Caso scontrini, l’accusa chiede tre anni per Ignazio Marino

Roma
Resigned Rome's Mayor Ignazio Marino leaves his house, Rome, Italy, 29 october 2015,  ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Stando alle accuse del pm Roberto Felici, l’ex sindaco avrebbe indotto il personale della segreteria del Campidoglio a “redigere atti pubblici attestanti fatti non veri”

Tre anni un mese e 10 giorni. E’ la richiesta di condanna fatta dalla procura di Roma per l’ex sindaco Ignazio Marino, imputato di falso, peculato e truffa in relazione all’utilizzo della carta di credito del Campidoglio ed al pagamento di consulenze della sua Onlus “Imagine”.

Nel processo, con rito abbreviato, parte civile è il Comune di Roma. Sono 56 le cene sospette, tra luglio del 2013 e giugno del 2015, per complessivi 12.700 euro pagati con la carta di credito in dotazione all’allora primo cittadino ma consumate, secondo gli inquirenti, “generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque difformi della funzione di rappresentanza dell’ente”. I ristoranti preferiti dall’allora sindaco erano a Roma, ma anche in altre città come Milano, Genova, Firenze e Torino.

Marino, scrivono gli inquirenti, avrebbe impartito “disposizioni al personale addetto alla sua segreteria affinché formasse le dichiarazioni giustificative delle spese sostenute per le cene, inserendovi indicazioni non veridiche tese ad accreditare la natura ‘istituzionale’ dell’evento, ed apponendo in calce alle stesse la sua firma”. Stando alle accuse del pm Roberto Felici, Marino avrebbe così indotto il personale della segreteria del Campidoglio a “redigere atti pubblici attestanti fatti non veri e recanti la sua sottoscrizione apocrifa”.

Marino è anche imputato per la gestione della onlus Immagine, della quale in passato fu presidente. La struttura, che si occupava di aiuti sanitari a Paesi in via di sviluppo, avrebbe messo in atto delle assunzioni fittizie tra il 2012 e il 2014, con soggetti inesistenti truffando l’Inps. Oltre a Marino, presidente dell’associazione fino al luglio del 2013, l’inchiesta vede indagati per truffa in concorso altre tre persone.

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