Caso Regeni, gli investigatori italiani ed egiziani si riuniscono ancora

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A moment of the manifestation to ask "Truth for Giulio" (Giulio Regeni is an Italian student murdered in Cairo, Egypt), Milan, 24 April 2016. ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI

Gli investigatori italiani sono giunti al Cairo su invito del procuratore generale egiziano, Nabil Sadeq. Intanto altri 15 giorni di carcere per il consulente della famiglia Regeni in Egitto

Si tiene oggi al Cairo il vertice tra investigatori italiani ed egiziani sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio nel centro della metropoli araba e trovato senza vita il 3 febbraio scorso lungo una strada di periferia. I membri della delegazione italiana – otto in tutto che fin dall’inizio hanno seguito l’inchiesta sul caso di Giulio Regeni – non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione ai giornalisti presenti all’aeroporto internazionale del Cairo, dove sono atterrati alle 15:15 di ieri pomeriggio a bordo di un volo di linea Alitalia.

Gli investigatori italiani sono giunti al Cairo su invito del procuratore generale egiziano, Nabil Sadeq. La visita durerà un paio di giorni e da essa potrebbe dipendere l’eventuale ritorno al Cairo dell’ambasciatore italiano, Maurizio Massari, richiamato a Roma “per consultazioni” lo scorso 8 aprile, dopo il fallimento delle riunioni svolte a Roma tra i team investigativi italiano ed egiziano.

Nei giorni scorsi le autorità del Cairo hanno acconsentito a cedere agli investigatori italiani parte dei dati telefonici necessari a condurre le indagini sul sequestro del dottorando italiano.

Intanto  i giudici egiziani hanno disposto altri 15 giorni di custodia cautelare ad Ahmed Abdullah, il presidente della ong Coordinamento egiziano per i diritti e la libertà (Ecrf) che ha fornito assistenza legale alla famiglia Regeni e arrestato all’alba del 25 aprile scorso.

All’udienza erano presenti anche alcuni diplomatici europei accreditati al Cairo, i quali sono stati “invitati ad uscire dall’aula” insieme ai membri della famiglia Abdullah e le altre persone presenti in aula, inclusi i giornalisti, dopo che l’attivista ha mostrato in aula due cartelli: uno con scritto in arabo “Verita’ per Giulio Regeni” e l’altro “Stop alle sparizioni forzate”.

Secondo Anas Sayed, avvocato di Abdullah e membro della Ecrf, il presidente della ong potrebbe comunque essere rilasciato nei prossimi giorni, in attesa che la magistratura competente si pronunci sul ricorso presentato dalla difesa.

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