Clinton con Obama: “Facciamo la storia”. America con il fiato sospeso

Usa2016
US Democratic presidential nominee Hillary Clinton (C) stands on stage with US President Barack Obama (L), former US president Bill Clinton (2nd-R) and singer Jon Bon Jovi (R) during a rally on the  final night of the 2016 US presidential campaign at Independence Mall in Philadelphia, Pennsylvania, November 07, 2016
About 40,000 people flooded Independence Mall in Philadelphia for Hillary Clinton's rally with her husband Bill, President Barack Obama and his wife Michelle at her side, a campaign aide said. The attendance set a new record for Clinton, with the previous high point a rally in Ohio that drew 18,500 people, a campaign aide told reporters traveling with the candidate. / AFP PHOTO / KENA BETANCUR

Obama: “Insieme abbiamo trasformato ‘Yes, we can’ in ‘Yes, we did’, continuiamo su questa strada”

Per il suo ultimo comizio, Hillary Clinton ha scelto un luogo simbolico: Philadelphia. E un cast al completo: il marito Bill e la figlia Chelsea, ma soprattutto Michelle e Barack Obama, i suoi primi sostenitori.

Nella città della Pennsylvania dove 240 anni fa è stata firmata la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, il compito di convincere gli elettori ad andare a votare per Clinton e segnare una nuova storica tappa è andato alla first family che un capitolo dei libri di storia l’ha già conquistato. “Queste elezioni sono nelle vostre mani”, ha detto la first lady avvertendo: “Se domani uscite e andate a votare, Hillary Clinton vincerà. Ma se state a casa o giocate con un voto di protesta, allora il suo rivale vincerà. Punto. Fine della storia”. Michelle ha chiesto alla folla di votare per fermare “chi cerca di dividerci e di impaurirci”, per “dire che questo Paese è sempre stato grandioso”.

Un Paese in cui una persona come lei proveniente dal quartiere più pericoloso di Chicago, South Side, e il cui trisnonno era uno schiavo “può andare alle università più prestigiose sulla Terra; un Paese dove il figlio “birazziale” di una madre single dalle Hawaii (Barack, ndr) e un figlio di una madre single da Hope, Arkansas (Bill Clinton, ndr) possono riuscire entrambi ad arrivare alla Casa Bianca; un Paese dove una giovane donna appassionata e schietta, determinata a fare tutto il bene che può, può rompere ogni barriera di genere e diventare il nostro presidente”. Per Michelle Obama “questo è il potere” che gli americani hanno; questa “è la storia che possono fare” con l’Election Day, ma solo votando per Hillary.

Anche Barack Obama non ha risparmiato lodi per la candidata democratica: “Brillante, costante, ben preparata, più di me e più di Bill”. Obama ha promesso che lei “lavorerà sodo. Porterà a casa i risultati. Non si limiterà a twittare”, una frecciata chiara a Trump e al suo amore per i cinguettii del sito di microblogging, che gli sarebbe stato vietato dal suo staff nell’ultimo miglio della campagna, per limitare i danni. Su questo Barack ha infierito, strappando risate nel pubblico: “Nel fine settimana la sua campagna non gli ha fatto usare il suo account Twitter perché lui è inaffidabile. Se i suoi consulenti più stretti non si fidano dei suoi tweet, come noi potremmo fidarci e affidargli i codici nucleari?”.

Alla fine di una giornata in cui in un altro comizio aveva rispolverato il motto della sua campagna del 2008, Obama ha fatto leva sulla “resilienza” e sulla “forza” dell’America, capace di superare la peggiore crisi dalla Grande Depressione degli anni ’30 del secolo scorso, per dire “insieme abbiamo trasformato ‘Yes, we can’ in ‘Yes, we did‘”. Otto anni dopo la sua ascesa sul palcoscenico della politica mondiale, Obama ha chiesto agli elettori di dare a Clinton la stessa chance che fu data a lui nel 2008 e poi di nuovo nel 2012. “Scommetto su di voi ancora una volta. Scommetto che domani (oggi, ndr) molte mamme e papà in America non voteranno per qualcuno che denigra le loro figlie”, riferimento ai commenti sessisti per cui Trump è diventato famoso. “Scommetto che molti americani non voteranno per qualcuno che considera le minoranze, gli immigrati e i disabili come esseri inferiori, che considera le persone che praticano fedi diverse come qualcosa di sospetto. Scommetto che i giovani andranno a votare perché il loro futuro è in gioco. Scommetto che gli uomini di questo Paese non avranno problemi a votare per il candidato più qualificato che può capitare essere una donna”. Un Obama che si è detto ancora pieno di speranza e ottimismo, scommette sulla saggezza del popolo statunitense affinché rigetti “politiche del risentimento e scelga politiche che dicono che insieme siamo più forti”.

Un passaggio di consegne che non ha trascurato anche momenti di commozione: ” Questa forse l’ultima cosa e la più importante che posso fare per il mio Paese da first lady”, ha detto Michelle. “Sarà probabilmente il mio ultimo giorno di campagna elettorale per un bel po'”, aveva dichiarato nel pomeriggio Barack.

Per quanto fatto con “grazia, forza, splendore” dalla first family, Hillary ha preso l’ultima parola della serata dicendo che il popolo americano può ringraziarli andando a votare. Convinta che “i giorni migliori per l’America debbano ancora arrivare”, Hillary ha invitato a fare una scelta netta tra “divisione e unità, tra un’economia che funziona per tutti e una che lavora solo per quelli al top” della scala sociale, “tra una leadership forte e una che mette a rischio tutto”. Per questo ha incitato la folla di Philadelphia: “Mostriamogli che non ci saranno dubbi” sull’esito delle elezioni, vinte le quali lei promette di essere “un presidente per tutti”.

 

 

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