Charlie Hebdo un anno dopo. Hollande: “La Francia è in guerra, ma non siamo soli”

Terrorismo
epa05091328 French President Francois Hollande pays his respects to the representatives of all the forces during the 2016 new year wishes to the French security forces in Paris, France, 07 January 2016. The question of how secure France was to be the focus of his speech to commemorate a year since the deadly Islamist attacks against satirical newspaper Charlie Hebdo.  EPA/ETIENNE LAURENT

Era il 7 gennaio 2015 quando i fratelli Said e Cherif Kouachi fecero irruzione nell’edificio di rue Nicolas Appert 10 uccidendo otto persone della redazione

Un anno dopo l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, una Francia con le ferite ancora aperte per gli attentati dello scorso 13 novembre oggi ricorda quel 7 gennaio 2015. Un anno fa i fratelli Said e Cherif Kouachi fecero irruzione nell’edificio di rue Nicolas Appert 10 in cui lavoravano i disegnatori e i grafici del settimanale satirico e uccisero otto persone nella redazione e altre fuori dal palazzo, dando il via così a una tre giorni di terrore nella capitale francese con un bilancio finale di 12 morti e diversi feriti.

L’attacco era stato poi rivendicato da Al Qaeda e fece nascere nel Paese una serie di inquietanti punti interrogativi sulla minaccia jihadista cresciuta nelle periferie francesi e poi coagulata sotto le insegne di gruppi estremisti internazionali, compreso l’Isis.

Nei giorni scorsi il presidente francese insieme al sindaco di Parigi Anne Hidalgo aveva scoperto una targa in memoria delle vittime sul palazzo dove si trovava la redazione, nell’undicesimo arrondissement dove poi si sono tenuti anche gli attentati dello scorso 13 novembre. La lapide era stata immediatamente ricoperta a causa di un errore nel nome di una delle vittime, errore che ha suscitato diverse polemiche ma che è stato immediatamente corretto. Anche la redazione di Charlie Hebdo ha ricordato il tragico attentato con una copertina che ha fatto nuovamente discutere.

Oggi, invece, il presidente francese François Hollande ha parlato a un raduno delle forze anti-terrorismo nel quartier generale della polizia, a Parigi, a sottolineare l’emergenza sicurezza in cui la Francia vive, un anno dopo Charlie, due mesi, quasi, dopo la strage alla sala concerti parigina Bataclan e gli attacchi coordinati.

“Siamo qui per gratitudine a quei poliziotti, gendarmi, pompieri che hanno fatto il possibile per neutralizzare quegli attentati terroristici e che si sono assunti allora, e continuano a farlo ogni giorno, dei rischi per evitare nuove vittime. Si tratta di compatrioti fantastici” che si sono adoperati e si adoperano affinché “ogni francese possa vivere libero, fedele ai principi repubblicani della nostra patria” ha detto il presidente francese. “Ecco perché siamo qui” ha aggiunto. Contro il terrorismo sono stati raggiunti risultati importanti, ha detto ancora Hollande, ma “il terrorismo non è finito, la minaccia è forte e viva non solo in Francia ma anche fuori dai confini nazionali”.

“Siamo in guerra – ha proseguito Hollande – in una guerra contro un’organizzazione criminale che ha una rete molto forte che va combattuta tutti assieme. E la Francia non combatte da sola”.

Parigi ha già ottenuto un sistema più preciso sui controlli, ma il presidente francese ha annunciato ulteriori misure antiterroismo: “Alla fine di questo mese il Parlamento Ue permetterà di attuare sistemi più accurati rispetto a Schengen”. In Francia, inoltre, è previsto un pacchetto di riforme per inasprire le leggi contro il crimine organizzato e il terrorismo che include, tra le altre cose, regole di ingaggio più flessibili per le forze di polizia e maggiori poteri in termini di fermi e perquisizioni.

Vedi anche

Altri articoli