Caso Regeni, l’Italia richiama l’ambasciatore al Cairo. Renzi: “Scelta di dignità”

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la presentazione di "Origami", il nuovo settimanale de "La Stampa", all'Istituto Centrale per la Grafica a Palazzo Poli, Roma, 17 novembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

La decisione del ministro Gentiloni dopo il flop del vertice con le autorità giudiziarie egiziane

Il ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. “La decisione – spiega la Farnesina in una nota – fa seguito agli sviluppi delle indagini sul caso Regeni e in particolare alle riunioni svoltesi a Roma ieri e oggi tra i team investigativi italiano ed egiziano. In base a tali sviluppi si rende necessaria una valutazione urgente delle iniziative più opportune per rilanciare l’impegno volto ad accertare la verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni”.

“L’Italia ha preso un impegno con la famiglia Regeni, con la memoria di Giulio Regeni, ma anche con la dignità di ciascuno di noi nel dire che non ci saremmo fermati se non davanti alla verità. Il dottor Pignatone e i suoi collaboratori si sono espressi considerando deludenti i colloqui con le autorità egiziane e quindi è arrivato il richiamo in Patria per consultazioni dell’ambasciatore. Ci fermeremo solo davanti alla verità quella vera”. E’ quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri.

Il vertice tra italiani ed egiziani sul caso Regeni si è sostanzialmente risolto in un fallimento ed ora la collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due paesi può considerarsi di fatto interrotta. E’ quanto si apprende in ambienti giudiziari di piazzale Clodio. Delusi inquirenti ed investigatori che non hanno ottenuto quanto richiesto agli omologhi egiziani. Un dossier “di pochissime pagine”, un pacco di documenti che, in parte, erano già noti o erano già stati consegnati all’Italia, nessun atto giudiziario che potesse soddisfare le richieste fondamentali avanzate dagli investigatori e dagli inquirenti. Sono questi i motivi, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, alla base del fallimento del vertice tra gli investigatori e gli inquirenti di Roma e del Cairo. Già ieri l’Italia aveva fatto trapelare tutta la sua delusione di fronte ai primi documenti portati dalla delegazione egiziana, ma prima di chiudere ogni tipo di dialogo si è voluto attendere la seconda giornata, con la speranza che l’Egitto cambiasse atteggiamento. “Ci sono state differenze molto forti – racconta una fonte che ha partecipato al vertice – siamo arrivati con diversi traduttori per poter metterci subito al lavoro sui documenti, ma non c’è stato bisogno. Nel dossier c’erano pochissime carte, molte delle quali già conosciute, altro che duemila pagine“.

La nota della Procura di Roma

“Nell’ambito delle attività di indagine sull’omicidio di Giulio Regeni si è svolto a Roma nei giorni 7 ed 8 aprile 2016 il programmato incontro tra inquirenti ed investigatori italiani e una delegazione della Procura Generale della Repubblica Araba d’Egitto e delle forze di Polizia egiziane. E’ stato ribadita da ambedue le parti  la determinazione nell’individuare e assicurare alla giustizia i responsabili di quanto accaduto, chiunque essi siano; è stato confermato che, per questa ragione, nessuna pista investigativa è esclusa. Nel corso dell’incontro la delegazione italiana ha riferito alle autorità de Il Cairo, consegnando integralmente la relativa documentazione, quanto emerso dagli accertamenti autoptici effettuati in Italia, il contenuto del materiale informatico recuperato dal personal computer di Giulio Regeni nonché i risultati dell’elaborazione effettuata sui dati contenuti sui tabulati dell’utenza telefonica egiziana in uso a Giulio Regeni, consegnati alla Procura di Roma durante l’incontro a Il Cairo il 14 marzo scorso”.

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