“Caro Brunetta, noi i fannulloni li puniremo davvero”

Festa de l'Unità

Il ministro Madia alla Festa de l’Unità: “Attueremo la riforma della pubblica amministrazione. E i ricorsi non funzioneranno più”

“Prendo l’impegno che i provvedimenti siano più semplici e veloci, perché chi sbaglia paghi”. Il ministro Marianna Madia porta l’esempio dei vigili assenti la notte di Capodanno a Roma, per i quali non sono ancora state accertate responsabilità e inflitte eventuali sanzioni, per far capire che evidentemente c’è qualcosa che non va. “Brunetta ha impostato tutta la sua riforma della pubblica amministrazione sui fannulloni da punire – ricorda con il risultato che i procedimenti disciplinari non sono cambiati, perché poi non ha attuato la norma. Noi invece attueremo prima di tutto le norme che ci sono già“.

Chiamata sul palco insieme a Ernesto Carbone, Patrizia Toia e a un esuberante Gian Antonio Stella, Madia riceve diversi applausi dal pubblico della Festa de l’Unità, che riempie la sala nonostante la pioggia caduta su Milano. Il ministro garantisce che i decreti di attuazione della riforma arriveranno puntuali e che quindi quanto contenuto nella legge che porta il suo nome si tradurrà presto in realtà, a differenza di quanto avvenuto in passato. “Ci sarà una maggiore certezza delle regole”, assicura Carbone.

Il merito sarà finalmente al centro del funzionamento della macchina pubblica: su questo tasto il ministro batte spesso e spiega che questo aggirerà il meccanismo dei ricorsi che hanno bloccato finora troppe decisioni. Una cultura dei risultati che – aggiunge Toia – “dovrebbe diventare un modello anche per le aziende che hanno a che fare con la p.a.”.

Inoltre, la riforma eviterà la distribuzione dei premi a pioggia che si è verificata finora: “Siccome la carriera dei dirigenti non è più automatica – spiega Madia – se qualcuno valuterà i dipendenti tutti allo stesso modo avrà lui una cattiva valutazione, che gli penalizzerà la carriera”.

Basterà a trasformare la pubblica amministrazione? Su questo Madia va cauta: “Non si cambiano in poco tempo abitudini radicate. Bisogna cambiare la cultura di chi sta nelle istituzioni a proposito di come si lavora”. Prima di tutto, su come si scrivono le norme, che appaiono ancora incomprensibili ai cittadini. “Noi siamo riusciti a fondere in una sola le cinque scuole di p.a. che c’erano prima – ricorda il ministro – ora bisogna farle funzionare bene”.

 

(foto di Stefano Minnucci)

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