Cattolici e non solo, cresce il nervosismo nel Pd

Unioni civili
Monica Cirinna' e Giuseppe Lumia in Senato durante l'esame del disegno di legge sulle unioni civili, Roma, 3 Febbraio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

L’assemblea dei senatori vede allontanarsi le posizioni dei catto-dem dagli altri: più che la discussione sul merito, sono i toni utilizzati a complicare il dialogo

La strada del ddl Cirinnà si fa in salita. E nel Partito democratico ora la preoccupazione aumenta. La trattativa con la Lega improvvisamente arenata per lo stop imposto da Roberto Calderoli al ritiro di buona parte dei seimila emendamenti presentati e il rischio che l’emendamento ‘canguro’ del dem Marcucci sottoponga la legge una volta approvata al rischio di incostituzionalità lasciano intravedere per la prima volta uno scenario a tinte fosche.

Finora, infatti, la linea caldeggiata da Matteo Renzi aveva permesso al Pd di condurre un’operazione che – comunque sarebbe andata a finire – avrebbe potuto avere un saldo politico positivo: sia con la stepchild adoption che senza, i numeri per l’approvazione finale sembravano pressoché certi. E i dem avrebbero potuto rivendicare un risultato pieno o, se dimezzato, attribuire le responsabilità ai franchi tiratori grillini. Da questo punto di vista l’ambiguità dei Cinquestelle, con la retromarcia di Grillo e la successiva precisazione, rendeva ancora più chiari i meriti dei Democratici.

Come se non bastasse l’ostruzionismo leghista, a far crescere il nervosismo all’interno del gruppo dem a palazzo Madama c’è anche l’atteggiamento dell’area cattolica, che sembra essersi fatto ancora più intransigente. La rapida assemblea di gruppo (durata poco più di 15 minuti) che si è svolta oggi prima di pranzo non si è conclusa con un voto, ma ha accolto di fatto la proposta del presidente Luigi Zanda di lasciare libertà di coscienza su tre emendamenti (Lepri su affido rafforzato, Guerra su adozione piena anche alle unioni civili, Mattesini sempre su adozioni in casi particolari). Una mediazione alla quale si è opposto Stefano Lepri, che ha chiesto l’estensione della libertà di voto anche ad altre nove proposte di modifica al testo.

Una richiesta – racconta chi ha partecipato alla riunione – che ha colpito i presenti non tanto per il merito, quanto per il tono utilizzato dal portavoce dell’ala catto-dem. Tanto da indurre Zanda a ‘minacciare’ la conta all’interno del gruppo, prima di rendersi disponibile a un nuovo confronto che potrà allargare a 5-6, ma non di più, il numero degli emendamenti che non vedranno un’indicazione di voto vincolante. Per la prima volta in maniera così netta, l’area cattolica ha suscitato un malumore evidente tra i colleghi.

E certo non hanno aiutato a rasserenare gli animi le dichiarazioni rilasciate poco dopo da Rosa Maria Di Giorgi, che ha spiegato l’intenzione di “valutare” la possibilità di votare l’emendamento di Forza Italia, che prevede lo stralcio dell’articolo 5 sulla stepchild adoption dalla legge: “Certo, noi preferiremmo che venisse approvato il nostro emendamento sull’affido rafforzato – ha spiegato Di Giorgi – ma se si arriva alle forzature e agli strappi non si ottiene nulla”. Un atteggiamento che fa crescere i timori tra i dem che alcuni senatori di quest’area potrebbero arrivare a non votare il testo finale del ddl Cirinnà, se dovesse comprendere la stepchild adoption, nonostante quanto già deciso all’unanimità dall’assemblea del gruppo.

In questo clima, qualsiasi scintilla rischia di provocare un incendio. Che si tratti delle parole di Renzi nella sua eNews di ieri (la stepchild adoption “non è il punto principale di questa legge, almeno non lo è per me”), lette da qualcuno come un voler prendere le distanze da quella parte della legge, o del fatto che il ministro Andrea Orlando abbia spiegato la sua posizione oggi su Repubblica, prima di pronunciare il suo intervento in aula a nome del governo. Due elementi di importanza assolutamente secondaria (Renzi ha sempre creduto che sganciare l’esecutivo avrebbe reso più semplice il cammino parlamentare del ddl Cirinnà, così come Orlando non ha mai fatto mistero delle sue idee nel merito dei contenuti della legge), che però fanno capire quanto questa situazione ingarbugliata stia facendo crescere il nervosismo in casa Pd.

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