Chi di fango ferisce… Cosa succede quando gli schizzi arrivano al Movimento

M5S
Il vicepresidente della Camera e membro del direttorio M5s, Luigi Di Maio, durante l'evento di chiusura della campagna elettorale di Virginia Raggi, Ostia (Roma), 17 giugno 2016. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Un articolo accusa Di Maio di contatti con Monti e la Trilaterale. I Cinquestelle smentiscono e querelano, ma il danno ormai è fatto

Lo diciamo subito: quella che stiamo per raccontare è una brutta storia. Fatta di indiscrezioni non confermate, notizie che hanno dell’incredibile, vendette personali e faide interne. E però, al di là dei contenuti, è anche una storia che dimostra come quella che viene propagandata da qualcuno come “libertà” possa finire per il ritorcersi contro gli stessi che l’hanno promossa e ampiamente utilizzata in passato. E allora può fare molto male.

Tutto parte da un articolo pubblicato su glistatigenerali.com a firma di Marco Gaiazzi, nel quale si ipotizzano – citando “fonti interne molto vicine ai vertici del Movimento” – presunti incontri di Luigi Di Maio con l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis e perfino con Mario Monti e i rappresentanti della Trilateral Commission. Appuntamenti che avrebbero influenzato la linea del M5S sull’Europa, oltre ad accreditare il vicepresidente della Camera presso i cosiddetti ‘poteri forti’ tanto osteggiati dal Movimento.

L’articolo è stato rilanciato da Byoblu, al secolo Claudio Messora, blogger che un tempo curava la comunicazione cinquestelle al Senato, prima, e al Parlamento europeo, poi. Il tutto finché la Casaleggio Associati ha bruscamente interrotto il rapporto di lavoro, provocando un cambio di rotta dello stesso Messora, che oggi è uno dei fustigatori sulla rete del M5S, reo ai suoi occhi di aver perso la purezza delle origini.

Un attivismo che ha provocato in questa occasione perfino una querela del Movimento rivolta all’ex collaboratore. “Non possiamo accettare – scrive l’ufficio comunicazione del M5S – che i lettori dei post pubblicati da Messora, e i nostri attivisti, vengano allarmati per cose che non sono vere, e disinformati dalle fantasiose ricostruzioni che vi sono riportate con l’intento di ledere la nostra credibilità di portavoce e di infangare tutto il M5S”. Le ricostruzioni di Gaiazzi, rilanciate da Byoblu, sono state naturalmente smentite.

A questo punto, spetterà al Tribunale stabilire chi ha ragione. In questa sede, comunque, diventa perfino poco importante. Quello che è interessante sottolineare è, da una parte, la svolta querelantizzante del Movimento, di cui anche qui a Unità.tv abbiamo avuto sentore. Dall’altra parte, c’è il sintomo di un clima sempre meno sereno nella galassia cinquestelle. Chi ha riferito quelle indiscrezioni, soprattutto se sono false, avrà avuto interesse a colpire la leadership di Luigi Di Maio. E, al contempo, a solleticare gli animi degli attivisti più intransigenti, rappresentati ai più alti livelli da Roberto Fico e da una buona parte del gruppo dei senatori.

Illazioni come quelle qui raccontate, faranno poco male a un M5S che ormai viaggia su percentuali di consenso intorno al 30%. E però rischiano di lederne la credibilità, di instillare dubbi nei fedelissimi della prima ora. Di screditare un aspetto della comunicazione cinquestelle, che rimane ancora forte tra i più attivi on line: quello del sospetto, del dubbio, della cattiveria gratuita. Che non può funzionare sempre solo quando colpisce gli altri.

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