Chiusa la due giorni in Iran. Renzi: “Teheran decisiva per la pace”

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epa05255831 A handout picture made available by the presidential official website shows Iranian supreme leader Ayatollah Ali Khamenei (R) talks to Italian prime minister Matteo Renzi (C), Tehran, Iran, 12 April 2016. Renzi is in Tehran to meet with Iranian officials.  EPA/HO

L’annuncio del premier: “Presto una missione ad hoc del ministro Padoan” su rapporti bancari e finanziari

Diciotto nuovi accordi economici con l’Iran: con questo bilancio si chiude la due giorni del premier Matteo Renzi a Teheran; “documenti subito operativi e finali – ha spiegato Renzi aprendo il business forum alla Camera di commercio della capitale iraniana – che permetteranno collaborazioni da entrambe le parti”. Tra questi, l’accordo con Sea per l’ammodernamento dell’aeroporto di Teheran; quello con Fraschini per 70 locomotive e 60 motori a scoppio; con Marcegaglia e Danieli per produrre in Iran tubi di acciaio inossidabile; con Ferrovie dello Stato per due linee di alta velocità; con Anas e il ministero dei Trasporti iraniano per la costruzione di mille chilometri dal Golfo persico alla Turchia e per la manutenzione delle autostrade; con Saipem per la realizzazione di un giacimento da 60 miliardi metri cubi di gas.

“Poche chiacchiere, poche parole, molti fatti. L’Italia c’è. I rapporti non rimangano sulla carta. Il vero modo di affermare una amicizia è quella di lavorare insieme, poi c’è uno spazio di cooperazione che va valorizzato di più”, ha affermato Renzi. “Occorre correre, come corrono i treni italiani. I progetti ci sono, vanno realizzati. I progetti non sono solo sulle infrastrutture. Ci sono realtà nel mondo energetico, a partire da Eni e Enel, che hanno tutte le condizioni per fare dei lavori straordinari”, ha aggiunto, annunciando poi una missione a breve del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in Iran: una missione “ad hoc per la questione finanziaria e bancaria che è la priorità” dal momento che il tema dei rapporti bancari e finanziari è stato al centro della due giorni di Renzi a Teheran, con lo stesso Rohani che ha chiesto di superare i “blocchi psicologici” che ancora esistono dopo il superamento delle sanzioni contro l’Iran.

Ma l’Italia è in Iran “non solo per fare accordi economici”, ha precisato il premier. “Prima di tutto c’è il sentimento comune di due grandi civiltà, quella persiana e quella romana del Rinascimento – dice Renzi – Da questo punto di vista c’è un sentimento comune di valori e di patrimoni culturali da condividere”.

E poi c’è la questione della stabilità politica dell’intera area: “Il ruolo geopolitico che l’Iran può esercitare dopo la fine dell’embargo è strategico per tutta la regione e non solo per la regione”, ha commentato Renzi, evidenziando come l’accordo sul nucleare potrà agevolare questo processo: ”La tregua in Siria va accudita e lascia una crisi umanitaria spaventosa. Se implementiamo con l’Iran l’accordo sul nucleare, come credo riusciremo a fare – ha detto il premier -, daremo un messaggio di stabilità a tutta l’area. Poi lavoreremo insieme in Libia anche cercando di discutere delle questioni sulle quali non siamo d’accordo perché ci sono”.

E dopo la visita alla Camera di commercio e a due musei di Teheran, il premier è ripartito per l’Italia e su Facebook ha fatto il punto della due giorni in Iran. “Molte aziende italiane giocheranno un ruolo cruciale nel rilancio dell’economia iraniana” ha scritto poco prima di ripartire. “La meravigliosa notizia dell’approvazione delle riforme costituzionali – si legge – non ci distoglie dagli impegni internazionali. Missione importante in Iran, la prima di un capo di governo occidentale dopo le sanzioni. Questo Paese, figlio della grande civiltà persiana, può giocare un ruolo decisivo per la pace nella regione e per combattere il terrorismo e l’estremismo. Credo che l’accordo per evitare la proliferazione nucleare sia l’inizio di una stagione nuova di grande interesse per il mondo intero. L’Italia è in prima fila per affrontare insieme le crisi umanitarie, dalla Siria allo Yemen e per rilanciare la collaborazione commerciale e universitaria”. Con le autorità iraniane, ricorda Renzi, “abbiamo rilanciato sulla necessità del dialogo come condizione della conoscenza e via per arrivare alla ‘pace dei figli di Abramo’ come la chiamava Giorgio La Pira”. Adesso, conclude, “rientro a Milano per il Salone del Mobile e poi stasera alle 18 Matteo risponde da Palazzo Chigi”.

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