Cinque piste (fasulle) in due mesi. Tutte le bugie dell’Egitto

Caso Regeni
Giulio-Regeni

Il governo e gli inquirenti egiziani hanno accampato una serie di ipotesi inverosimili sulla morte del giovane ricercatore italiano

1. La strada
Il corpo lasciato sul ciglio della strada tra la capitale e Alessandria. La prima versione delle autorità egiziane è che si è trattato di un incidente stradale. Ma il procuratore del Cairo, Ahmed Nagi, afferma che sul corpo ci sono segni di bruciature di tortura.

2. La pista gay
Più che un’ipotesi è un’insinuazione, voci fatte circolare, domande insistenti agli amici sull’orientamento sessuale di Giulio, il cui cadavere è stato fatto trovare seminudo. Non dura molto, lascia il posto alla pista criminale anche questa incongruente con l’esito dell’autopsia.

3. I Fratelli musulmani
È l’ipotesi di un omicidio politico: Regeni ucciso per far ricadere la responsabilità sul governo e screditare il nuovo corso egiziano. Nessun elemento viene portato a conforto di questa ipotesi.

4. La vendetta
Motivi personali, per il ministro dell’interno egiziano Magdi Abdel-Ghaffar è questa la pista da seguire. È il 24 febbraio, sono passate tre settimane dal ritrovamento del corpo di Giulio.

5. I rapinatori
L’ultima in ordine di tempo è la pista della gang di rapinatori specializzata nel sequestro di stranieri. I cinque banditi vengono uccisi ufficialmente durante una sparatoria, ma secondo i familiari avevano ferite a bruciapelo alla testa. La pista della gang viene abbandonata dopo qualche giorno ma non definitivamente. Il team investigativo venuto a Roma non esclude che la banda abbia avuto un ruolo nella morte di Giulio.

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