Chi è Piercamillo Davigo, lo stratega di Mani Pulite che guiderà l’Anm

Giustizia
Piercamillo Davigo in una immagine del 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il neo eletto: “Quel brrr che paura di Renzi non mi piacque per nulla. Serve rispetto”

Lo stratega di quello che fu il pool Mani Pulite guiderà il sindacato dei magistrati. Almeno per il prossimo anno, visto che la magistratura associata ha deciso, in nome dell’unità, di far ruotare le cariche ogni anno per i prossimi quattro anni. Piercamillo Davigo, 66 anni, in magistratura dal 1978, consigliere di Cassazione dal 2005 – è stato eletto all’unanimità ieri sera presidente dell’Anm. Dopo quattordici anni la sua sarà una giunta unitaria, rappresentativa di tutte le correnti. Non succedeva dal 2002. Ma il momento politico è serio. E la solitudine della magistratura è evidente. Nei prossimi mesi ci saranno da prendere decisioni importanti, la riforma del Csm, la riforma delle circoscrizioni, il problema enorme dell’arretrato nel civile e della lunghezza dei processi. Gli attacchi del governo degli ultimi giorni, a corollario dell’inchiesta di Potenza, hanno definitivamente convinto la magistratura a restare unita.

Sarà quindi il dottor Sottile del pool che cambiò la storia d’Italia, un magistrato che considera la corruzione «un reato seriale», uno che ha sempre messo in prima fila solo e soltanto i fatti e su quei fatti ha saputo declinare, quasi ricamare, codice penale e procedura, il nuovo interlocutore di governo e Csm nelle questioni di giustizia.

Davigo è uno, soprattutto, che ha sempre chiamato le cose con il loro nome. «Non mi piacque per nulla quando Renzi disse “brr… che paura” alludendo alle nostre proteste dopo il taglio delle ferie. Con il Governo bisogna dialogare, ma nel rispetto della nostra dignità» ha detto ieri mattina nell’intervento al Parlamentino delle toghe riunito al sesto piano del Palazzaccio. La regola d’ingaggio del suo mandato è molto netta: «Non esistono governi amici ma nemmeno nemici. Da tutti dobbiamo pretendere il rispetto della nostra dignità».

E per far capire l’aria che tira, in serata, dopo l’acclamazione, ha chiarito subito la posizione sul lodo intercettazioni che palazzo Chigi sta agitando nuovamente a corollario dell’inchiesta di Potenza. «La pubblicazione di intercettazioni non pertinenti è già disciplinata dal reato di diffamazione. Non vedo il problema» ha tagliato netto Davigo. Che certo non si spaventa per le tensioni tra politica e magistratura. «Ci sono da quando faccio il magistrato» ha sorriso.

Segretario dell’Anm è Francesco Minisci, giovane pm antimafia in procura a Roma (Unicost). Lo schema della rotazione, già deciso, prevede che dopo Davigo assuma la presidenza Area, poi Unicost e infine Mi. Ma ci sarà tempo per questo.

Un’elezione annunciata ma che ha conosciuto una serie di intoppi legati mai alla scelta del candidato – è stato il più votato alle elezioni di marzo per il nuovo parlamentino dell’Anm con 1041 voti – bensì alla dinamica di pesi e contrappesi all’interno delle correnti della magistratura. I 36 membri delle quattro correnti elette nel Cdc, il parlamentino delle toghe, sono state ore per trovare la quadra su quanti rappresentanti dovessero entrare in giunta (9 posti) per ciascun corrente. I risultati delle consultazioni di marzo non hanno dato un vincitore assoluto e hanno spostato verso destra il sindacato delle toghe.

È successo infatti che i moderati di Unicost hanno preso più seggi (13) staccando di varie lunghezze le ex toghe rosse di Area (9) e i conservatori di Mi (8). Quello che a marzo ha scombussolato i soliti giochi è stata la nascita di una nuova corrente (Autonomia & indipendenza), nata da una scissione di Mi e guidata da Davigo che ha stravinto per consenso personale. Tutti d’acordo che Davigo dovesse il Presidente, ma Autonomia non poteva reclamare, come invece ha fatto per ore, due seggi in giunta. Era contraria Unicost. Ma anche, e soprattutto, Mi.

La soluzione l’ha trovata ancora una volta Davigo. Poco prima delle 18, dopo ore di nulla di fatto, ha preso sotto braccio il suo coordinatore nazionale Alessandro Pepe, l’ha portato in una stanza e gli ha detto di abbozzarla lì, che era inutile insistere con i due seggi in giunta. Un passo indietro necessario.

Per capire chi è Davigo vale la pena riprendere alcune frasi cult della sua lunga carriera. Ha la doppia laurea, in Giurisprudenza e Scienze politiche, perchè «senza la seconda non si possono capire i fenomeni sottostanti le norme». Sulla questione se ai tempi di Mani Pulite la procura di Milano avesse esagerato con le carcerazioni preventive, ha risposto che forse avevano «esagerato con le scarcerazioni». E sulla custodia cautelare ha sostenuto: «Noi non li mettiamo dentro per farli parlare, è che quando parlano cessano le esigenze cautelari. Lei offrirebbe mai un patto corruttivo a uno che se la canta alla prima occasione?». Ecco, questo è Davigo: uno che riesce a condire tutto con logica e ironia.

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