Caro Eugenio, ecco perchè sostengo la riforma del Senato

Riforme
Il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano a Napoli dove, nel corso di un convegno sui diritti nelle carceri, ha sottolineato la necessita' di una revisione della riforma penitenziaria del '75, 9 giugno 2015.
ANSA/CIRO FUSCO

L’ex presidente della Repubblica replica a Scalfari: non sostengo la riforma del senato perché la propone Renzi “ma me sarebbe egualmente premuto che una tale riforma venisse varata da qualsiasi precedente Presidente del Consiglio

La semplicità, pur in un tema complesso, con cui Giorgio Napolitano replica a Eugenio Scalfari, che domenica su Repubblica ne aveva criticato l’opzione favorevole al superamento dell’attuale Senato, è veramente rara e difficilmente attaccabile.

Parole amichevoli, in apertura, proprie di chi coltiva non solo rispetto per le altrui posizioni ma i sensi di una lunghissima consuetudine. E dunque, “caro Eugenio”, e poi subito il merito della questione. Con una premessa: “Innanzitutto, non ho, nemmeno nella mia lettera al Corriere della Sera , sostenuto che il testo della riforma debba essere approvato così come è attualmente. Ho anzi messo in evidenza in quel mio articolo l’importanza del richiamo da parte della presidente Finocchiaro sia ai consensi espressi da molti senatori e molti studiosi “auditi” in Commissione, sia dei consigli da essi ricevuti per “modifiche e puntualizzazioni” del testo in discussione al Senato, purché non risultino “dirompenti” rispetto all’impianto già definito della riforma”.

Poi c’è un punto politico molto serio. Io – è come se dicesse il presidente emerito – non sostengo la riforma del senato perché la propone Renzi “ma me sarebbe egualmente premuto che una tale riforma venisse varata da qualsiasi precedente Presidente del Consiglio. Si sta finendo per parlare dell’approvazione di questa riforma essenzialmente in funzione di come si giudica, di che cosa ci si aspetta o si teme dall’attuale Presidente del Consiglio”. E spiega Napolitano: “Ma questi era anni luce lontano dall’entrare nel firmamento politico nazionale quando la necessità e l’idea di una revisione costituzionale, relativa in particolare al superamento del bicameralismo paritario venivano affermate da tutt’altre personalità politiche e di governo: a cominciare da subito dopo l’Assemblea Costituente, fino ai mesi del governo Letta (dalle conclusioni del gruppo di lavoro da me istituito nel marzo 2013 alla relazione della Commissione di cui fu presidente il ministro Quagliariello).

Il punto forte è però ancora un altro: “Come si può ritenere che la riforma in discussione costituirebbe il “contrario”, segnerebbe la fine, della democrazia parlamentare? La posizione in materia di revisione costituzionale che tu riconosci caratterizzarmi da molti anni, è in realtà quella propria di molte personalità politiche e istituzionali confluite nel centrosinistra. Voleva forse Leopoldo Elia “il contrario della democrazia parlamentare” quando propugnava “una nuova forma di governo parlamentare”, vedendo nella “criticità dell’assetto costituzionale di vertice della Repubblica il punctum dolens più evidente”? O voleva forse il centrosinistra buttare a mare la democrazia parlamentare quando votò, nella Commissione bicamerale del 1997-1998, per il passaggio al “premierato”, al governo cioè del primo ministro?”

Centrale è per l’ex capo dello Stato che “non si lasci in piedi, attraverso l’elezione a scrutinio universale anche del Senato della Repubblica, la compresenza di due istituzioni rappresentative della generalità dei cittadini, sottraendo al Senato solo (e a quel punto insostenibilmente!) il potere di dare la fiducia al Governo. L’essenziale è dar vita a un nuovo Senato che arricchisca la democrazia repubblicana dando ad esso la natura di una istituzione finora assente che rappresenti le istituzioni territoriali“.

Non bisogna farsi dominare – scrive ancora Napolitano –  “da quella “paura dei pericoli” (evocata in una guizzante definizione di Gramsci), che può solo far naufragare per l’ennesima volta nell’inconcludenza il necessario processo riformatore. Si tenga ragionevolmente conto di ciò, nella libertà di sollevare legittimamente, senza far polveroni, qualsiasi questione relativa a posizioni, questioni, modi di governare che riguardino il Presidente Renzi”.

Un’ultima replica a Scalfari che aveva maliziosamente fatto balenare l’ipotesi di un possibile imbarazzo di Napolitano se il suo successore Mattarella avesse assunto una posizione diversa dalla sua: “Sono certo che non mi troverò, per nessun aspetto, in una posizione imbarazzante rispetto a qualsiasi parere possa esprimere il Presidente Mattarella, in quanto in ogni caso mi rimetterò con pieno rispetto all’autonomo esercizio del suo insindacabile mandato. E magari lasciamo stare certe analogie, che non tu ma qualche altro evoca con strumentale e ridicola rozzezza, fra un altro Emerito di somma autorità spirituale e un ex Presidentedella Repubblica che la nostra Carta ha voluto senatore di diritto e a vita, ovvero membro attivo di una istituzione parlamentare a cui possa dare in piena indipendenza il contributo della sua esperienza. Non un titolo onorifico o una sine cura, ma un compito e un dovere di operoso impegno”.

Vedi anche

Altri articoli