C’è Putin dietro la vittoria di Donald Trump?

Usa
La combo, realizzata con due immagini di archivio, mostra il presidente russo Vladimir Putin (S) e il neo eletto presidente Usa, Donald Trump.
ANSA/ALEXEY DRUZHINYN-MATT ROURKE
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Lo ipotizzano dei ricercatori citati dal Washington Post oggi, il giorno dopo una risoluzione molto contestata in cui il Parlamento UE accusa la Russia di fare propaganda anti-Ue

Ci sarebbe la Russia dietro alla diffusione delle numerose notizie false destinate a denigrare la candidata democratica, Hillary Clinton, durante la corsa per la Casa Bianca conclusasi lo scorso 8 novembre. Lo sostengono due gruppi di ricercatori indipendenti che hanno studiato la valanga di notizie false o tendenziose fatte circolare durante la campagna elettorale al solo scopo di danneggiare la candidata democratica e favorire l’avversario repubblicano, Donald Trump.

In giorni in cui si parla tanto di post-verità o addirittura di brogli (ne è convinta la candidata verde Jill Stein che ha chiesto il riconteggio dei voti in alcuni stati), una notizia simile sembra potersi aggiungere tranquillamente alla lunga tesi complottistiche che poco hanno a che vedere con la realtà. Questa volta però la notizia non è data da un blog di cospirazioni in cerca di visibilità, ma dalla home page del Washington Post.

Nell’articolo firmato da Craig Timberg, reporter del quotidiano particolarmente attento alle tematiche legate alle nuove tecnologie, viene spiegato come Mosca avrebbe influito sull’esito delle elezioni presidenziali. A volte sfruttando le piattaforme tecnologiche americane, altre in maniera più dozzinale attraverso trolls pagati affinché venissero rilanciate, amplificate e diffuse le notizie false o le posizioni più smaccatamente anti-Clinton. Una forza di fuoco, sostiene Timberg, che può mettere in difficoltà anche gli sforzi annunciati da Facebook e Google nel cercare di contenere e tenere sotto controllo i siti che diffondono notizie false e calunniose.

Sembra di tornare alla Guerra fredda. E non solo per quello che scrive oggi il Washington Post. Ieri, infatti, ha fatto molto discutere una risoluzione votata dal Parlamento Europeo in cui si attacca la propaganda russa contro l’Europa messa in pratica attraverso il finanziamento di forze anti-europeiste quali “partiti e altre organizzazioni” all’interno dell’Ue.

L’accusa è  contenuta in una risoluzione approvata con 304 voti a favore, 179 contrari e 208 astenuti. Nel documento, in cui si parla anche della propaganda dell’Isis, si riporta che “Il governo russo sta utilizzando un ampio ventaglio di strumenti come think tank, la Tv multilingua come Russia Today, pseudo-agenzie di stampa e service come Sputnik, social media e troll sul web” con l’obiettivo di “sfidare i valori democratici e dividere l’Europa” e “dare l’impressione che gli Stati orientali dell’Unione europea”, dove “i media nazionali sono spesso deboli e incapaci di resistere alla potenza dei media russi”, siano “fallimentari”. Secondo la risoluzione, la Russia investirebbe “considerevoli risorse finanziarie, stanziate direttamente dallo Stato o da imprese e organizzazioni controllate dal Cremlino”.

La risoluzione parla anche della necessità di sanzioni ai danni dei media russi ritenuti responsabili, come Russia Today e Sputnik. Accuse forti che mettono sotto lo stesso cappello la posizione europea con le tensioni e le diffidenze che animano alcuni ambienti d’oltreoceano. Mentre da Mosca la reazione è quasi surreale. viste le parole del presidente Putin che, se da una parte invita al “buon senso” affinché “non si concretizzi nessuna restrizione”, dall’altra è caustico e definisce la risoluzione una testimonianza del “degrado, nel senso politico di questa parola, della nozione di democrazia nella società occidentale”.

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