Cento tonnellate di carta contro il nuovo Senato

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La guerra di Calderoli al ddl Boschi. I funzionari rinunciano alle ferie 170 senatori, con la minoranza Pd, chiedono di correggere il testo

L’uomo che qualche anno fa voleva modernizzare il paese bruciando migliaia di leggi inutili, adesso prova a sotterrarlo sotto quintali di carta. La prima non gli è venuta tanto bene. Con la seconda le chances sembrano migliori.

Se non ci fosse di mezzo una faccenda molto complicata e decisiva per tutto il Paese come quella delle riforme, la sfida potrebbe anche avere un suo perverso fascino, un po’ nemesi, un po’ contrappasso. Parliamo di Roberto Calderoli, il sulfureo leader leghista che, in prima lettura è stato diligente relatore della legge di riforma costituzionale a braccetto del presidente Anna Finocchiaro, e adesso vorrebbe diventarne il diabolico affossatore. Questo almeno il suo piano.

Che vale la pena ripercorrere nei numeri e nelle intenzioni dichiarate: a nome della Lega ha presentato mezzo milione di emendamenti (510.293 su un totale di 513 e 449) scritti e pensati per evitare quei canguri e quelle tagliole – leggasi strategemmi di regolamento d’aula – che un anno fa impedirono proprio alle opposizioni di discutere la mole degli emendamenti (all’epoca furono di Sel e dei Cinque stelle). Al momento le «correzioni » – quasi tutte finalizzate a riproporre il Senato elettivo, a rivederne le funzioni e l’autonomia degli enti territoriali – sono state depositate in dodici cd rom.

Quindi in forma digitale. Ma se, ha avvertito Calderoli, le cose andassero in modo tale per cui il testo lascia la Commissione e va in aula senza mandato al relatore, ecco che gli emendamenti sono pronti a diventare «un milione». Nel dare questo annuncio l’altro giorno il vicepresidente del Senato ha indossato una tshirt (decisamente una fissa leghista) con su scritto: «Estate 2015, Cald… da record. E in commisisone farà ancora più caldo». In effetti questo dei 510 mila emendamenti è già un record assoluto nella storia della Repubblica (furono solo 1663 quelli dei padri costituenti e 7mila quelli dell’anno scorso per la prima lettura) studiato non per caso. «Questa è una boma atomica sul cammino delle riforme » ha spiegato Calderoli. «Io ho studiato a fondo i regolamenti e dovete sapere che gli uffici sono obbligati a stampare su carta una copia degli emendamenti per ciascuno dei 320 senatori.

Potete immaginare cosa sarà. Anzi non potete immaginare perchè non potrà essere.

E se anche fosse, vorrò interpellare la Sovrintendenza perchè valuti come un palazzo di questo valore possa reggere quel carico di carta». Sorrideva Calderoli l’altro giorno nel dire queste parole e pregustando a modo sua la scena: l’aula bomboniera di palazzo Madama sommersa da carte e faldoni. Di certo 150 dipendenti del Senato hanno dovuto rinunciare alle ferie per occuparsi della riforma costituzionale e dei suoi 513.449 emendamenti raccolti in 100 tomi, ciascuno di 1.000 pagine. Tutti i funzionari sono rimasti in servizio. Palazzo Madama aperto anche sabato e il presidente Piero Grasso è commosso da tanta necessaria dedizione. La prossima settimana sono previste riunioni per fare il punto su come proseguire con l’organizzazione dei lavori. Paolo Barberis è uno dei consiglieri economici del premier Renzi e a palazzo Chigi si occupa di agenda e sviluppodigitale. Non conosce Calderoli ma tra i due si potrebbe immaginare a breve un duello epico. Tra palazzo Chigi e palazzo Madama. Tra carta e digitale. Per quanto Calderoli sia un animale totalmente digitale e ne conosca pregi e convenienze e quello di oggi si chiami solo ostruzionismo. «Mi sembra assurdo e inconcepibile che sia in vigore una regola del genere» commenta Barberis che definisce tutto questo «una metafora perfetta di come fermare il futuro. Stiamo facendo di tutto per cercare di spingere l’Italia più in là, leggera, facile, accessibile e paperless e magari dobbiamo fermarci a una regola che impone di stampare gli emendamenti ».

Un po’ come quando poche giorni fa si è reso conto che nel tanto osannato processo civile telematico (quindi senza carta) era rispuntata la carta. Con tanto di emendamento votato dal governo. Ma certi tribunali non hanno neppure il wifi e figurati se riescono a sopportare il deposito degli atti solo in digitale. Uno, Barberis, lavora per la cloud, il pin digitale e lo spid, verso un luogo della pubblica amministrazione dove vengono conservati una volta per tutte i dati anagrafici di ciascuno di noi per tagliare tempi, burocrazia e anche corruzione. E l’altro, Calderoli, immagina di sommergere il Senato sotto una bomba atomica di carta. Il leader leghista è stato bravo «a trovare il bug (il baco, l’errore), nei regolamenti ». Barberis promette che s’impegnerà, nel mese d’agosto, «a trovare un modo per neutralizzare il bug». Il fatto è che dietro questa odissea carta e digitale, c’è un pezzo delle fondamenta della democrazia, la riforma costituzionale.

E la bomba di carta di Calderoli potrebbe diventare il migliore alleato di quella ampia maggioranza (170 senatori tra destra e sinistra e centro) che vogliono la fine del bicameralismo perfetto ma un Senato elettivo. Il governo in questo momento non ha i numeri per approvare il ddl Boschi. E questo non è un problema di carta. Su cui gli uffici danno i primi avvisi: 320 copie costeranno circa un milione di euro e peseranno tra le 80 e le 100 tonnellate. Decisamente troppo per i soffitti di palazzo Madama. Ha ragione Calderoli ad allertare la Sovrintendenza.

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