Caso Regeni, Renzi: “Ci fermeremo solo davanti alla verità”

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi al Senato durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo di giovedì 17 e venerdì 18 dicembre. Roma 16 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

“L’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo”, ha scritto il premier nella sua E-News in cui ha affrontato anche la questione terrorismo

“L’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi dalla sua E-News torna anche su un altro caso di stretta attualità, quello legato alla morte di Giulio Regeni dopo l’ultima, scandalosa ricostruzione da parte dell’Egitto. “Consideriamo un passo in avanti importante – ha aggiunto il premier – il fatto che le autorità egiziane abbiano accettato di collaborare e che i magistrati locali siano in coordinamento con i nostri. Ma proprio per questo potremo fermarci solo davanti alla verità. Non ci servirà a restituire Giulio alla sua vita. Ma lo dobbiamo a quella famiglia. E, se mi permettete, lo dobbiamo a tutti noi e alla nostra dignità”.

Ancora cittadini italiani, questa volta le ragazze Erasmus morte nell’incidente stradale in Spagna al centro dell’E-News del capo del governo. “Tutti i giorni, lo sappiamo, muoiono innocenti sulla strada. E il nostro impegno per la sicurezza non è finito con l’approvazione della legge dell’omicidio stradale, ma deve continuare e continuerà, giorno dopo giorno. E allora perché la vicenda catalana ci ha colpito in modo così profondo? Forse perché sono sette ragazze cosi’ sorridenti e piene di vita che ti sembra impossibile pensare che non ci siano più. Forse perché l’Erasmus ha ormai segnato diverse generazioni, da toccare praticamente ogni famiglia italiana. E sembra impossibile morire durante l’Erasmus che è un’esplosione di vita. Un inno alla vita. Ma forse soprattutto perché ci sentiamo comunità molto più di quello che pensiamo. E se siamo una comunità, il dolore di quei genitori non può esserci estraneo, lontano. Perché, lasciatemelo dire – sottolinea Renzi – nonostante una retorica stanca e polverosa l’Italia è una comunità, molto più di quello che sembra. Ce ne siamo accorti il primo giorno di primavera, quando la vicenda terribile delle giovani vittime della strada in Catalogna ci ha reso tristi, insieme. Sette di queste ragazze Erasmus erano italiane, Francesca, Lucrezia, Valentina, Elena, Serena, Elisa ed Elisa. Sono andato a Tarragona a salutare le loro famiglie, portando loro l’affetto di tutti voi, di tutti gli italiani”.

Non manca la questione terrorismo, tema caldo di questi giorni, dopo gli ultimi attentati a Bruxelles, nella E-News. “Noi dobbiamo reagire. Distruggendoli, certo. (Anche per via militare, dove necessario e possibile). Ma la guerra è fatta da stati sovrani, il terrorismo da cellule pericolose o spietate che non meritano di essere considerate stati sovrani. Loro vogliono farsi chiamare Isis, Stato Islamico. Noi li chiamiamo Daesh”.

“In tanti mi scrivete: ‘Matteo, non aver paura di pronunciare la parola giusta. E la parola giusta è guerra’. Non credo che la parola guerra sia la parola giusta. E lo dico sapendo di andare contro il pensiero dominante. Non è un problema semantico o lessicale: utilizzare la parola guerra può servire per mettere al caldo le nostre insicurezze. Ma paradossalmente finisce per fare il gioco dei nostri nemici. Sono loro che vogliono parlare di guerra. Sono loro che hanno bisogno della nostra paura. Ci vogliono morti, ma se rimaniamo vivi ci vogliono paralizzati dal terrore. La guerra – aggiunge il premier – è fatta da stati sovrani, il terrorismo da cellule pericolose o spietate che non meritano di essere considerate stati sovrani. Loro vogliono farsi chiamare Isis, Stato Islamico. Noi li chiamiamo Daesh”.

Renzi parla anche del Sud Italia, che secondo il premier “non ripartirà mai finché la classe dirigente del Paese, e del Mezzogiorno in particolare, non rottamerà la rassegnazione e la lamentela. Le cose stanno finalmente accadendo, i fondi ci sono, l’impegno è tanto. Il governo sta impiegando l’energia più grande per far ripartire il Sud e per sconfiggere la terribile piaga della disoccupazione. Ma dobbiamo remare tutti dalla stessa parte”.

“C’è – scrive ancora Renzi – un sacco di gente splendida al Sud. Leggo i giornali di questi giorni e penso a Valentina che è una studentessa che ha vinto le Olimpiadi di Italiano o a Giuseppe che è un poliziotto e ha disarmato un rapinatore senza utilizzare la sua arma e dunque senza mettere nessuno a rischio. Dall’imprenditore che ci crede nonostante tutto al volontario che manda avanti una comunità con il proprio servizio. Questo Sud è più forte e più grande delle lamentele di chi sa solo criticare. Tutti, tutti insieme, possiamo salvare il Mezzogiorno. A condizione, finalmente, di prendere degli impegni. Di rispettarli. Di far accadere le cose. Di crederci fino in fondo”.

“Proprio ieri – ha aggiunto Renzi – è stato firmato il decreto ministeriale sul credito di imposta per chi investe al Sud. Che unito agli inventivi sul lavoro, ridotti ma pur sempre presenti, e al superammortamento del 140%, costituisce una invitante occasione per chi vuole credere nel futuro del Mezzogiorno”.

Sul tema di Bagnoli, “nonostante il tempo che ci ha fatto perdere il Comune, abbiamo vinto mercoledi’ scorso al Tar contro l’amministrazione De Magistris e adesso possiamo finalmente partire: sarò personalmente a Napoli in Prefettura per la cabina di regia il prossimo mercoledì 6 aprile”, ha annunciato il premier, sottolineando che su Bagnoli deve essere “chiaro che noi andremo avanti comunque, con o senza il Comune. Perché quella è un’autentica vergogna nazionale”.

E infine la visita a Lampedusa, che il premier ha definito “un’isola buona. Di gente con tanti valori che si fa in quattro per salvare gli altri. Vero. E’ così. Ma Lampedusa è anche un’isola bella – ha aggiunto -, piena di attrattive per il turismo o più semplicemente per chi ama la natura. Ieri, venerdì di Pasqua, sono andato a Lampedusa a trovare il sindaco Giusi Nicolini. Non c’era alcuna emergenza o strage, non ho comprato nessuna villa a Lampedusa, non ho fatto promesse: ho portato a quella comunità l’abbraccio di tutti voi. L’abbraccio – e il grazie – di tutti gli italiani. Per questa isola che è buona. E bella”. La riunione con il sindaco dell’isola è servita “per parlare dei problemi della sua comunità, abbiamo incontrato i cittadini, il dottore e i volontari che hanno salvato migliaia di vite, i pescatori, siamo stati alla spiaggia dei conigli (impressionante nella sua bellezza), siamo andati a vedere la Porta d’Europa di Mimmo Paladino. Perché ieri – casualmente – era il 25 marzo, il giorno in cui 59 anni fa furono firmati i trattati istitutivi dell’Europa. E il 25 marzo noi siamo andati a Lampedusa, laddove un gruppo di cittadini sta spiegando alle istituzioni continentali cosa sono i valori, cosa significa essere italiani ed europei”.

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