Chi ha mentito a chi? In Campidoglio va in scena lo psicodramma a 5 stelle

Roma
The statue of the wolf in Campidoglio capitol Hill, Rome, Italy , 29 ottobre 2015 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La giornata più difficile per il M5S. La Raggi barricata, Di Maio scappa e Grillo tace. Intanto si alzano molte voci critiche e la posizione della Muraro è in bilico

E’ stata una giornata lunghissima per Virginia Raggi e per tutti il Movimento 5 Stelle. Sicuramente la più difficile dall’inizio della finora brevissima esperienza di governo della Capitale, probabilmente la più complicata da quando esiste il Movimento. Al centro della bufera c’è quello che è già stato ribattezzato come il “Murarogate”, che prende il nome dall’assessore all’Ambiente Paola Muraro, al centro di una vicenda giudiziaria che sta travolgendo il Campidoglio.

La crisi si è scatenata dopo le dimissioni di massa dei giorni scorsi, scatenate dal passo indietro dell’ormai ex assessore al Bilancio Marcello Minenna, seguite da quelle dell’ex capo di gabinetto della Raggi, Carla Raineri e poi, a ruota, dai vertici delle partecipate Ama e Atac. Ma è con le rivelazioni della Muraro e della stessa Raggi, che hanno confermato di essere a conoscenza da metà luglio del fatto che l’assessore sia iscritta al registro degli indagati per reati ambientali, che la crisi è diventata politica.

Ora il tema attorno al quale ruota tutto il mondo pentastellato è questa domanda: chi ha mentito a chi? E’ su questo che i vertici del M5S nazionale e romano, riuniti ormai da ore, stanno cercando di fare chiarezza. Una cosa è certa: qualcuno ha mentito. In questa storia fatta di bugie e poche certezze, la trasparenza, il cavallo di battaglia principale del Movimento, è andata a farsi benedire. La Raggi, asserragliata in Campidoglio, ha informato Grillo e il Direttorio dell’indagine a carico della Muraro?

C’è chi afferma che la sindaca di Roma avesse informato con una mail la senatrice Paola Taverna (membro del mini-direttorio romano) che a sua volta avesse fatto sapere tutto a Luigi Di Maio. Si parla di una cena, in data 2 agosto, con la Raggi e alcuni membri del Direttorio. Tutte congetture, smentite da ambienti vicini ai vertici pentastellati. Il tema rimane perché, delle due una: o la Raggi, che sapeva, non ha informato il Direttorio. O il Direttorio sapeva e ha tentato di nascondere la polvere sotto il tappeto.

In entrambi i casi non possono non esserci conseguenze. Almeno in base a quanto chiede a gran voce il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, sospeso dal M5S per aver tenuto nascosta un’indagine a suo carico: “E’ ora che il Direttorio si dimetta in blocco – ha affermato Pizzarotti – non è in grado di far funzionare il Movimento”.

Quella di Pizzarotti non è l’unica voce critica. Anche tra i ‘duri e puri’ pentastellati la tensione ha superato i livelli di guardia. Durissimo il commento di Roberta Lombardi, deputata romana, che ha avuto un ruolo di primo piano nella formazione della giunta: “Alla guida del Comune di Roma è stato scelto il Movimento 5 Stelle, non una singola persona, ma un progetto politico corale. Errori sono stati fatti ed è semplicemente onesto ammetterli. Ora è il momento di chiedere scusa, mandare via chi con il M5s non c’entra nulla e mai c’entrerà nulla, fare gruppo perché la sfida è titanica”.

Il dito è puntato contro una persona in particolare, che ha giocato un ruolo decisivo in tutta questa vicenda: Raffaele Marra, uomo di collegamento con gli ambienti della destra romana, cui si imputa la responsabilità di aver scatenato la crisi politica, vera causa delle dimissioni di Minenna e della Raineri. E così si torna a quella che Roberto Giachetti ha definito “la guerra tra lo studio Casaleggio e lo studio Sammarco“, cioè tra l’ortodossia grillina e l’affarismo di chi ha portato Roma allo sfascio.

Come uscire da questa situazione? Per molti militanti e, secondo fonti parlamentari, anche per molti esponenti di spicco del Movimento, le scuse potrebbero non bastare.

In questo senso la posizione dell’assessore Muraro è sempre più in bilico, dato che non manca affatto chi crede che le sue dimissioni siano l’unico messaggio concreto che possa aiutare un cambiamento di rotta che altrimenti porterebbe il M5S a sbattere alla prima curva pericolosa. Tutto è in mano, ancora una volta, a Beppe Grillo e al Direttorio. Oggi Di Maio e Di Battista hanno disertato i loro appuntamenti serali (il primo in tv, il secondo in piazza), domani, forse, potrebbero dover prendere una decisione che in un modo o nell’altro peserà sul futuro di Roma e del Movimento stesso. E c’è chi non esclude un clamoroso, quanto frettoloso, ritorno alle urne.

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