“C’è chi dice Sì”. Lo slogan della Festa de l’Unità, spiegato

Festa de l'Unità
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Il testo d’introduzione alla Festa nazionale de l’Unità, in programma dal 25 agosto al 6 settembre a Milano

Responsabilità ed orgoglio erano le parole d’ordine con le quali lo scorso anno avevamo aperto quest’importante appuntamento che contraddistingue la nostra storia. La responsabilità e l’orgoglio di una sinistra che vince e sa vincere, che promette e mantiene. La responsabilità e l’orgoglio che il grande risultato ottenuto nelle elezioni europee ci aveva consegnato.

Da allora tanto tempo sembra trascorso. La produzione industriale in crescita, la cassa integrazione drasticamente ridotta, le previsioni della Banca d’Italia del Pil 2016-2017 in rialzo, con percentuali addirittura superiori a quelle stimate dal Governo. E parole come riforme e crescita, che nell’ultimo anno abbiamo deciso di utilizzare come faro guida della nostra azione Parlamentare e di Governo, fanno finalmente parte della nostra quotidianità.

In tanti ancora dicono che va tutto male e scommettono sul fallimento. Noi, siamo stanchi di chi dice sempre no. E quale posto migliore per ribadirlo se non la splendida cornice della festa nazionale de L’Unità? Da questo parco, dal centro della città di Miano, vogliamo ribadire a gran voce, che “C’è chi dice Sì”.

Quello stesso “sì” che noi stiamo dicendo giorno dopo giorno da oltre un anno. Sì al Jobs Act, sì ad una Pubblica Amministrazione più efficace e ad una Scuola migliore. Sì a una nuova legge elettorale che ha finalmente superato il Porcellum, sì a pene più dure sulla corruzione. Sì agli 80 euro e alla riduzione dell’Irap sul costo del lavoro.

Abbiamo detto sì a un’Expo che si è contraddistinto per la capacità di essere simbolo di appalti legali e di un successo strepitoso, di un mondo nuovamente attento al pianeta dove colori, profumi, suoni e culture si incontrano e si fondono. E non a caso abbiamo voluto portare qui la nostra festa, nella città simbolo di una rinascita culturale del nostro Paese senza eguali.

Abbiamo smesso di fare i parolai, ci abbiamo messo la faccia, preso decisioni a volte difficili. Ci siamo messi dalla parte di chi vuole cambiare l’Italia.  Dalla parte di chi crede nell’Italia, nella sua capacità come comunità di fare fronte agli impegni presi e alle sfide di una competizione globale, alla nostra storia e al futuro di un grande Paese europeo. Dalla parte di chi ha le nostre stesse priorità.

Ma non possiamo ancora fermarci. Da questa piazza vogliamo rilanciare la nostra azione come governo ma sopratutto come partito, da questa piazza vogliamo trarre nuova linfa vitale per le azioni future. Lo vogliamo fare con un partito più forte, sveglio, ficcato nel territorio come un chiodo, impegnato non a parole, aperto al mondo, curioso, ambizioso e intransigente sui diritti da difendere.

Un anno fa abbiamo scelto di tornare a chiamare le nostre feste, Festa de l’Unità e abbiamo promesso che il giornale fondato da Antonio Gramsci sarebbe tornato a vivere, a creare dibattito, a sferzare e sferzarci, come ha fatto per decenni.

Oggi l’Unità è nelle edicole, sul web, sulle sedie delle tantissime feste in tutta Italia, nei nostri circoli. E le parole che riempiono quelle pagine, sono di nuovo luogo di confronto e dibattito. A volte anche di scontro. Ma sempre con un solo obiettivo: trovare una sintesi comune per il bene del Paese. Noi non vogliamo solo tirare fuori l’Italia dalla crisi. Vogliamo riportarla al posto che merita: alla guida dell’Europa.

E costi quel che costi, ce la faremo. Perché l’Italia si merita di più.

Si merita il nostro più grande Sì.

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