Chi è Francantonio Genovese, il deputato imputato passato a FI

Sicilia
Francantonio Genovese alla Camera durante il voto finale sul Decreto Lavoro, Roma 14 Maggio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Una carriera politica passata attraverso otto partiti e non pochi guai giudiziari. Già sospeso da tempo dal Pd, non si è mai dimesso dalla Camera nonostante i mesi in carcere e il processo che lo vede coinvolto

La notizia è di ieri sera: Francantonio Genovese, deputato siciliano, lascia il Pd per aderire a Forza Italia. Con lui anche l’altra deputata Maria Tindara Gullo e Franco Rinaldi (deputato regionale), da sempre legatissimi a Genovese (il secondo è anche il cognato). A celebrare il passaggio è stato un incontro tra Genovese e Gianfranco Miccichè, tornato commissario di FI in Sicilia dopo vent’anni dalla prima esperienza.

“È una decisione che era nell’aria e che non ci sorprende – ha commentato il segretario dem nell’isola, Fausto Raciti – certo, se il centrodestra intende iniziare la propria ‘ricostruzione’ in questo modo, direi che non è un buon inizio”. Il progressivo allontanamento di Genovese dal Pd è avvenuto infatti dopo i procedimenti giudiziari aperti a suo carico, che lo hanno portato prima all’arresto (autorizzato dalla Camera con il voto favorevole dei dem) e poi sotto processo.

Classe 1968, Genovese gode di un radicamento storico nell’enclave messinese della Dc, grazie al padre Luigi (senatore democristiano per oltre vent’anni) e al nonno Nino Gullotti (più volte ministro). Un giro d’affari che abbraccia diversi campi, dai traghetti alla formazione professionale, al settore immobiliare e alle telecomunicazioni. Un percorso politico che lo porta da Buttiglione a Renzi, passando per Cossiga e Fioroni, fino all’attuale approdo in Forza Italia. Una carriera nelle istituzioni fulminante, condotta a suon di preferenze, iniziata all’Assemblea regionale siciliana, passata per un paio d’anni trascorsi alla guida del comune di Messina e conclusa alla Camera dei deputati, dalla quale non si è mai dimesso nonostante i guai giudiziari che lo coinvolgono.

In estrema sintesi, la vita di Francantonio Genovese parla di tanti successi, coronati però da pesanti accuse da parte dei magistrati: associazione a delinquere, riciclaggio, peculato e truffa. Attualmente è sotto processo e, dopo 19 mesi trascorsi tra carcere e arresti domiciliari, è tornato da pochi giorni in libertà ma con obbligo di dimora.

Al centro del processo ci sono gli enti di formazione professionale che fanno riferimento più o meno direttamente allo stesso Genovese e a suoi familiari: Lumen, Aram, Ancol, ma anche altre. Nei faldoni dei magistrati sono contenute fatture considerate gonfiate, attraverso le quali le società vicine a Genovese acquistavano beni e servizi o fornivano prestazioni, il tutto prontamente rimborsato dai fondi pubblici erogati dalla regione Sicilia per la formazione professionale. L’accusa rivolta al deputato e ai suoi congiunti e coimputati è quella di essersi intascati la differenza tra le spese effettive e quelle rimborsate.

L’impegno politico di Genovese inizia a 18 anni, quando si iscrive al movimento giovanile della Dc. Con il passaggio al Ppi, si avvicina alle posizioni di Rocco Buttiglione, seguendolo al momento della scissione (1995) nella fondazione del Cdu, che si allea con il centrodestra. Il ritorno nell’alveo del centrosinistra avviene attraverso l’Udr di Francesco Cossiga, che sostiene la nascita del governo D’Alema (1999). Con la fine dell’Udr, torna ad aderire al Ppi, del quale è segretario provinciale, e quindi confluisce nella Margherita, sotto il cui simbolo entra nell’Assemblea regionale siciliana. Alle elezioni regionali del 2001 raccoglie 13.832 preferenze. Un numero destinato progressivamente a lievitare.

Nel 2005 diventa sindaco di Messina, ponendo al centro della propria campagna soprattutto la contrarietà alla nascita del Ponte sullo Stretto. Una posizione accusata di strumentalità, visto che lui stesso è azionista della principale società privata di traghetti che fanno la spola tra la Sicilia e la Calabria.

Prima di decadere dalla poltrona di primo cittadino, a causa di un ricorso presentato dal Nuovo Psi (il cui simbolo era stato escluso dalla scheda), fa in tempo a diventare il primo segretario regionale siciliano del Partito democratico, vincendo le primarie con l’85 per cento dei voti, e a farsi eleggere per la prima volta alla Camera dei deputati. Sempre nel 2008, però, subisce una battuta d’arresto nel tentativo di tornare a occupare la poltrona di sindaco di Messina, battuto al primo turno dal candidato del centrodestra Giuseppe Buzzanca.

Nelle travagliate vicende del Pd siciliano, Genovese si è inserito con la fondazione della corrente “Innovazioni”, da lui guidata insieme a Salvatore Cardinale e Nino Papania. Da quella posizione, manteneva una fitta rete di contatti in tutta l’isola, che lo portano a essere considerato punto di riferimento politico per molti dirigenti e amministratori della componente centrista.

A conferma di ciò, nel dicembre 2012 risulta il più votato in tutta Italia tra i candidati alle primarie per scegliere i parlamentari del Pd, con 19.590 preferenze. Un risultato che lo porta a confermare la propria poltrona a Montecitorio. Nel 2013, però, si conferma il rapporto politicamente complicato con il comune di Messina: il candidato a lui vicino, Felice Calabrò, viene battuto al ballottaggio da Renato Accorinti, un pacifista molto attivo nei movimenti contrari alla costruzione del Ponte.

Dopo le dimissioni di Bersani, con il quale si era schierato alle primarie del 2012, sostiene l’ascesa al vertice del Pd di Matteo Renzi. Un appoggio che mette più volte in imbarazzo l’attuale premier, come quando i renziani siciliani “della prima ora” non condividono la manifestazione a supporto della candidatura a sindaco di Calabrò (al contrario proprio del “rottamatore”, che invece preferisce riconoscere e aiutare quello che era stato il vincitore delle primarie).

Per il resto, Renzi fa ben presto a tagliare i ponti con Genovese, tanto che non ha nessuna difficoltà a dare indicazione di voto al proprio partito a favore dell’autorizzazione d’arresto richiesta dai magistrati sulla base delle pesanti accuse rivolte al deputato siciliano, non ravvisando fumus persecutionis. Progressivamente, il Pd messinese viene “de-genovesizzato” a cominciare dalla sospensione del deputato fino ad arrivare all’attuale commissariamento del partito, affidato al membro della segreteria nazionale Ernesto Carbone. Il quale, dopo che il capogruppo forzista alla Camera ha definito il passaggio di Genovese tra le sue file “un fatto politicamente importante che accogliamo con favore”, ha commentato: “Noi sospendiamo alcune persone e Brunetta le accoglie a braccia aperte. Ecco questa è la differenza tra Pd e FI”.

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