Caso Regeni, l’Egitto assicura: “Forniremo i tabulati telefonici”

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Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il ministro degli Esteri egiziano dichiara che verranno esaminati i tabulati telefonici chiesti dall’Italia. Nel pomeriggio l’incontro tra Gentiloni e l’ambasciatore Massari

Le autorità del Cairo si impegnano a esaminare i tabulati telefonici e consegneranno poi i risultati alla controparte italiana a tempo dovuto. Finalmente dall’Egitto arriva un primo segnale di collaborazione per arrivare alla verità sul caso della morte di Giulio Regeni: ad annunciare la decisione il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, durante una conferenza stampa congiunta con l’omologo del Burundi, Alain Aimé Nyamitwe.

“Il caso non è stato chiuso e continueremo a collaborare con l’Italia, con la quale cooperiamo grazie a un legame eccezionale. Siamo disposti a mantenere la cooperazione al livello degli investigatori e delle azioni penali”, ha detto ancora il capo della diplomazia egiziana. “Durante l’ultimo round di incontri a Roma la parte egiziana ha risposto a tutte le richieste della parte italiana tranne una, che viola la nostra costituzione e le nostre leggi”, ha spiegato Shoukry.

“La richiesta italiana sui tabulati delle celle telefoniche nei tre luoghi dove Regeni viveva, dove sarebbe stato rapito e dove è stato ritrovato, è stata respinta per queste ragioni costituzionali e legali, ma la parte egiziana esaminerà i tabulati informando la parte italiana dei risultati”, ha detto Shoukry, secondo il quale servirà del tempo, ha aggiunto il ministro egiziano, per arrivare alla verità. “Ci è voluto quasi un anno per trovare gli assassini dell’ex procuratore generale egiziano Hesham Barakat”, ha ricordato il ministro, secondo il quale “sia in Egitto che in Italia c’è un desiderio di raggiungere quanto prima la verità e risultati decisivi sulla questione”.

Nel frattempo è previsto per il pomeriggio l’incontro tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, di ritorno da una visita-lampo a Tripoli, e l’ambasciatore al Cairo Maurizio Massari, rientrato a Roma per consultazioni dopo il fallimento delle indagini egiziane. Il faccia a faccia servirà a decidere le misure dell’Italia per fare pressioni sull’Egitto. Il responsabile della Farnesina ha insistito anche nei giorni scorsi sul fatto che la linea del governo italiano che è quella di pretendere la verità dal Cairo.

Una linea sostenuta anche dall’associazione per i diritti umani Amnesty International. “Fino ad una settimana fa – ha dichiarato il portavoce Riccardo Noury intervistato da Radio Cusano Campus – il governo ha avuto un atteggiamento che io trovo logico che è quello di un equilibrista che cammina su una fune tenendo una sbarra orizzontale in mano, da un lato c’è la verità per Giulio e dall’altra i buoni rapporti con l’Egitto. Si è capito però che, per responsabilità egiziana, non è più possibile continuare a mantenere buoni rapporti con quel Paese facendo finta che tutto va bene”.

“Per questo ora la sbarra si è inclinata positivamente – ha aggiunto Noury -, con l’avvio di una serie di misure graduali annunciate dal ministro Gentiloni, che potenzialmente mettono in gioco molto. Ora è una questione diplomatica, ma poi possono entrare in ballo anche questioni commerciali e militari. Mi pare che il governo italiano faccia sul serio, nessuno ha il coraggio umano di tradire questa famiglia e questa è una cosa bella. Nel nostro Paese oggi c’è una solidarietà che non si sta incrinando. Valuteremo già oggi se il governo italiano si comporterà allo stesso modo anche con altri Paesi che violano i diritti umani. Abbiamo scritto al presidente del Consiglio Matteo Renzi, alla vigilia del suo arrivo a Teheran, ricordandogli che in Iran ci sono una serie di problemi enormi sui diritti umani, non ultimo quello della pena di morte. Vedremo se siamo di fronte a una nuova regola, oppure ad un’eccezione fatta per la vicenda di un nostro connazionale”.

Per quanto riguarda il capitolo indagini, l’avvocato della famiglia Regeni ha riconosciuto oggi alcuni indumenti appartenuti al ricercatore italiano ritratti in alcune foto scattate sul luogo del ritrovamento del cadavere: un paio di scarpe, che compaiono in foto accanto al cadavere, un maglione e una sciarpa indossate dal giovane friulano.

Inoltre, è stata quasi completata la rogatoria internazionale che verrà inoltrata giovedì dalla Procura di Roma per chiedere alle autorità del paese nordafricano la consegna di atti ritenuti indispensabili per fare luce sul delitto. Tra questi i video delle telecamere a circuito chiuso e, ovviamente, i tabulati e le celle telefoniche.

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