4.40, ora italiana, si è concluso il primo dibattito presidenziale, dopo 95 minuti di confronto.

In alto gli aggiornamenti più recenti:

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4.33 Il moderatore chiede a Trump perché, per lui, Clinton non avrebbe un “look presidenziale”. Per Trump significa che Clinton non ha la forza e la resistenza per essere presidente e per contrattare con gli altri paesi. Qui Hillary Clinton vince a mani basse: elenca la sua lunga carriera e le 11 ore di testimonianza resa senza cedimenti davanti alla commissione speciale su Bengasi, poi attacca Trump sui suoi continui attacchi alle donne.

La candidata democratica ricorda una dopo l’altra una serie di affermazioni imbarazzanti del miliardario di New York: “Ha definito le donne scrofe, sciatte e cagne”; ha detto che “la gravidanza è una cosa sconveniente per i datori di lavoro e che le donne non meritano lo stesso trattamento (finanziario sul posto di lavoro, ndr.) a meno che non vadano bene tanto quanto gli uomini”.

Trump ammette di aver litigato con alcune giornaliste perché attaccato duramente e poi vira il discorso sugli investimenti che Clinton avrebbe fatto per falsi spot contro di lui.

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4.27 Ultimo segmento: si parla delle armi nucleari. Per il candidato repubblicano sono il vero problema da affrontare, altro che la questione climatica. Definisce l’accordo con l’Iran come qualcosa di orribile e cita spesso la Corea del Nord, invitando la Cina a “risolverci il problema”. Per la candidata democratica il tono è molto più presidenziale. Si rivolge addirittura ai paesi partner, come se fosse già il comandante in capo, e li rassicura su quanto fatto dagli Usa in campo diplomatico. “Abbiamo bisogno di una persona che prenda decisioni per la pace e per la prosperità”, dice.

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4.15 Sulla guerra in Isis si accendono gli animi. Trump accusa Clinton e Obama di aver permesso l’espansione dell’Isis e di aver fatto scelte sbagliate in Iraq e Libia. La replica della Clinton è secca e ricorda a Trump che il disastro iracheno ha una firma ed è quella di Bush. Poi torna alla domanda del moderatore: come si combatte l’Isis? Clinton parla di collaborazione con la comunità musulmana, anziché combatterla o allontanarla come fa Trump.

Trump, invece, incappa in una delle risposte più insidiose: dice di essere sempre stato contro la guerra in Iraq. Ma è falso. Il moderatore chiede spiegazioni. Uno dei momenti peggiori della serata per il candidato repubblicano.

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4.07 E’ il momento della cyber sicurezza. E’ un tema attualissimo e un tema che riguarda direttamente Clinton. E’ lei a rispondere per prima e parla subito di Vladimir Putin come qualcuno che sta favorendo il lavoro degli hacker. Ovviamente non manca di ricordare la simpatia di Trump per il leader russo. La replica del candidato repubblicano è invece confusa e superficiale. Passa dal parlare della guerra all’Isis a suo figlio che, pare, sia bravissimo al computer.

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3.47 Passaggio non facile per Trump quando si sta parlando del presidente Obama e del suo certificato di nascita, questione portata avanti da Trump per diverso tempo durante la campagna elettorale. Alla domanda circa la teoria del complotto sul luogo di nascita del presidente, infatti, Trump ha cercato di dare la colpa alla sua avversaria, suggerendo falsamente che anche lei aveva messo in discussione la città natale di Obama. Per la candidata democratica è stato facile replicare. Per lei le affermazioni di Trump si basano su una menzogna razzista su cui il tycoon ha costruito l’inizio della sua attività politica.

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3.40 Si parla di sicurezza. Trump parla di riportare “ordine e sicurezza” e cita il lavoro svolto da Giuliani a New York. Sembra meno nervoso di prima, quando si parlava della dichiarazione dei redditi. “Quando vedo quello che accade a Charlotte e in altri posti nel nostro Paese dico solo che abbiamo bisogno di legalità e ordine pubblico”, dice il candidato repubblicano. Per Hillary Clinton “la questione razziale resta una delle grandi sfide nel nostro Paese. Bisogna riformare il sistema della giustizia penale e ripristinare la fiducia tra comunità e polizia, preparando meglio gli agenti nell’uso della forza e nel rispetto della legge”.

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3.32 Si parla di redditi e trasparenza. Trump promette di rendere pubblica la propria dichiarazione dei redditi “appena sarà completa”. Trump risulta agitato e tira in ballo persino la questione delle mail. Clinton viene invitata a replicare e ammette l’errore sulle email, la questione si chiude sostanzialmente qui. Trump sembra fallire l’attacco più facile per un tema sul quale Clinton poteva risultare più debole.

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3.15 Poco dopo l’inizio del dibattito su Twitter molti hanno notato come Trump stesse continuamente tirando su con il naso, dando un’immagine di sé non proprio gradevole. Mentre Clinton, dopo il suo cedimento a Ground Zero a causa di una polmonite, si è presentata in splendida forma, Trump si è presentato al dibattito con un fastidioso raffreddore. Questo, almeno, per i benpensanti. C’è chi, come l’ex presidente del Democratic Party ed ex governatore del Vermont, azzarda una spiegazione molto meno rassicurante:

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3.07 – I due candidati fanno ingresso sul palco. Lei in completo rosso, lui in blu. Si parte con la disoccupazione: come pensa di creare nuovi posti di lavoro?

Hillary Clinton parla dei giovani e del futuro. Vuole investire sulle infrastrutture, sulle rinnovabili e poi parla dell’aumento del salario minimo e della parità salariale. Trump invece parla subito del Messico e di come altrove si stanno costruendo le fabbriche più grandi. Bisogna, secondo Trump, fermare “i furti di lavoro.

 Trump è strabordante e la situazione sta un po sfuggendo di mano al moderatore. Uno dei principali punti di scontro è il commercio e in particolare gli accordi commerciali come il NAFTA e il TTIP.

 

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