Cgil, ecco il nuovo Statuto (con articolo 18) per dipendenti e autonomi

Dal giornale
Il segretario della Cgil Susanna Camusso 

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il Direttivo oggi e domani darà il via libera alla consultazione sui referendum

Una due giorni – delicata e dall’esito non scontato – per varare il nuovo Statuto dei lavoratori, con un occhio – prioritario – alla proposta unitaria con Cisl e Uil di riforma del modello contrattuale. Il direttivo Cgil di oggi e domani discuterà il documento con cui il sindacato guidato da Susanna Camusso vuole tornare nel gioco politico. Se il Jobs act ha cancellato diritti in cambio della flessibilità per aumentare l’occupazione, la Cgil rilancia proponendo un nuovo Statuto dei lavoratori che ricostruisca una nuova “Costituzione” che superi la storica dicotomia fra lavoro dipendente e autonomo. Il sindacato, tacciato di difendere solo i diritti acquisiti dei lavoratori dipendenti (considerati dai suoi detrattori come privilegi), punta dunque a dare diritti a chi oggi non li ha: i freelance, le partite Iva, i precari di tutti i tipi.

In quest’ottica il tema più delicato è quello dell’articolo 18 quasi totalmente cancellato nel nuovo contratto a tutele crescenti che col Jobs act ha sostituito il contratto a tempo indeterminato: nella bozza in possesso de l’Unità si prevede la «reintegrazione in tutti i casi di nullità» del licenziamento individuale o collettivo.

Già il Direttivo del 6 novembre aveva fissato «la consultazione straordinaria degli iscritti che si terrà dal 15 gennaio alla fine di febbraio, che proporrà gli stessi quesiti in tutte le assemblee: l’approvazione della proposta di legge del Nuovo Statuto e sulla condivisione se sostenere, in via eccezionale e straordinaria, la proposta di legge con specifici quesiti referendari». E’ molto probabile che oggi e domani venga deciso di allungare la consultazione fino a marzo. Un modo per prendere tempo per poter valutare – tramite la consulta giuridica della Cgil, la stessa che ha messo a punto il testo – quali conseguenze abbia il testo sulla legislazione attuale. Il Nuovo Statuto- dopo essere stato discusso con gli altri sindacati e i partiti – sarà trasformato in una proposta di legge popolare sulla quale raccogliere le firme dei cittadini. Alcuni giuristi sostengono che la valenza di legge di questo testo – se fosse approvato, possibilità alquanto remota, almeno con questo Parlamento – renderebbe inutili i quesiti referendari abrogativi del Jobs act. Ma comunque il dispositivo del Direttivo manterrà che le assemblee dei lavoratori dovranno dare il via libera – contestato dalla “destra” della Cgil (Fillea in primis) e invece appoggiato dalla Fiom – alla possibilità di preparare i quesiti referendari sul quale raccogliere le firme e che comunque – a differenze dei quesiti proposti da “Possibile” di Civati – andrebbero al voto nel 2017 con le modifiche previste dalla riforma costituzionale: 800mila firme invece delle attuali 500mila, ma senza quorum.

Nello specifico i 26 articoli della bozza in possesso de l’Unità prevedono, all’articolo 1, l’applicazione «a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori titolari di contratti di lavoro subordinato e di lavoro autonomo, anche nella forma di collaborazione coordinata e continuativa ed anche occasionale». L’articolo 3 è intitolato “Diritto ad un lavoro decente e dignitoso”, il 4 fissa che «tutti i lavoratori hanno diritto a condizioni contrattuali chiare e trasparenti formulate per iscritto»: in caso opposto è previsto «un risarcimento». L’articolo 5 prevede il “Diritto ad un compenso equo e proporzionale” in riferimento «alla quantità e qualità del lavoro svolto» con «compenso non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi». L’articolo 12 vieta «i controlli a distanza».

 

Foto Ansa – Massimo Percossi

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