Carlos Santana il ritorno, senza perdere mai il ritmo

Musica
epa04684567 Mexican guitar player Carlos Santana performs on stage during his concert in Mexico City, Mexico, 28 March  EPA/SASHENKA GUTIERREZ

La formazione storica, quella di Woodstock, si è ritrovata attorno al leader-chitarrista

A volte ritornano. Ormai da una quind icina d’anni, in ambito pop/rock è tutto un fiorire di altisonanti riunioni tra eccellenti nomi del passato. Complice la gran voglia di sfogliare ancora certe gloriose pagine dei tempi che furono, molte band inglesi/americane attive già negli anni ’60-’90 riprendono a calcare i palchi di tutto il mondo. Spesso e volentieri è anche un gran bell’affare dal punto di vista economico: riproporre il canzoniere inciso in gioventù .Fortunatamente, non sembra questo il caso della band germogliata intorno a Carlos Santana in California, alla fine degli anni Sessanta. La formazione storica, quella dell’apparizione/consacrazione al Festival di Woodstock e dei primi lavori, si è infatti ritrovata e pare averlo fatto più per la gioia autentica di comporre ancora musica insieme che per un rosso nel conto in banca. Per credere, basterà chiudere gli occhi e mettersi in ascolto: il viaggio durerà più di un’ora e l’armonia, quella vera, sarà davvero tangibile tra un brano e l’altro.

Affiatamento, voglia di ruggire ancora proprio come la tigre in bella mostra in copertina, citazione per altro del primo album, datato 1969. Con l’indimenticato leader, è schierato il sestetto delle meraviglie: Gregg Rolie, voce e organo Hammond; Neal Schon, chitarra elettrica; Micheal Shrieve, batteria; Mike Carabello, congas. A completare l’organico dei tempi d’oro compaiono poi Benny Rietveld al basso e Karl Perazzo ai timbales, questi ultimi a sostituire rispettivamente David Brown (scomparso nel 2000) e José Areas, che non ha voluto partecipare al progetto.Sedici i pezzi in scaletta e, come già accennato, in più di un’occasione si torna a percepire l’incantata atmosfera che solo questa band riusciva a creare: una miscela speziata di rock, funk , afro-blues psichedelico, sensuali colori latini (rumba, cumbia, son) incorniciati in un quadro ricco di virtuosismo strumentale e grazia melodica.“E’ stato magico” ha affermato Carlos Santana a proposito delle sedute di registrazione del disco, protratte lungo un paio d’anni. «Non abbiamo dovuto forzare le vibrazioni, da subito abbiamo ripreso a suonare con quello stile che il pubblico identifica con la band».

Il marchio di fabbrica è identificabile da subito con l’iniziale “Yambu”, attraverso la quale si scaldano i motori. Brani come “Shake it” ed “Anywhere You Want to Go” rappresentano invece il presente, la capacità di scrivere musica con un occhio rivolto all’appeal radiofonico e all’orecchiabilità dei ritornelli. Poi però arrivano autentici pezzi da novanta, come lo strumentale “Fillmore East” o i cambi di ritmo in “You & I”: qui il tempo pare tornare indietro di oltre quattro decenni. Melodie ammalianti, dialogo infuocato di chitarre, grande raffinatezza esecutiva e groove ritmico. “Blues Magic” fa eco addirittura a un leggendario cavallo di battaglia della band, ovvero la cover di “Black Magic Woman” dei Fleetwood Mac, trasfigurata ad arte. E’ della partita anche Ronald Isley (del terzetto vocale degli Isley Brothers, quelli del gospel pop “Shout”), che presta la voce sul latin rock di “Love Makes the World Go Round” e sull’hard funk di “Freedom in Your Mind”. Certo, lungo il viaggio nel viale dei ricordi non manca purtroppo qualche passo falso, (su tutti, l’imbarazzante “Choo Choo” con la sua andatura da discoteca), che poco o nulla aggiunge a quanto già espresso. Ma tanto basta: godiamoci l’album, in attesa di ascoltare la band dal vivo nel nostro Paese, in arrivo quest’estate.

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