“Ciaone”, storia del tormentone di cui (forse) non ci libereremo mai

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Una battuta del film “Confusi e felici” si è trasformato in poco tempo in un’espressione sulla bocca di tutti

Da una battuta divertente si è trasformato nel tempo in un tormentone e ancora non riusciamo a farlo uscire dal nostro quotidiano.

La prima volta lo abbiamo sentito pronunciare all’attrice comica Caterina Guzzanti nel film del 2014 Confusi e felici di Massimiliano Bruno mentre in una scena dallo psicologo racconta i suoi problemi sessuali con il marito interpretato da Pietro Sermonti. Da lì non è più scomparso, anzi è più vivo che mai.

Detestato dai puristi della lingua italiana, il termine si è diffuso a macchia d’olio e non solo tra gli adolescenti ed è stato poi rilanciato anche dalla cantante Emma Marrone che durante il talent Amici lo ha usato più volte.

Il termine è riuscito a entrare anche nel mondo politico: il premier Matteo Renzi aveva provocato una risata sorpresa del pubblico durante la chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali del 2015 dicendo: “Alla Merkel hanno fatto ‘ciaone’ come si dice”.

Il “ciaone” avrà ancora vita lunga: ieri è riuscito a diventare addirittura trending topic nel giro di un paio di ore dopo che il deputato Pd Ernesto Carbone, rivolto ai promotori del referendum sulle trivelle, ha twittato:

Per poi precisare:

Il tweet di Carbone ha scatenato le ire – ma anche qualche consenso – di tantissimi cittadini che hanno risposto, sempre via Twitter, con quello che poco tempo si è trasformato in uno degli hashtag del giorno.

Insomma, è chiaro che non è ancora tempo di dire ciaone al ciaone.

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