Che cosa perdono i cittadini britannici con la Brexit

Brexit
Farage ge al voto
United Kingdom Independence Party leader, Nigel Farage, gestures as he arrives to cast his vote in Biggin Hill, south eastern England, Thursday, June 23, 2016, as voters head to the polls across the UK in a historic referendum. Voters in Britain are deciding Thursday whether the country should remain in the European Union  a referendum that has exposed deep divisions over issues of sovereignty and national identity. (Gareth Fuller/PA via AP)  UNITED KINGDOM OUT  NO SALES NO ARCHIVE

Roaming telefonici, voli più cari, mancata libertà di circolazione: che cosa vuol dire per la Gran Bretagna uscire dall’Unione europea

Che cosa perde in concreto un cittadino inglese con la vittoria del “Leave“? E’ questa la domanda che tutti i cittadini inglesi si stanno facendo, soltanto ora. La risposta non è semplice, visto che non ci sono precedenti ed è proprio questa imperscrutabilità a generare molta preoccupazione, non solo in Gran Bretagna ma in tutta Europa.

Ciò che sappiamo con certezza è che, secondo i Trattati dell’Unione, ci vorranno almeno due anni per rinegoziare tutti i trattati commerciali ed economici, che ovviamente dovranno decadere, e le conseguenze avranno un peso, vediamo quale.

COMMERCIO E FUGA DI CAPITALI

Alcune 34 delle maggiori aziende multinazionali francesi, da Airbus a Michelin, da Danone ad Air France, hanno fatto pubblicare sui maggiori quotidiani britannici (il Sun, il Times e il Telegraph) una sorta di “lettera d’amore” nella quale implorano gli “amis britanniques” di votare ‘Remain‘. “We love you, but we are in business not just in love” (“Vi amiamo ma siamo anche in affari e non solo innamorati). La Bretagna è grande. Ma perché resti attraente per le imprese avete bisogno degli ingredienti di questa grandezza: accesso al mercato e libero commercio. Per voi, per noi, per noi tutti: per favore, non andatevene”. L’OCSE è esplicitamente scesa in campo per condannare l’ipotesi Brexit, che sarebbe un dramma non solo per il Regno Unito ma anche per l’economia europea e anche la Confederation of British Industry  ha dichiarato la sua contrarietà. Non è un segreto infatti che la crescita economica nel Regno Unito non sia brillante, e certamente non aiuterebbero eventuali dazi e norme protezionistiche.

Tra le maggiori preoccupazioni c’è anche il rischio di fughe di capitali verso paesi come l’Irlanda o il Lussemburgo per beneficiare del mercato interno europeo, un’ipotesi che farebbe fuggire oltre a molti soldi anche parecchi lavoratori del settore.

Capitolo a parte lo occupa la Borsa e il valore della sterlina. A lungo termine non si sa cosa succederà ma nell’immediato i pronostici sono abbastanza prevedibili. Secondo l’imprenditore George Soros intervistato dal Guardian ci si deve aspettare un “Venerdì nero” peggiore di quello accaduto dopo l’uscita dal meccanismo di cambio nel 1992. La maggior parte degli elettori si ritroverà “decisamente povera“, ha aggiunto Soros. “Troppi pensano che un voto per uscire non avrà effetti sulle loro finanze personali. Questo è solo un auspicio. Se il Regno Unito lascia l’Ue, ci sarà almeno un effetto molto chiaro e immediato che toccherà ogni famiglia: il valore della sterlina scenderà precipitosamente“, ha detto Soros, non lasciando spazio ad alcun beneficio legato alla svalutazione, vista la fragilità dell’economia inglese.

