Chi è Alberto Vacchi, il candidato con un identikit cosmopolita

Confindustria
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Visto come il candidato della discontinuità, che tanto piace alla Fiom e a Romano Prodi, il bolognese Alberto Vacchi possiede una multinazionale da quasi un miliardo di fatturato, la Ima, azienda leader nella produzione di macchine automatiche. È una persona con un identikit cosmopolita: si occupa di macchine per il packaging del tabacco e della farmaceutica, una nicchia di […]

Visto come il candidato della discontinuità, che tanto piace alla Fiom e a Romano Prodi, il bolognese Alberto Vacchi possiede una multinazionale da quasi un miliardo di fatturato, la Ima, azienda leader nella produzione di macchine automatiche. È una persona con un identikit cosmopolita: si occupa di macchine per il packaging del tabacco e della farmaceutica, una nicchia di cui è uno dei leader mondiali. Rilevante è il fatto che la sua azienda sia quotata in borsa (sarebbe uno dei pochissimi presidenti nella storia di Confindustria con un’azienda presente a Piazza Affari). Un bell’esempio, visto che si parla sempre più spesso di aziende che devono crescere e quotarsi. Vacchi, inoltre (elemento che lo contraddistingue dagli altri candidati) finora non si è caratterizzato per un atteggiamento aggressivo nei confronti dei sindacati. Anzi, mette in campo una strategia molto collaborativa: basti pensare che nella sua azienda la Fiom rappresenta addirittura la stragrande maggioranza dei lavoratori. Insomma, non può considerarsi certo un falco e non a caso è ben visto dalla Bologna che conta. In un’intervista al Corriere della Sera, alla domanda “si siederebbe a un tavolo con Cgil, Cisl, Uil?” ha risposto cosi: “L’ho sempre fatto, sia nella mia azienda sia come presidente di Unindustria Bologna. Mai, però, sarei pronto a chiudere un accordo per forza, a qualunque costo”.

Secondo Vacchi, quello di cui ha più bisogno il Paese, se vuole tornare a crescere e a distribuire ricchezza, è il recupero di produttività. “Nessuno vuole attaccare diritti fondamentali – sottolinea ancora al quotidiano di via Solferino a proposito della concertazione con le parti sociali – ma è certo che con il sindacato serve un dialogo molto più evoluto”. Per l’imprenditore bolognese, poi, l’avversario è un mercato in cui la solitudine si paga e le imprese italiane, con le loro dimensioni piccole o medie, potranno vincere soltanto se le loro tante, puntiformi eccellenze saranno aiutate a fare sistema. In questo quadro, è l’idea di Vacchi, un aiuto dovrà arrivare proprio da Confindustria, che dovrà accettare il processo di cambiamento per tornare a essere il motore della politica industriale.

I 6 punti del programma elettorale di Vacchi

Costruzione di un’agenda partecipata coinvolgendo i territori, evoluzione del sistema industriale verso il mondo digitale, politiche industriali che non facciano differenze tra piccole e grandi imprese. Formazionericerca e innovazione ma anche comunicare il ruolo dell’impresa nella società. E ancora, relazioni industriali che mettano al centro le esigenze dell’impresa per il recupero della competitività. Sono questi i punti chiave del programma illustrato da Alberto Vacchi. Nella relazione durante la presentazione del suo programma, avvenuta lo scorso 17 marzo, l’imprenditore bolognese ha parlato dell’esigenza di “un meticoloso piano di politica industriale, che miri a valorizzare l’esistente, a investire sulla formazione per il capitale sociale del futuro, ad attrarre nuove multinazionali”. Una parola chiave su cui ha posto l’accento è stata la sostenibilità: “è un must per la qualità del Paese, ma altresì una opportunità di sviluppo per tutti. I servizi di efficienza energetica ed ambientali, sono una filiera di eccellenza italiana nello scenario europeo, e pertanto una straordinaria opportunità di creazione di indotto ed occupazione”. È poi necessario rimettere a nuovo l’Italia: “Per le infrastrutture – ha spiegato Vacchi – e le grandi opere utili e sostenibili, vogliamo dire la nostra, vogliamo dare il nostro contributo e in particolare per il Sud credo sia opportuno promuovere un tavolo permanente per le infrastrutture”.

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