Chi ha votato contro l’arresto di Azzollini

Senato
Strette di mano e abbracci per Antonio Azzollini in Senato dopo il risultato del voto sulla richiesta di arresto nei suoi confronti, Roma, 29 Luglio 2015. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

In casa dem, i calcoli parlano di poco più di 30 voti giunti dal Pd in soccorso del senatore di Ncd

A palazzo Madama, tabulati in mano, si fanno i calcoli su chi ha votato a favore e chi contro l’arresto del senatore del Ncd, Antonio Azzollini. I numeri parlano di 189 contrari, 96 favorevoli e 17 astenuti ma il voto segreto impedisce di associare questi numeri ai nomi.

Partiamo allora dalle posizioni ufficiali dei gruppi parlamentari: esplicitamente contro il fumus persecutionis (e quindi per il via libera all’arresto) si sono espressi solo Lega Nord e M5S, mentre il Partito democratico – in una lettera inviata dal capogruppo Luigi Zanda – ha invitato i propri senatori a votare secondo “convincimento”. Un’indicazione, quella della libertà di voto, conforme a quella già data in occasione del voto in Giunta per le autorizzazioni, quando però allora i rappresentanti dem furono compatti nel dire sì all’arresto.

Pallottoliere alla mano, quindi, se si sommano i senatori di Area popolare, Forza Italia, Gal, Conservatori e riformisti (i fittiani) e del gruppo delle Autonomie, si arriva sopra quota 130. A rimpinguare il gruppo dei contrari all’arresto sono arrivati anche una parte dei senatori del gruppo misto . Mancano circa una cinquantina di voti per arrivare a quota 189.

I calcoli fatti in casa dem, però, scommettono che i senatori del Pd che hanno votato contro l’arresto sono stati tra i 30 e i 40, non di più, su 113 del gruppo. Un “soccorso” ad Azzollini sarebbe giunto invece – secondo le indiscrezioni che circolano da quelle parti – da alcuni leghisti.

A parte Luigi Manconi, tradizionalmente su posizioni garantiste, per il momento nessuno ha esplicitato la propria posizione a favore del fumus persecutionis. A dare un valore politico al voto di oggi è la minoranza bersaniana, che con Alfredo D’Attorre parla di “un doppio colpo micidiale per la credibilità del Pd”, sommando alla vicenda Azzollini anche la nascita del gruppo di Verdini.

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