Chi specula sui migranti: la mappa della destra xenofoba in Europa

Immigrazione
epa04728198 President of the Front National (FN) Marine Le Pen gestures toward the audience during the traditional May Day rally of the Front National (FN) party by the Opera Garnier in Paris, France, 01 May 2015.  EPA/YOAN VALAT

Così i partiti di estrema destra stanno macinando consensi soprattutto nel Nord e nell’Est Europa, ma non solo. Marine Le Pen è la capofila dei leader nazionalisti nei paesi europei occidentali

Come ogni crisi continentale, la questione migranti determina in maniera ineluttabile un cambiamento della geografia politica europea. Se è vero infatti che l’austerità, con l’assenza di risultati negli ultimi anni, ha modificato l’assetto dei partiti facendo emergere formazioni antieuropee e populiste (i cosiddetti partiti antisistema), è altrettanto vero che oggi la crisi dei migranti è un terreno fertile per gli esponenti di estrema destra e per le formazioni xenofobe.

Il successo del Partito del popolo in Danimarca è solo l’ultima conferma di queste trasformazioni continentali. In un Paese da sempre liberal e con ideologie progressiste, un agguerrito partito neo-populista è riuscito a ottenere il 20 per cento proprio tramite una vigorosa campagna anti immigrazione, al punto da arrivare – cronaca di questi giorni – al blocco dei treni e alla chiusura dei collegamenti con la Germania per fermare i clandestini.

Sorte simile per Svezia (Nuova democrazia), Finlandia e Norvegia (Partito del progresso), dove le destre nazionaliste e xenofobe sono cresciute in maniera costante negli ultimi anni. Si tratta in questo caso di forze populiste che si accreditano come democratiche, distanziandosi da posizioni più radicali e neonaziste (come erano quelle degli anni Novanta).

Nell’Est europeo, invece, complice la ferita delle dittature comuniste, sono presenti formazioni ultranazionaliste: il Partito della Grande Romania, i liberaldemocratici russi di Zhirinovski, il Partito nazionalista slovacco e la destra croata (Hrvatska Stranka Prava), per citarne alcuni. Ma è soprattutto l’Ungheria del primo ministro Viktor Orbàn e del suo partito Fidesz a essere al centro delle cronache, per il pericoloso incrocio di una linea politica fortemente nazionalista e un flusso migratorio tra i più forti mai vissuti dal paese magiaro.

Altri esempi concreti e più noti anche in casa nostra sono quelli dello Ukip di Nigel Farage nel Regno Unito, di Alba Dorata in Grecia o del Front National di Marine Le Pen in Francia, che continuano a veder crescere i propri consensi. “L’immigrazione rappresenta un fardello insopportabile”, continua a propagandare la leader francese nelle sue uscite pubbliche. E ancora: “Dietro i migranti si nascondono in realtà i terroristi islamici pronti a colpire”. Dichiarazioni demagogiche che allo stesso tempo, però, trasmettono sicurezza all’Europa più ansiosa e insicura.

La svolta di Berlino degli ultimi giorni, concretizzata dal nuovo atteggiamento nei confronti dell’accoglienza da parte della Cancelliera Angela Merkel, smorza in parte l’euforia degli esponenti di estrema destra, come dimostra in casa nostra il cambio di passo di Salvini. Il leader della Lega evidenzia sempre di più la distinzione tra migranti economici e profughi, arrivando addirittura a sostenere di non avere problemi a ospitare un profugo nel suo bilocale.

Tuttavia, tra le destre c’è chi tiene il punto e prova a rispondere all’apertura tedesca, come Marine Le Pen che attacca a testa bassa le scelte della cancelliera: “La Germania vuole reclutare nuovi schiavi per la sua economia”.

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