Caso Shalabayeva: capo Sco e questore indagati per sequestro di persona

Diritti umani
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L’inchiesta sull’espulsione della moglie del dissidente kazako Ablyazov

Sequestro di persona: con questa accusa sarebbero stati indagati dalla procura di Perugia Renato Cortese, attuale capo dello Sco, il questore di Rimini Maurizio Improta e altri cinque poliziotti per il caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Ablyazov che fu espulsa dall’Italia nel maggio del 2013. La donna fu prelevata con un blitz insieme alla figlioletta in una villa di Casal Palocco, sul litorale romano. A capo dell’operazione all’epoca dei fatti compariva Cortese che era il capo della Mobile di Roma. “Noi abbiamo denunciato proprio il reato di sequestro di persona, si vede che le indagini della procura di Perugia hanno confermato quanto denunciato da noi, ora seguiamo con attenzione quali saranno gli sviluppi e considereremo se costituirci parte civile.

La Shalabayeva, insieme con la figlia di 6 anni, fu presa alla fine di maggio del 2013 nella sua villa di Casal Palocco, in seguito ad un mandato di cattura del Kazakistan e che riguardava nel complesso anche il marito della donna, il manager dissidente Muktar Ablyazov. Cortese era allora capo della Mobile di Roma, Improta il capo dell’ufficio stranieri della Capitale. La donna fu rimandata nel suo paese. Una sentenza della Cassazione del luglio del 2014 ha poi stabilito che madre e figlia non dovevano essere espulse dall’Italia. A luglio 2013, in seguito alle polemiche per l`operazione, si era dimesso il capo di gabinetto del ministero dell`Interno Giuseppe Procaccini. Sempre nel luglio di quell’anno venne respinta in Senato la mozione di sfiducia nei confronti di Alfano. Ora, però, la procura di Perugia depositando questi avvisi di garanzia “vuole capire”, come ribadisce il legale della donna.

 

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