C’era una volta la grandeur di Air France: le ragioni della crisi

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A shirtless Xavier Broseta (C), Executive Vice President for Human Resources and Labour Relations at Air France, is evacuated by security after employees interrupted a meeting with representatives staff at the Air France headquarters building at the Charles de Gaulle International Airport in Roissy, near Paris, France, October 5, 2015. Air France confirmed in a meeting with staff on Monday that it plans to cut 2,900 jobs by 2017 and shed 14 aircraft from its long-haul fleet as part of efforts to lower costs, two union sources said.    REUTERS/Jacky Naegelen TPX IMAGES OF THE DAY

Cosa c’è dietro le proteste dei lavoratori della compagnia francese?

Un piano lacrime e sangue per salvare quella che fino a pochi anni fa era la compagnia regina dei cieli europei. Una cura iniziata nel 2012 con prospettive di rilancio che non si sono però mai concretizzate. Una situazione che fa impressione se si pensa che solo sette anni fa Air France, dopo la fusione con Klm, era pronta all’acquisizione e al salvataggio di una disastrata Alitalia.

Cosa prevede il piano contro il quale si sono scatenate le proteste dei lavoratori?

– Riduzione del personale di 2.900 unità. Gli esuberi sono così distribuiti: 1.700 tra il personale di terra, 900 assistenti di volo, 300 piloti.

– Taglio della flotta lungo raggio con una diminuzione degli aerei dai 107 di oggi ai 93 del 2017

Chiusura delle rotte: sempre entro il 2017 verranno chiuse 5 rotte e 35 frequenze settimanali lungo raggio

Errori strategici, pessime relazioni sindacali, incapacità di affrontare le sfide del presente e del futuro: Air France oggi è la “cenerentola” dei cieli del Vecchio Continente, stretta nella morsa delle low cost in Europa, della ripartenza di Lufthansa e Iag (British Airways + Iberia) e della spietata concorrenza delle nuove compagnie del Golfo sul lungo raggio.

– Low cost, questione di strategia. Air France paga l’errore strategico di aver sottovalutato l’impatto di Ryanair e EasyJet sul breve e medio raggio. Dieci anni fa le due compagnie coprivano il 16% delle tratte continentali, oggi il 40%. Una crescita enorme a cui Lufthansa e Iag hanno fatto fronte introducendo a loro volta vettori low cost (Germanwings che diventerà Eurowings e Vueling). A dire il vero anche Air France aveva provato a trasformare Transavia nel concorrente transalpino di Ryanair e EasyJet ma non fu in grado di superare le ostilità di sindacati e lavoratori.

Le tigri del Golfo e la crescita di Turkish. Il mercato più redditizio, negli ultimi anni, è stato cannibalizzato dalla crescita delle tre compagnie del Golfo (Emirates, Qatar, Etihad) e della Turkish Airlines. Anche in questo caso Lufthansa e Iag si sono mosse prima e meglio e, nonostante la crisi che ha colpito anche a Berlino, Londra e Madrid, stanno cominciando a risalire la china. British e Iberia hanno beneficiato della fusione (con una sorta di monopolio sulle tratte per il Sudamerica e una buona fetta dell’estremo oriente), Lufthansa lancerà a breve voli low cost anche su lungo raggio attraverso una join venture con Turkush Airlines, la Sun Express. Air France è, di fatto rimasta ferma, abbandonata anche da Etihad che è riuscita a mettere le mani (gratis) su Alitalia, una volta oggetto del desiderio a Parigi e dintorni.

– L’attenzione dei media e la rabbia. Quello visto ieri è la degenerazione di quanto sta accadendo da tempo in Francia. Azioni shock erano già avvenute in passato, ma mai si era arrivato all’aggressione fisica. Ci sono stati casi in cui, per attirare l’attenzione dei media e del grande pubblico, si è arrivati ai sequestri dei dirigenti, ma mai la ricerca del clamore era arrivata a tanto.

– Le relazioni sindacali. Non sappiamo ancora chi ha inseguito e fatto scappare il responsabile delle risorse umane. Non sappiamo se i dipendenti che hanno aggredito i manager di AirFrance fossero sindacalizzati o meno. Certo è che la rabbia trasmessa dalle immagini di ieri va oltre il declino delle relazioni sindacali e si insidia in un popolo smarrito e in difficoltà, un popolo aizzato dal populismo di Marie Le Pen e abbandonato dalla politica tradizionale, sempre più in difficoltà nell’interpretare e risolvere le inquietudini della nuova classe media.

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