Case e yacht ristrutturati con i soldi della società, rinviata a giudizio la numero due di Confindustria

Cronaca
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Frode fiscale e appropriazione indebita per la rappresentante degli industriali Diana Bracco

Questa volta sotto i riflettori della magistratura non è finito un imprenditore qualsiasi, ma un rappresentante di spicco di tutti gli industriali. Il numero due di Confindustria, Diana Bracco, è stata rinviata a giudizio con le accuse di evasione fiscale e appropriazione indebita da circa 3,6 milioni di euro, reati che avrebbe commesso in qualità di presidente del Cda del gruppo Bracco. La frode fiscale contestata ammonta a poco più di un milione di euro. Somma che a marzo scorso era stata posta sotto sequestro preventivo e che oggi è stata dissequestrata dal gup Santangelo per effetto della “mossa” dell’industriale che nel frattempo ha risarcito l’Agenzia delle Entrate sanando così il proprio contenzioso tributario con l’erario.

Non solo la frode, dicevamo. A sporcare la condotta del vicepresidente di Confindustria c’è anche l’appropriazione indebita. Secondo il pm titolare delle indagini, infatti, avrebbe usato i soldi delle sue società per fini privati e soprattutto in relazione a lavori di ristrutturazione in alcune case di sua proprietà e del suo yatch.

Il processo prenderà il via il 16 marzo davanti ai giudici della Seconda sezione penale di Milano e oltre all’imprenditrice del settore farmaceutico, sono stati rinviati a giudizio anche gli architetti Marco Isidoro Pollastri e Simona Adele Calcinaghi, titolari dello studio di progettazione Archilabo di Monza, che hanno eseguito i lavori di ristrutturazione in alcune proprietà e sulla barca della Bracco.

“I fatti oggetto di contestazione – ha commentato il legale del vicepresidente di Viale dell’Astronomia – non hanno rilevanza penale e ci difenderemo in dibattimento”.

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