Cinque momenti memorabili della Convention di Filadelfia

Usa2016
epa05195269 A supporter takes a photos with a mobile device as US Democratic presidential candidate Hillary Clinton gives a talk on Jobs and the Economy at Detroit Manufacturing Systems in Detroit, Michigan, USA, 04 March 2016. Detroit Manufacturing Systems makes interior components for automakers. Michigan will hold their Presidential primary on 08 March.  EPA/JEFF KOWALSKY

I passaggi più intensi della Convention che hanno incoronato Hillary candidata dem, tra proteste e sostenitori

La convention del partito democratico di Filadelfia, che ha investito Hillary Clinton della nomination per la Casa Bianca la prima volta di una donna nella storia degli Stati uniti è iniziata nel caos e si è conclusa con parole alte.

Ecco i cinque momenti che hanno segnato i quattro giorni della kermesse.

  1. La convention che doveva ricostituire l’unità del partito parte male lunedì. In nottata le dimissioni di Debbie Wasserman Schultz, presidente del partito, dopo le mail interne rivelate da Wikileaks che mostrano la sfiducia dei vertici democratici nei confronti di Bernie Sanders, sfidante socialista di Hillary alle primarie. Gli irriducibili di Sanders all’apertura del lavori manifestano tutta la loro rabbia. Al grido di “Bernie! Bernie!” interrompono gli oratori ogni volta che pronunciano il nome di Hillary Clinton. La protesta si spegnerà pian piano su richiesta dello stesso Sanders, che lancerà un appello alla calma e al rispetto. 
  2. “Nella primavera del 1971, ho incontrato una ragazza”. Con la sua inconfondibile voce roca e il suo senso della politica fuori dal comune, Bill Clinton, ex-presidente e possibile futuro “First Gentleman” racconta, in chiave molto personale, il suo incontro con “Hillary”. I primi scambi di battute nel campus di Yale, le successive domande di matrimonio (sarà accettata solo la terza), la nascita della figlia Chelsea… Il 42esimo presidente degli Stati uniti ha un obiettivo: umanizzare una candidata che molti americani vedono come fredda e calcolatrice.
  3. Michelle lunedì sera, Barack due giorno dopo: gli Obama, che si apprestano a lasciare la Casa Bianca, infiammano il Wells Fargo Center con discorsi appassionati. “Grazie a Hillary Clinton, le mie figlie e tutti i nostri figli considerano normale che una donna possa diventare presidente degli Stati uniti” dice Michelle con un nodo alla gola dal palco. “Porteremo Hillary alla vittoria!” grida il presidente davanti a una platea elettrizzata al termine di un discorso che somiglia a un commiato.
  4. Una convention politica americana è innanzitutto una kermesse dominata da un’enorme confusione, ma mercoledì e giovedì nell’immensa sala questa lascia il posto al dolore. Mercoledì, Christine Leinonen, con una semplice croce nera al collo, parla de dolore per la morte del suo unico figlio, abbattuto con altre 49 persone nell’attacco al club gay Pulse a Orlando. E chiede un inasprimento delle leggi sulle armi da fuoco. “L’arma che ha ucciso mio figlio ha sparato 30 pallottole in un minuto. C’è voluto un minuto per sparare tante pallottole, ci sono voluti cinque minuti perché le campane rendessero omaggio ad altrettante vite”.
  5. Ieri Khizr Khan, racconta della perdita del figlio, musulmano, capitano dell’esercito degli Stati uniti, un potente messaggio contro la retorica anti-immigrati e anti-islam del candidato repubblicano Donald Trump. “Non avete sacrificato nulla, non avete perduto nessuno. Non possiamo risolvere i nostri problemi costruendo muri, seminando la discordia” dice con grande dignità il padre di Humayun, soppesando le parole. “Votate per chi guarisce, votate per la candidata più forte, più qualificata, Hillary Clinton. Non per chi divide”.

Vestita di bianco dalla testa ai piedi, davanti a migliaia di delegati che l’hanno resa la prima candidata donna alla Casa Bianca di un grande partito, Hillary Clinton dice: “E’ con umiltà, determinazione e una fiducia illimitata nella promessa dell’America che accetto la vostra nomination per la presidenza degli Stati uniti!”. Promette di essere “la presidente dei democratici, dei repubblicani, degli indipendenti” e di mettere l’occupazione al centro, se vincerà le elezioni dell’8 novembre. “Molti tra di voi mi hanno detto di sentire che l’economia non funziona. Alcuni di voi sono frustrati, anche furiosi. E sapete una cosa? Avete ragione, non è ancora all’altezza”. “La mia prima missione come presidente sarà di creare nuove opportunità e nuovi posti di lavoro con salari più alti anche qui negli Stati Uniti… Dal primo all’ultimo giorno del mio mandato”.

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