Chi è Kim Jong-un e perché il mondo ha paura di lui

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epa04083331 An undated picture released by the North Korean Central News Agency (KCNA) on 29 October 2013 shows North Korean leader Kim Jong-un as he is welcomed by a group of soldiers who have been picked to participate in the 38th military art festival, in Pyongyang, North Korea. Crimes against humanity are being committed in North Korea under the personal control of Kim Jong Un, UN rights investigators said 17 February 2014 in Geneva, calling for the International Criminal Court in The Hague to take action. The UN Human Rights Council initiated the investigation last year after efforts to engage Pyongyang on human rights issues proved fruitless. The three members of the Commission, led by former Australian judge Michael Kirby, were not allowed into North Korea. They held hearings with defectors and former inmates of North Korea's prison system, and collected expert reports.
Satellite images were used to confirm prison camps, the existence of which is denied by the Communist regime. The commission said that the crimes against humanity that were committed include killings, torture, rape, forced abortion, political prosecution and starvation. In a separate letter to Kim, Commission chairman Michael Kirby said that officials have been committing such crimes "under the effective control" of Kim, who is supreme leader, as well as military and Communist party chief.  EPA/KCNA SOUTH KOREA OUT,  NO SALES

Il più giovane Capo di Stato al mondo è solo l’ultimo leader di una dinastia che ha messo in ginocchio un intero Paese

Mercoledì 6 gennaio la Corea del Nord ha annunciato di aver effettuato un test nucleare con una bomba all’idrogeno. Non c’è una conferma da altre fonti dell’effettiva detonazione, tuttavia i sismografi in Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti hanno registrato un terremoto di magnitudo 5.1 proprio nei pressi dell’area già utilizzata dal regime per i precedenti test nucleari. Se quello annunciato oggi fosse confermato, infatti, si tratterebbe del quarto test nucleare condotto dalla Corea del Nord e il primo con questo tipo di bomba, ben più devastante delle altre.

Come in tutti gli altri casi, le notizie che riguardano il regime sono frammentarie e difficilmente verificabili. La dittatura ha controllo totale sul flusso di informazioni e sull’intera vita del Paese. A capo del quale c’è Kim Jong-un, il più giovane Capo di Stato al mondo con i suoi 33 anni il prossimo 8 gennaio.

Figlio di Kim Jong-il, il Brillante Compagno è diventato Leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea dal 18 dicembre 2011, giorno successivo alla morte del padre. La sua giovane età non ha fatto che peggiorare una conduzione che già con il padre appariva scellerata.

Gli abitanti di un Paese che ha fatto della provocazione una pericolosa arma diplomatica sono di fatto isolati dal resto del mondo. Citare il solito 1984 di Orwell sembra facile e scontato, ma è difficile immaginare qualcosa di più simile. Almeno per un Paese in cui esiste una rete internet, ma è chiusa e circoscritta a pochi siti governativi. Un Paese dove ci si possono scambiare mail, ma sono controllate. Dove si può votare, ma ad ogni elezione il giovane dittatore conquista la totalità dei voti.

In questo quadro si muove un Paese folgorato dalla follia delle ultime tre generazioni di dittatori. Il nonno Kim Il-sung, il padre Kim Jong-il e ora lui.

cover-fuga-dal-campo-14In un libro che è diventato un caso editoriale, Fuga dal Campo 14, viene raccontata la storia di Shin Dong-hyuk, un ragazzo che è nato e cresciuto all’interno di uno dei campi di concentramento nordcoreani e che, alla fine, riesce a fuggirne. Nel raccontare la sua vita l’autore, il giornalista del New York Times, Blane Harden, si preoccupa di dare una dimensione reale e veritiera alla dittatura, mostrandone la sua capacità pervasiva. In quel mondo chiunque è controllato e, se non in linea con le direttive, punito. Persino i sentimenti sono proprietà dello Stato e dal racconto di Harden emerge quanto sia alta la sua capacità di controllarli, imbrigliarli o, letteralmente, cancellarli.

Il giovane fuggitivo ne è un testimone. Lui che ha condannato a morte la sua stessa madre solo perché ha fatto quello che il regime gli aveva insegnato di fare: denunciare i traditori. Non importava qual era il rapporto che intercorreva tra il denunciante e il denunciato. Harden racconta di quanto fosse difficile per Shin, una volta fuori, contemplare sentimenti come la pietà e l’amore. Sensazioni che per lui non avevano alcun valore e a cui non riusciva ad attribuire una dimensione all’interno della sua nuova vita.

Attraverso la storia di Shin, quasi coetaneo del dittatore che lo teneva rinchiuso, si può anche capire l’assurdità di un Paese che pur di non vedere lesa la sua idea di superiorità, persegue con insistenza la strada dell’autarchia.

Un frammento dell’intervista di Harden a Chung Jung-hee, responsabile degli infermieri del centro per il reintegro dei rifugiati nordcoreani di Hanawon, in Corea del Sud, può chiarire l’impatto di una politica così miope.

“Il ‘problema alimentare’, come è spesso chiamato in Corea del Nord, non è confinato soltanto ai campi di lavoro, ma se ne vedono le conseguenze anche sui corpi di milioni di persone in tutto il Paese. I maschi adolescenti fuggiti nell’ultimo decennio sono in media tredici centimetri più bassi e pesano undici chilogrammi in meno rispetto ai loro coetanei cresciuti in Corea del Sud”.

 

Per questo ora il mondo ha paura. Il ragionamento è semplice. Se il capo di un Paese abbandona il suo popolo nella povertà per assecondare una sua visione, giustificare i suoi crimini e foraggiare la sua vanità, è facile pensare che sia disposto a sacrificarlo. Anche sotto il fuoco di una rappresaglia scatenata da una bomba nucleare sganciata su obiettivi occidentali. Prima fra tutti, l’America.

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