Caro Bondi, ora non faccia troppe sviolinate a Renzi

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Il senatore-poeta aveva rotto 2 anni fa con Berlusconi, ora va con Verdini

Da quando Sandro Bondi confessò a Salvatore Merlo, che sul Foglio ne trasse un memorabile pezzo, che “in questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico” è trascorso un bel po’ di tempo. Era il 7 novembre 2013. Nel novantaseiesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, l’ex comunista Bondi comunicava di essere diventato anche ex berlusconiano: “È finita”, sillabò, forse pallido, forse sudaticcio, l’amata compagna Manuela Repetti là vicino, sul divano, anch’ella stanca di combattere una battaglia perduta.

Senza ironia, per chi aveva visto in Berlusconi qualcosa di più di un faro politico, addirittura una ragione d vita, il distacco avrà avuto qualcosa di lancinante tanto che per due anni i coniugi Bondi hanno parlato poco, avranno teso l’orecchio per sentire l’aria dove spirasse, si saranno rincuorati a vicenda, tante volte la sera si saranno guardati negli occhi senza parlare, avranno sperato in un domani migliore.

Ed ecco che alla vigilia del Natale 2015 questo domani è arrivato. Lo strappo si compie. Il dado si trae, e il Nostro passa armi e bagagli, con la moglie, ad Ala, il gruppo di Verdini, un passaggio – ha spiegato Manuela anche a nome del marito – che è “una logica e naturale conseguenza del nostro sostegno da tempo intrapreso per le riforme costituzionali e l’azione di rinnovamento perseguito dal governo di Matteo Renzi. Sono convinta oggi più che mai che per chi, come me, aveva aderito ad un progetto liberale, laico e riformista non vi sia alternativa”.

Certo, l’addio a Forza Italia c’era già stato; ma un conto è trasmigrare nel gruppo misto, che sarebbe giusto definire “gruppo mesto”, cioè in un limbo di anime perse a cui andrebbe fatto leggere il famoso libro di Chatwin “Che ci faccio qui?”, un non-luogo per degenti non gravissimi ma pur sempre malati; e un altro conto è sbarcare sull’isola di Denis, luogo ancora misterioso e certamente transeunte, che però contiene, chi lo sa, qualche forziere nascosto, qualche oasi di benessere. E comunque sia, che goduria trovare un qualche approdo per un uomo al tempo stesso timido e bellicoso, mite e arrogante, abbacinato per due volte dal mito della Storia, prima col comunismo poi col berlusconismo.

Il “verdinismo” no – lo sa Bondi per primo – questa aura mitica non ce l’ha – è evidente – Denis non è Silvio, tantomeno Palmiro: non è questo il punto, il punto è provare a rifare politica, dopo il limbo, dopo il silenzio, come un condannato a morte che, fuggito, riprovasse a costruirsi una vita. Sotto l’Ala di Verdini? Già, questo passa il convento della destra italiana, e se uno pensa a Cavour, o anche a Malagodi, viene un groppo alla gola, ma tant’è.

Cosa farà ora, Sandro Bondi? E che potrà mai fare… Qualche discorso parlamentare, qualche sviolinata a Renzi (per favore, senatore, non esageri), qualche comparsata a Ballarò: altro di più memorabile pare difficile, sotto l’Ala di Denis, ma insomma in fondo si tratta di fare il minimo indispensabile per ottenere di nuovo un seggio in parlamento, ah, naturalmente con annesso scranno per l’amata Manuela. E allora chi vivrà vedrà se ci sarà un nuova vita politica per questo senatore-poeta a cui dedichiamo volentieri, per chiudere, qualche verso di Paul Verlaine che di sicuro apprezzerà: “E vado errando/ nel cupo vento / che mi trasporta / di qua di là / simile alla foglia morta” .

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