“Che la stella protegga il tuo viaggio”. Gianmaria Testa, storia della musica d’autore

Musica
L'imputato di istigazione a delinquere per un paio di interviste sulla questione Tav, lo scrittore Erri De Luca, con il cantautore Gianmaria Testa, durante l'udienza del processo a suo carico presso il Palazzo di Giustizia, Torino, 20 Maggio 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

I luoghi, gli amici, i temi del cantautore scomparso

La prima volta che ho visto Gianmaria Testa è stato tanti tanti anni fa, in una stanzetta di un appartamento privato, a Fossano, in provincia di Cuneo. Io ero una ragazzina e lui poco di più. Stava provando con i compagni di un gruppo che si chiamava Quattro storie e un pezzo di carta le canzoni dell’imminente concerto.

“Non le conoscevo queste canzoni di De Gregori”. Io avevo quindici anni e Gianmaria ne era l’autore. Ne ricordo due, in particolare. Una si intitolava La cagna e faceva pressapoco così: “L’ho sentita contrattare la sua voce era sicura mi sarei fermato anch’io però avevo un po’ paura”. “Pelo lungo naso lungo”, la cagna era un’irriverente e affettuosa metafora del mestiere più antico del mondo che “con due scopate al giorno mangia beve e tira avanti”. L’altra era dolcissima e si intitolava Canzona delle monache: canzona, proprio con la ‘a’, e a ripensarci adesso ricordava le liriche degli chançonniers medievali. “Deh gustate le parole de ste povere figliole … quanto son gravi tormenti alle povere monachelle nel vedere questi ornamenti di codeste dame belle”.

Le piazze erano quelle del Piemonte, del Cuneese in particolare, già intervallate dalle prime puntate in Francia, a Grenoble, Lione, o La Tour du Pin, un paesino dove il gruppo era di casa.

La Francia sarebbe divenuta molto presto una piazza di reciproca elezione, e in Francia Gianmaria avrebbe prodotto il suo primo album Montgolfières, dopo la vittoria per due volte consecutive al Festival di Recanati, dedicato ai nuovi cantautori. Erano il ’93 e ’94 e pochi mesi dopo si esibiva all’Olympia, prima di una tournée che lo avrebbe portato fino in Canada.

Il resto è già storia della musica d’autore, nove album (a random cito Il valzer di un giorno, Da questa parte del mare, Vita mia), collaborazioni con musicisti come Gabriele Mirabassi, Paolo Fresu, Enrico Rava, Enzo Pietropaoli, Stefano Bollani, e parole che raccontano di amore, guerra, migrazioni di ieri e di oggi.

Mi piace ricordare il concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, in cui Gianmaria, voce e chitarra, era parte del quartetto composto da Piero Ponzo al clarinetto e sax, Nicola Negrini al contrabbasso e Philippe Garcia alla batteria, o quello insieme a Erri De Luca con Chisciotte e gli invincibili, uno spettacolo “nato attorno a un tavolo – raccontarono – tra un bicchiere di vino e una fetta di formaggio”.

Quella volta erano in sala Petrassi di fronte a circa settecento spettatori, ma i due si sarebbero trovati spesso, in situazioni più intime e defilate. Una volta è successo a Treiso il 25 aprile 2010. In un paesino delle Langhe, già teatro di resistenza in cui ogni anno l’Anpi celebra la Liberazione, Gianmaria Testa e Erri De Luca: parole, chitarra, ricordi. Tra tutti una canzone, vera e propria chicca composta musica e parole da un casertano doc per un piemontese doc, che ha cantato in napoletano. Na stella di Fausto Mesolella per Gianmaria Testa.

E stamattina dalla sua pagina Facebook Fausto saluta l’amico così: “… che la stella protegga il tuo nuovo viaggio… grazie per tutto quello che ci hai regalato…”.

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