Caro Fassina, ti spiego perché non siamo così lontani

Amministrative
4317.0.580037629-kZRC-U43180762389492AVH-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443

Se questa è un’occasione per rimarcare le numerose convergenze esistenti, rispondo con grande piacere alle tue 5 domande

 

Caro Stefano,
grazie, prima di tutto, delle tue domande e dell’occasione di discutere su temi cruciali per il futuro della città. Ho chiesto più volte di confrontarmi con te in passato. Ho sempre ritenuto che non ci fossero differenze programmatiche tali da giustificare una nostra divisione al primo turno. Se questa è un’occasione per rimarcare le numerose convergenze esistenti, rispondo con grande piacere.

Trovi qui le mie risposte.

Un caro saluto,

Roberto.

1) Eletto sindaco, come primo atto della sua amministrazione, rinegozierà il mutuo di 5 miliardi di euro sottoscritto dalla gestione commissariale al debito storico con Cassa Depositi e Prestiti a un tasso di interesse superiore al 5%? Con gli oltre 200 milioni di euro all’anno recuperabili per il bilancio capitolino, finanzierà investimenti per migliorare le strutture e aumentare il numero di asili nido e scuole d’infanzia comunali e stabilizzare educatrici e insegnanti precarie?

Tra le priorità che ho individuato nel programma c’è quella di affrontare il nodo del bilancio. E, in particolare, la questione della rinegoziazione del debito. Ed è una delle prime cose che farò appena insediato. Quanto all’utilizzo dei risparmi ottenuti ho specificato in più occasioni che li destinerò in via prioritaria a coprire la spesa sociale o a finanziare investimenti di struttura tra cui proprio gli asili nido. Quanto alla stabilizzazione, ci sono fondi del governo in arrivo. La soluzione sarà risolta rapidamente. Ma il punto è chiaro: le risorse che si liberano da un’azione sul bilancio vanno in via prioritaria alla spesa sociale.

Dirò di più. Roma non ottiene fondi pubblici sufficienti allo svolgimento del suo ruolo di Capitale. Il governo Renzi, per la prima volta dopo la legge Roma Capitale, ha meritoriamente assegnato una dotazione permanente di 100 milioni annui. Ma serve uno sforzo aggiuntivo. Le nostre stime ci dicono che Roma dovrebbe avere 40 milioni in più ogni anno dallo Stato che si andrebbero ad aggiungere ai 110 milioni attuali. E questo senza considerare quelle spese per investimenti e manutenzione che dovrebbero essere riconosciute all’amministrazione romana: in questo caso si tratta di 150 milioni di euro ogni anno. Insieme alle altre misure legate al bilancio, occorre quindi avviare un negoziato anche su questo con il governo nazionale. Lo farò da subito.

2) Le Olimpiadi non sono un problema o un’opportunità nel 2024, ma subito: il comitato promotore ha chiesto al governo 140 milioni all’anno a partire dal 2017. Sono risorse preziose, quasi l’intero ammontare della spesa per investimenti del 2015. Potrebbero andare alla Roma-Lido o alle linee ferroviarie regionali. Eletto sindaco, promuoverà per l’autunno prossimo, in coincidenza con il referendum costituzionale, un referendum cittadino sulla candidatura di Roma per i giochi Olimpici del 2024?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Mobiliterebbero risorse pubbliche e private aggiuntive che altrimenti non sarebbero a disposizione della città. Non si tratta di decidere come spendere quelle risorse, ma se attrarle o rinunciarvi definitivamente. Ritengo che le Olimpiadi siano un potente strumento di trasformazione della città. Semplicemente perché danno una visione della città con azioni da programmare nei prossimi anni. È quello che sta facendo Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, che ha appena varato un programma per dimostrare e far comprendere ai cittadini quanto può cambiare la città grazie alle Olimpiadi: dal punto di vista infrastrutturale, economico, del suo rapporto con lo sport, del cambiamento complessivo degli stili di vita dei parigini. Ecco questa è l’ottica con cui noi dobbiamo guardare a questa straordinaria opportunità. Chi mi critica sostiene che a Roma abbiamo ben altro di cui occuparci. E come spiegare allora che Parigi, in uno dei momenti più bui della sua storia, abbia deciso di accettare la sfida delle Olimpiadi? Forse non sono un peso ma una opportunità? Una sfida, anche simbolica per disegnare il futuro della nostra città e riconnettere Roma alle grandi città del pianeta.

Iniziando a lavorare oggi, l’obiettivo è quello di ottenere: 170 mila posti di lavoro; 1.7 miliardi di versamento dal Cio (che altrimenti andrebbero altrove) e il resto dei costi interamente sostenuti da privati attraverso sponsorizzazioni e marketing o dal governo per le infrastrutture che resteranno alla città; pianificazione in linea con il principio di sostenibilità e coerenza come richiesto da un Cio che con la sua Agenda 2020 ha superato il modello di Olimpiadi “faraoniche” optando per manifestazioni ‘sostenibili'; miglioramento di alcune importanti infrastrutture per la città, completamento di altre (anello ferroviario, metro a Tor Vergata, tram a Torre Angela, Tramvia della Musica; Via del mare, Ferrovia Roma Nord) e, infine, realizzazioni come il Villaggio Olimpico a Tor Vergata che diventeranno in prospettiva spazi per le famiglie dei degenti dell’ospedale e residenze per gli studenti dell’ateneo. Aggiungo che – prima delle Olimpiadi – i nostri parchi in ogni zona della città – verranno dotati di 100 infrastrutture sportive, 15 di queste, una per Municipio, verranno realizzate a prescindere dall’assegnazione dei Giochi. Si può fare e possiamo vincere la sfida – nel rispetto pieno delle regole, nella trasparenza e nel rispetto dell’ambiente – solo con un’amministrazione forte. Il Comune, per me, è parte integrante per aggiudicarsi Olimpiadi che saranno una straordinaria occasione – sociale, economica, urbanistica – per Roma e che contribuiranno a restituire ai cittadini romani il senso di appartenenza a una grande comunità.

