Civitavecchia a Cinquestelle: l’Enel, il fondo immobiliare e l’odore dei soldi

M5S
Foto tratta dal profilo Facebook di Antonio Cozzolino, nuovo sindaco di Civitavecchia (Movimento Cinque Stelle), Roma, 9 Giugno 2014. ANSA/ WEB/ FACEBOOK

A Civitavecchia i valori dell’ambientalismo grillino sono stati archiviati: dal “caso Enel” al “fondo immobiliare”

Che a Civitavecchia le cose non andassero bene per la giunta a Cinquestelle era noto da tempo: le tasse sono altissime tanto da portare la città in cima alla classifica dei comuni più tassati d’Italia. Ora l’amministrazione guidata dal sindaco grillino Antonio Cozzolino ha un enorme problema che potrebbe portare il comune al default.

Cozzolino, dopo aver deciso di imboccare la strada (molto criticata) del “fondo immobiliare”: mettere sul mercato 16 proprietà comunali, tra cui immobili storici della città e luoghi di forte aggregazione sociale, si trova a dover affrontare forti perplessità sull’operazione.

Un operazione che sulla carta avrebbe dovuto far introitare alle casse comunali quasi 32 milioni di euro e che Cozzolino e la giunta pentastellata ha difeso caparbiamente giustificandosi con la necessità di coprire le difficoltà di bilancio che, in quasi due anni, la stessa amministrazione non è riuscita a risolvere. Insomma il fondo immobiliare è il coniglio da tirare fuori dal cilindro come panacea ai problemi di liquidità. Tanto che, in bilancio di previsione, erano stati inseriti anche i soldi che sarebbero dovuti arrivare con la vendita del patrimonio immobiliare.

A preoccupare, però, non è solo la scelta, ma anche la stessa gestione del bando sul fondo immobiliare, in particolare il bando che riguarda l’area di Fiumaretta che prevede la realizzazione di un hotel da 150/200 camere e un centro commerciale di 50 negozi.

Sono, infatti, diversi i particolari che non quadrano: come racconta anche la stampa locale, l’unica offerta pervenuta sarebbe quella della società Namira SGR per azioni, la stessa società che (insieme alla Servizi Emittenti Quotati Spa) aveva ottenuto lo scorso 21 dicembre, a poche ore dalla scadenza del bando di gara, una proroga, la quarta.

Namira potrebbe, però, essere esclusa visto che al punto 2 dell’avviso pubblico del comune, tra i requisiti, risulta che i partecipanti  debbano essere posseduti “per la maggioranza da un soggetto istituzionale bancario oppure assicurativo italiano oppure estero”. Namira, invece, come pubblica anche sul suo sito ha come azionisti delle persone fisiche.

Tanto che la commissione giudicatrice del bando sulla costituzione del fondo immobiliare, ha rinviato all’11 gennio la decisione sul requisito mancante che potrebbe far saltare la partita. Una commissione che è tutta interna al comune visto che a comporla sono il dirigente che è anche il responsabile del procedimento e due dipendenti comunali.

Su Namira bisogna sapere anche altro. Si tratta di una società il cui azionista di maggioranza relativa è Eugenio Fossati Radice, genero dell’ex amministratore delegato di Enel e di Eni Paolo Scaroni, a sua volta azionista con il 7%.

Lo stesso Scaroni che Grillo ha criticato per anni e anni e di cui parlava in questi termini “Scaroni , ex pregiudicato” accusato di “svendere pezzi straordinari di aziende pubbliche, distruggerle e lasciare il cadavere ai privati a qualche fondo americano o a Bank of China che se le prendono per un pezzo di pane”.

Facciamo allora un passo indietro.  Bisogna ricordare che il rosso e i problemi di bilancio a Civitavecchia sono causati anche dalla scelta ideologica dei grillini di rifiutare, per molto tempo, in un territorio storicamente segnato dall’area portuale e dalla centrale a carbone dell’Enel, il contributo che in passato la stessa Enel aveva sempre riconosciuto a titolo di risarcimento per l’inquinamento prodotto. Tanto da giustificare così l’innalzamento delle tasse.

Cozzolino, prima del voto, si era più volte scagliato contro l’azienda e la centrale in nome della salubrità e della tutela dell’ambiente, ma alla fine decide di sottoscrivere una nuova convenzione pluriennale con Enel che prevede un contributo straordinario di 4,5 milioni di euro, in più anni, a favore del comune da lui amministrato.

Insomma tutto dimenticato: l’Enel, Scaroni, i no Coke e le battaglie ambientaliste. Un oblio in cui sono state messe in soffitta manifestazioni, marce, fischietti, bandiere e slogan. Succede così che l’attivismo grillino si è trasformato in un silenzio tombale. Come dicevano i latini “Pecunia non olet”.

 

 

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