Caso Regeni, Palazzo Chigi: “Si faccia luce”. I genitori di Giulio: “Siamo amareggiati”

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La notizia riportata dal ministero dell’Interno egiziano: “Uccisi i cinque assassini di Regeni” era una banda “specializzata nel sequestro di stranieri”

Ora l’Egitto assicura che le indagini proseguono. Il ministero dell’Interno egiziano, in un comunicato pubblicato dall’agenzia ufficiale Mena, ha annunciato che le indagini sull’uccisione di Giulio Regeni proseguono “in coordinamento” con il pool di investigatori italiani sulle attività della banda di sequestratori sgominata ieri e sui documenti del ricercatore italiano rivenuti in casa della sorella del capo del gruppo.

Al momento, però, ci sono ancora troppe domande senza adeguate risposte e per gli investigatori italiani impegnati nell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni “il caso non è affatto chiuso. Non c’è alcun elemento certo che confermi che siano stati loro”.  Il governo italiano, si apprende da fonti di Palazzo Chigi, continua a essere determinato affinché le indagini in corso facciano piena, totale luce, senza ombre o aloni, sulla morte del giovane ricercatore italiano.

“Siamo feriti ed amareggiati – commentano i genitori del ricercatore italiano – dall’ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane sulla  barbara uccisione di nostro figlio Giulio che, esattamente due mesi fa, veniva rapito al Cairo e poi fatto ritrovare cadavere dopo otto giorni di tortura. Siamo certi della fermezza con la quale saprà reagire il nostro governo a questa oltraggiosa messa in scena che peraltro è costata la vita a cinque persone – dichiarano – così come sappiamo che le istituzioni, la nostra procura ed i singoli cittadini non ci lasceranno soli a chiedere ed esigere verità. Lo si deve non solo a Giulio, ma alla dignità di questo Paese”.

I dubbi sulla “svolta” arrivata dall’Egitto che aveva rilanciata la pista della criminalità organizzata sono davvero troppi e gli inquirenti hanno ricordato che nonostante siano passati due mesi dalla scomparsa del ricercatore, le autorità italiane sono ancora in attesa di riceve dal Cairo alcuni documenti e atti dell’inchiesta egiziana, ritenuti fondamentali.

Per l’Egitto ad essere responsabile della fine del ricercatore friulano sarebbe una banda specializzata in rapine e sequestri nei confronti di stranieri sgominata al Cairo con la morte di cinque suoi componenti “è dietro all’uccisione dell’italiano Giulio Regeni”. In casa di familiari di un componente della banda è stato trovato il passaporto ed altri documenti di Regeni. La conferma del ministero dell’Interno egiziano di un collegamento tra la scoperta della banda e la morte del giovane ricercatore italiano, arriva dopo che c’erano state indiscrezioni di fonte giornalistica sul possibile ruolo della banda nel rapimento e nell’uccisione del ricercatore.

Un comunicato dello stesso ministero precisa che “il passaporto di Giulio Regeni”, assieme ad altri suoi documenti, è stato rinvenuto in un appartamento abitato da familiari di un componente della banda. Il comunicato del ministero riferisce che “i servizi di sicurezza hanno trovato nell’appartamento un ‘handbag’ rosso sul quale è stampata la bandiera italiana e all’interno c’è un portadocumenti di colore marrone nel quale si trova il passaporto recante il nome di Giulio Regeni, nato nel 1988, il suo documento di riconoscimento (ID) dell’università americana con la sua foto sulla quale c’è scritto in lingua inglese ‘assistente ricercatore’, il suo documento di Cambridge, la sua carta” di credito “Visa e due telefoni portatili”.

I servizi di sicurezza “hanno trovato anche un portafogli femminile con la parola ‘love’ nel quale si trovano 5 mila sterline egiziane, un pezzetto di materiale scuro che potrebbero essere 15 grammi di cannabis, un orologio”. Nel comunicato del ministero dell’Interno egiziano si precisa che i documenti di Giulio Regeni sono stati trovati nella casa di una sorella di uno dei banditi uccisi. “La residenza, nel governatorato di Qalyubiyya” nel delta del Nilo, a nord del Cairo, “della sorella del principale accusato, che si chiama Rasha Saad Abdel Fatah, 34 anni, è stata presa di mira perchè le indagini hanno dimostrato che lui andava da lei di tanto in tanto”, si legge nel comunicato.

Il ministero aveva precisato che le forze di sicurezza avevano ucciso alla periferia est del Cairo i componenti di una banda di criminali che, camuffati da poliziotti, “sequestravano” stranieri per derubarli. “Al momento dell’arresto”, tentato nella zona della “New Cairo-5th Settlement”, c’è stato “uno scontro a fuoco e tutti i componenti della banda sono rimasti uccisi”.

Gli investigatori italiani presenti in Egitto sono stati informati dalla polizia egiziana dell’uccisione dei membri della banda ma non mancano i dubbi sulla pista rilanciata e si attendono ulteriori indagini. Gli interrogativi che possono sorgere sono molti: ad esempio, perché il giovane è stato seviziato per dieci giorni? E perché conservarne in casa i documenti di identità?

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