Infine, sul referendum. Nonostante la mia storia radicale e referendaria, non sarò io a promuoverlo, visto che ritengo sbagliato tenere un referendum consultivo dopo che la decisione è stata già presa. Come sai bene, Sel votò a favore della candidatura, il movimento 5 stelle votò contro. È giusto far esprimere i cittadini ma questo andava fatto prima di quella votazione in Consiglio Comunale. Ad ogni modo, se saranno raccolte firme sufficienti il referendum si terrà. È persino banale affermarlo.

3) Eletto sindaco, punterà sul l’edilizia di riqualificazione e risparmio energetico a partire dalle periferie e assumerà per le politiche urbanistiche il principio guida “zero consumo di suolo”?

Certo, i nostri capitoli del programma su urbanistica e ambiente sono frutto di competenze solide. Sono capitoli dettagliati e innovativi: zero consumo di suolo è un impegno preso da tempo e per rigenerazione urbana, bioedilizia e risparmio energetico – anche nell’ottica di una lotta al cambiamento climatico che vede le città in prima fila – abbiamo numerose proposte. Il programma intero e i singoli capitoli si possono scaricare su http://www.robertogiachetti.it/#idea

4) Eletto sindaco, confermerà l’attuale assetto proprietario di Ama, Atac, Acea, Farmacap e Assicurazioni di Roma e darà piena attuazione al referendum del 2011 sull’acqua mediante la costituzione di una società al 100% comunale dove collocare le attività idriche di Acea?

Non abbiamo in programma di intervenire sull’assetto proprietario di natura pubblica di Acea, Ama e Atac. Per quanto riguarda Assicurazioni di Roma e Farmacap, valuteremo. Riguardo queste due, terrò conto dei risultati incoraggianti degli ultimi mesi, tuttavia, è impensabile che aziende non strategiche con le loro perdite consumino risorse che potremmo utilizzare meglio altrove.

Vorrei, però, aggiungere qualche altra considerazione, vista l’importanza del tema. La questione delle partecipate romane è emblematica della trasformazione che ha avuto l’istituto. Società nate con una missione ne perseguono altre; realtà pensate per 30 dipendenti ne hanno, oggi, centinaia. Bisogna intervenire con linee chiare: quelle già individuate nel Piano di Rientro e quelle di un quadro nazionale che indica chiaramente la strada della semplificazione, della razionalizzazione, dello snellimento, della dismissione delle società partecipate che non hanno finalità strategiche per l’ente.

Questi obiettivi vanno perseguiti con azioni chiare: individuando in maniera trasparente manager competenti e dando loro pieno ambito di azione; prevedendo che l’assessore al bilancio si occupi in maniera esplicita di spending review; promuovendo una razionalizzazione del “Gruppo Comune di Roma” per evitare duplicazioni e sovrapposizioni tra le diverse società. Complessivamente, limitando l’intervento ai settori strategici per il comune – utilities, rifiuti, trasporti, turismo/cultura, patrimonio – si possono immaginare non più di 5 grandi società partecipate, generando contraccolpi non sui livelli occupazionali delle società dismesse o accorpate, ma sui privilegi e gli interessi particolari che attorno ad esse si sono costituiti a danno dei cittadini. La vendita delle società non strategiche genera guadagni o quantomeno riduzione di sprechi, con risparmi da destinare direttamente ai cittadini. Si può e si deve vendere ai privati, quindi, ovviamente adottando procedure competitive che garantiscano guadagni maggiori per le casse comunali, ma inserendo presidi di controllo efficaci che rendano migliori i servizi resi ai cittadini.

Quanto alla concessione per la gestione delle risorse idriche ad Acea, questa scade nel 2032. Decidere di modificare lo status quo prima di questa scadenza costerebbe miliardi di euro. Non credo i romani siano disposti a distrarre risorse dalle politiche sociali per coprire i costi di questa iniziativa.

5) Eletto sindaco, porterà in uno dei primi consigli comunali una profonda riscrittura della Delibera 140, al fine di dedicare il patrimonio immobiliare del Comune di Roma a fini sociali?

La questione del patrimonio è una di quelle che vanno affrontate con maggior decisione; perché è una fonte di potenziali entrate – legate alla migliore gestione quando non alla vendita – e di minori spese; perché il cattivo uso del patrimonio è emblematico di privilegi che hanno accompagnato la politica troppo a lungo; perché si debbono trovare meccanismi per equilibrare la prima esigenza – quella economica – con un’altra, altrettanto importante, di carattere sociale. La leva del patrimonio, specialmente in un momento di risorse scarse, diventa così uno degli strumenti essenziali di policy-making del settore pubblico. Compito di un’amministrazione è trovare un punto di equilibrio tra le esigenze di risanamento e quelle di ordine sociale, culturale, imprenditoriale. È un equilibrio che troveremo anche qui con regole chiare, con una robusta dose di programmazione, superando il perenne stato di emergenza che si è spesso trasformato nell’anticamera di favoritismi, corruzione e privilegi. Sì, l’esame di quella delibera e la sua possibile revisione sarà una delle mie priorità.

Vedi anche

Altri articoli