Chef Barbieri: “Masterchef è come la vita: una competizione educativa”

Televisione
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Stasera va in onda la seconda puntata di Junior Mastechef Italia. Abbiamo fatto qualche domanda allo chef Barbieri sulla sua esperienza con i più piccoli, sul senso delle trasmissioni gastronomiche e sulle polemiche che alcune volte questo tipo di programmi generano

Elegante, pacato ma incisivo, uomo di mondo: Bruno Barbieri, oltre ad essere lo chef più stellato d’Italia, è uno che si è fatto le ossa da giovanissimo come aiuto cuoco sulle navi da crociera, assecondando, appena dopo aver conseguito il diploma all’Istituto Alberghiero di Bologna, l’istinto di salpare verso altri lidi e altri sapori.
Oggi è un personaggio televisivo molto noto; stasera, per esempio, lo vedremo in azione su SKY UNO, nei panni di giudice di piccoli aspiranti cuochi nella trasmissione Junior Masterchef Italia.

Salve chef Barbieri.
Prima Masterchef Italia, iniziato nel 2011, poi l’esperienza di Junior Masterchef: ma è più facile avere a che fare con gli adulti o con i bambini?
Salve! Credo sia più facile con i ragazzi, per un semplice motivo: non fanno TV, vengono per divertirsi, lo vivono come un gioco e se ne ritornano a casa sereni e senza problemi; lo prendono come uno stimolo e imparano molte cose. Per gli adulti invece è diverso, c’è chi viene per passione ma anche chi viene per fare televisione, per quell’attimo di notorietà, quel momento di gloria che grazie ai social net0140U96A0211_0140-1work perdurerà a lungo

E di attimi di gloria il piccolo schermo è molto prodigo: Junior Masterchef è solo una dei tanti format di cucina che vanno in onda nel nostro paese. Negli ultimi anni il successo di queste trasmissioni ha rimodellato i palinsesti televisivi di tutto il mondo e oggi questo tipo di programmi abbondano. Non c’è il rischio di inflazione?
Tutto diventa inflazionato: abbiamo visto negli ultimi anni tanti programmi quasi uguali su tutte le reti: mi sembra una deriva inevitabile ma non costituisce un problema. Noi per esempio trattiamo un argomento, il cibo, che piace alla gente: direi che con tutti i problemi che ci sono oggi nel mondo un po’ di leggerezza non fa mai male: provi ad immaginare se avessimo una televisione che parlasse solo di politica…

Junior Masterchef è una trasmissione molto amata, ma c’è anche chi sostiene che dietro ai bambini, troppo spesso, ci siano le ambizioni di genitori pressanti. Lei come si pone di fronte a questa critica?
Io sono convinto che invece Masterchef sia una trasmissione educativa: i programmi di cucina non sono mai volgari, non sono mai trash, raccontano la materia, raccontano l’eccellenza del nostro paese. C’è qualcuno che la pensa diversamente, altrimenti sarebbe un mondo molto piatto, ma è innegabile che ragazzi arrivino da noi con una conoscenza del cibo più ristretta rispetto a quella che hanno quando escono; molti come contorno mangiano solo le patate, peraltro fritte, e magari se ne vanno dopo aver assaggiato la cicoria, le rape, i carciofi, la borragine, le foglie del te, lo zenzero, il cumino: si amplia la loro visione del cibo e quindi la loro cultura.
Per il resto c’è da dire che la vita è una gara, la scuola è una gara, Junior Masterchef è una gara: sana competizione.

Borghese ed Esposito da una parte, Cracco, Bastianich e Cannavacciuolo dall’altra. Qual è la squadra di giudici con la quale va più d’accordo?
Vado d’accordo con tutti. Io sono uno che si adatta alle persone, socializzo bene, faccio divertire, rompo le scatole ma so stare anche al mio posto. Credo che entrambe le squadre non potrebbero fare a meno di Bruno Barbieri. Ma dovrebbe chiederlo a loro!

La vediamo a Junior Masterchef, Masterchef Italia, Quelli che il Calcio: per funzionare in televisione basta essere uno chef di primo piano o ci vogliono anche altre doti?
Sicuramente servono anche altre doti, non basta essere eccelsi nel proprio lavoro; ma la cosa più importante di tutte è raccontare una storia vera, raccontare se stessi sempre ed essere credibili: se non sei credibile il talento non basta.

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