LIBERA CIRCOLAZIONE E TURISMO

Il più forte cambiamento per i cittadini UK è però la perdita del diritto alla libera circolazione. La Gran Bretagna e in particolare Londra, sono una delle mete più attrattive per il mercato del lavoro, soprattutto giovanile, e per il turismo. I giovani europei, abituati a spostarsi con facilità e a prezzi irrisori grazie alle compagnie low cost, dovranno invece munirsi di visto. Ciò comporterebbe file e controlli in entrata (agli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie, pensiamo al treno Parigi – Londra), ma anche difficoltà di permanenza sul territorio inglese per tutti quelli, e sono tantissimi, in cerca di un lavoro (pensiamo agli italiani occupati in massa nel settore della ristorazione).

Ma non solo, si preannunciano tempi duri anche per il turismo. Andrew Swaffield, ceo di Monarch Group, avverte che un’uscita dall’Europa “molto probabilmente porterebbe a un aumento delle tariffe e a un calo dei voli tra paesi dell’Unione e Uk”. Questo perché il settore si troverebbe in un limbo, con regole incerte che potrebbero mettere a repentaglio la libera circolazione dei viaggiatori e “colpire il flusso” economico generato dal turismo. Stessa preoccupazione viene espressa  dall’associazione degli agenti di viaggio inglesi, che dicono: “Nessuno sa con certezza che cosa succederà dopo il referendum. Ma è già possibile affermare che le relazioni esistenti tra Gran Bretagna ed Europa impatterà sui viaggiatori e sul turismo britannico”. Un boomerang imperdonabile.

ROAMING

Da poco l’Unione europea ha armonizzato le spese fra operatori telefonici, in vista del 2017, quando saranno del tutto azzerate. Ovviamente questo vale soltanto per i paesi membri, per i consumatori britannici da oggi le chiamate saranno molto più salate così come la navigazione su internet all’estero e in generale tutti i servizi di telefonia. Anche i turisti e i manager che si trovano nel Regno Unito rischiano di dover pagare un roaming molto caro.

CALCIO E SPORT

Proprio in questi giorni si stanno disputando gli Europei di calcio in Francia, che cosa succederebbe allo sport inglese se la Gran Bretagna decidesse di abbandonare l’Europa?

Ce lo spiega David Beckham che, in vista del referendum,  si schiera, con un post su Facebook, senza riserve per il “Remain”. “Ho giocato i miei migliori anni nel club della mia infanzia, il Manchester United. Sono cresciuto con un nucleo di giovani britannici, tra cui Ryan Giggs, Paul Scholes, Nicky Butt e i fratelli Brothers” che si sono aggiunti a un gruppo di “esperti giocatori britannici, come Gary Pallister, Steve Bruce e Paul Ince”. La squadra, aggiunge Beckham, “avrebbe potuto andare avanti vincendo trofei, ma siamo diventati migliori e di maggiore successo grazie a un portiere danese, Peter Schmeichel, alla leadership di un irlandese, Roy Keane, e alle qualità di un francese, Eric Cantona“.  E ancora: “Ho avuto anche il privilegio di giocare e vivere a Madrid, Milano e Parigi, con compagni di squadra da tutta Europa e del mondo. Queste grandi città europee e i loro fan appassionati hanno accolto me e la mia famiglia e ci hanno dato l’opportunità di godere delle loro culture e persone uniche e stimolanti. Ho vissuto in un mondo vibrante e connesso in cui, insieme come popolo, siamo forti. Per i nostri figli e i loro figli dovremo affrontare i problemi del mondo insieme e non da soli. Per queste ragioni – conclude – voterò per il Remain“.

MODA E CINEMA

Anche il settore della moda e del cinema esprimono la loro preoccupazione. Uscire dall’Europa vuol dire dover rinunciare a finanziamenti Ue, indispensabili per poter girare, così come le restrizioni sulla libertà di circolazione potrebbero limitare la possibilità di lavorare con e all’estero. Oltre 2,2 milioni di persone lavorano nell’industria creativa e digitale in Gran Bretagna, una chiusura del mercato metterebbe a rischio un terreno molto florido. Tanti gli attori che si sono pubblicamente schierati a favore da Jude Law a Keira Knightley ma anche la designer di moda Vivienne Westwood e il regista Richard Curtis.

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