Chi è Alfio Marchini, dalle origini comuniste all’abbraccio con Berlusconi

Roma
Un momento dell'incontro del candidato sindaco di Roma Alfio Marchini nella sede della Stampa Estera per la presentazione del suo programma elettorale. Roma, 11 aprile 2016. ANSA/ Domenico Palesse

Un “libero dai partiti” che con la politica di sinistra e di destra ha sempre avuto a che fare

Cinquantuno anni, nato da una famiglia di costruttori storicamente vicina al Pci (il nonno fu l’omonimo partigiano che guidò la Resistenza nella Capitale), dal 1989 è a capo dell’azienda di famiglia e la guida fuori dal ristretto ambito dell’edilizia per entrare in quelli di finanza, energia, servizi. Ma le vesti dell’imprenditore stanno stretti ad Alfio Marchini, che ha ereditato il pallino della politica.

Surfando abilmente tra l’impegno civico e una strizzata d’occhio a sinistra (sul suo sito scrive: “Anche se non ho mai votato per il Pci, ho sempre rispettato e ammirato l’autenticità della loro fede politica”), Marchini entra nel 1994 prima nel cda della Rai e poi diventa presidente della concessionaria di pubblicità dell’azienda di Stato Sipra. L’incarico in Rai, però durerà meno di un anno: la lottizzazione delle cariche da parte del centrodestra (allora maggioranza) lo porta a scontrarsi con il governo Berlusconi e a lasciare il cda.

È socio fondatore di ItalianiEuropei, la fondazione presieduta da Massimo D’Alema. Ma nel suo curriculum vanta anche l’impegno nel Board internazionale dello Shimon Peres Center for peace (è anche presidente del Board italiano) e la partecipazione alla fondazione di italiadecide.

Sul piano professionale, è stato amministratore delegato di Roma Duemila s.p.a., società del gruppo Ferrovie dello Stato che ha promosso la ‘cura del ferro’ in vista del Giubileo del 2000. È stato membro del cda di Banca di Roma, quindi di Capitalia e – dopo la fusione – di Unicredit.

Nella sua vita, fatta anche di due separazioni e cinque figli, non manca l’impegno sportivo: giocatore di polo nella Loro Piana Blue Team, è stato anche capitano della Nazionale italiana.

La ‘discesa’ diretta in politica risale alle elezioni amministrative del 2013. La prima idea era quella di partecipare alle primarie del Pd, ma poi sceglie la strada autonoma, con le liste civiche Alfio Marchini sindaco e Cambiamo con Roma. La sua popolarità cresce anche grazie all’apparizione sui social di un simpatico fake, Arfio, che per tutta la campagna (e anche dopo) irride il suo slogan #RomaTiAmo e i suoi modi un po’ chic.

 

 

In tutto, ottiene 114mila voti (9,48%), piazzandosi quarto dopo Ignazio Marino, Gianni Alemanno e il grillino Marcello De Vito ed entrando nell’Assemblea capitolina insieme ad altri due candidati della sua lista.

Marchini non demorde e ci riprova. Prima partecipa alle dimissioni in massa dei consiglieri che determinarono la caduta di Marino. Quindi annuncia subito la propria ricandidatura, dichiarandosi ancora una volta “libero dai partiti” ma stavolta cercando sponde a destra. Su di lui convergono subito il Ncd di Alfano e i Conservatori e riformisti di Fitto. Berlusconi nell’ottobre scorso lo lancia come candidato unitario del centrodestra in un’intervista a Repubblica, ma Meloni e Salvini impongono lo stop. Poi scoppia il caos che conosciamo e dal quale l’ex Cavaliere viene fuori solo oggi – a ridosso della presentazione delle liste – con la consueta mossa a sorpresa, che poi tanto a sorpresa non è.

Così come nel 1994 la candidatura di Fini portò alla nascita del centrodestra, oggi quella di Marchini potrebbe spaccarlo definitivamente.

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