Clima, le firme dei grandi sull’accordo per salvare il pianeta

Ambiente
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante il suo intervento all'assemblea generale dell'Onu, New York, 22 aprile 2016.
ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI
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Ratificato all’Onu l’accordo di Parigi raggiunto alla Cop21 di dicembre. 171 i Paesi che hanno aderito. Renzi: «Messaggio di speranza per il futuro»

La cerimonia più partecipata nella storia del Palazzo di Vetro. Sono 175 i Paesi riuniti ieri alla sede delle Nazioni Unite a New York per firmare l’accordo sul clima raggiunto a dicembre scorso a Parigi. La cerimonia, a cui in rappresentanza dell’Italia ha partecipato il premier Matteo Renzi, giunge nell’Earth day, la Giornata della Terra, che si celebra ogni anno il 22 aprile dal 1970 per sensibilizzare sull’ambiente e sulla necessità di affrontare il problema del cambiamento climatico. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, prendendo la parola ha esortato tutti i Paesi a «muoversi rapidamente per unirsi all’accordo a livello nazionale in modo che possa diventare operativo il più presto possibile».

Perché l’intesa entri in vigore è necessario infatti che almeno 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali ratifichino o si uniscano formalmente all’accordo. E le firme sull’accordo, da ieri, sono già 171, compresa quella della Cina presente ieri con il il vice premier Zhang Gaoli. L’accordo prevede di mantenere l’innalzamento delle temperature globali «ben al di sotto» di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali e di sforzarsi anzi per mantenerlo entro gli 1,5 gradi. «Per la prima volta dopo tanti anni – ha rimarcato Renzi all’Assemblea – questa sala molto prestigiosa ma spesso molto piena di divisioni, finalmente è un posto di visioni e non divisioni, finalmente dà un messaggio di responsabilità per i nostri figli e i nostri nipoti e finalmente dà un messaggio di apertura». «È un grande giorno perché finalmente la comunità internazionale dà un messaggio per il futuro – afferma Renzi – .

Finalmente un messaggio di speranza». «Siamo molto orgogliosi – ha poi detto – come italiani per i nostri risultati ottenuti e per quelli che otterremo». L’impegno sul clima e l’ambiente «è una priorità per la nostra iniziativa di governo a livello nazionale ma sarà una priorità anche per la presidenza del G7 che prenderemo il prossimo anno e per il nostro impegno in Europa”. Ed ancora: «Continueremo a lavorare insieme nei prossimi mesi per dare attuazione all’accordo di Parigi. È un grande piacere essere qui con voi e possiamo discutere dei singoli punti, delle energie rinnovabili, del sistema dei trasporti, della efficienza energetica delle abitazioni. Ma la vera sfida oggi è chiudere gli occhi un secondo e immaginare i nostri figli e nipoti.

L’importante è il messaggio politico: la politica è capace di dare speranza alle prossime generazioni». Firmare uno storico Accordo e, al tempo stesso, dare nuovo impulso alla campagna dell’Italia per un seggio come membro non permanente per il biennio 2017-2018 al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: i due giorni di Renzi al Palazzo di Vetro hanno avuto questi come fili conduttori. A New York, il premier ha incontrato il presidente del Niger, il ministro degli Esteri dell’Argentina, i capi delegazione del Gruppo Latinoamericano Grulac, il presidente e il ministro degli Esteri delle Isole Marshall, il presidente delle Mauritius, il presidente della Namibia, il presidente della Guyana, i capi delegazione dei Paesi Sids, i piccoli Stati insulari in via di sviluppo che da soli potrebbero portare una quarantina di voti . Per conquistare il seggio ci vuole il sì di 129 Paesi, i due terzi dei membri dell’Onu. Il premier è consapevole che l’azione diplomatica necessaria a coagulare quella maggioranza non può prescindere dai nostri programmi per la cooperazione caduti su livelli di spesa minimi.

«Pensare alla conquista del consenso internazionale senza un miglioramento della cooperazione è quasi impossibile: Nel G7 siamo ultimi nel rapporto cooperazione Pil – annota Renzi – ma non possiamo esserlo nel Maggio 2017 quando avremo la presidenza del G7. Per allora dobbiamo essere quarti. Ci riusciremo anche perché ho un’anticipazione, siamo già risaliti al sesto posto». Ma Renzi non ne fa solo una questione di graduatoria, tornare a metà classifica significa dimostrare che si vuole investire, soprattutto in Africa, con ritorni evidenti per migliorare le condizioni economiche locali e contenere i flussi migratori Il giorno della verità è il 28 giugno e l’elezione per due seggi del gruppo Weog (che racchiude i Paesi dell’Europa Occidente) nel biennio 2017-2018 stavolta è competitiva: «Olanda e Svezia hanno storiche tradizioni di cooperazione internazionale, ma siamo convinti di potercela giocare. Il mio rispetto per gli altri non sia interpretato come paura», sottolinea Renzi. Che torna da New York con maggiore ottimismo: la “campagna elettorale” ha dato i suoi frutti.

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