Capossela rilegge il folk: “Canto per i beni comuni”

Musica
Vinicio Caposella in piazza San Giovanni  durante il concerto del primo Maggio, Roma, 1 Maggio 2016, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il musicista presenta il nuovo doppio album ‘Canzoni della pupa’ nell’albergo diurno di Milano recuperato dal Fai: “A Oristano e in Irpinia ci sono atmosfere da western”

Ci vuole tempo, ogni lavoro di Vinicio Capossela richiede tempo. Diversamente ogni giudizio risulterebbe gratuito e poco rispettoso. Questo nuovo capitolo discografico Canzoni della pupa (Warner) trabocca di significati, di suoni e parole, di ricerca nelle tradizioni popolari, quelle rurali. Doppio album decisamente fuori moda rispetto a quello che circola oggi. Un album così poteva ben figurare nella prestigiosa etichetta di Peter Gabriel, la Realworld, che raccoglieva musiche della tradizione locale di ogni paese del mondo e un tempo venivano classificate come folk. Da qualche anno Capossela è impegnato nella ricerca delle sue radici, scoprendo infine che alcuni canti popolari li aveva già dentro di sé, bastava ascoltarli. Lucido nella spiegazione introduttiva Capossela ribadisce che trattasi di un lavoro su un bene comune, che riguarda non un io ma un noi.

Un lungo percorso che lo ha portato a girare il film Nel paese dei coppoloni del 2015, anticipatore di questo doppio album. Basti pensare a quella grande trebbiatrice sulla locandina del film, un mitico attrezzo agricolo che generava grande trambusto e festa nelle corti di campagna. Avveniva in estate per il rito della “battitura” del grano. Per inseguire le sue radici, lui nato nel 1965 ad Hannover da emigranti della provincia di Avellino, Capossela torna sui suoi passi e va al paese di Cariano dove abitano i coppoloni, detti così perché sono situati in alto, vicino al cielo, ma anche fragili alle intemperie. Da quelle terre l’artista ricava il materiale che poi trasmette in questa opera discografica dal forte spessore culturale e sonoro.

Disco diviso in due parti, una chiamata “Polvere” l’altra “L’Ombra”. «È però solo una separazione concettuale», precisa Capossela alla conferenza stampa convocata in un luogo particolare di Milano, ovvero l’Albergo Diurno di Porta Venezia recentemente recuperato dal Fai per visite guidate. «Un progetto iniziato tredici anni fa a Cabras nel Golfo di Oristano, dove la natura è polverosa e richiama un certo paesaggio western, così come altre ambientazioni che attraversano le canzoni di questo disco e mi riferisco all’alta Irpinia. Per me una chiave di accesso è stata l’opera di Matteo Salvatore che ho potuto incontrare, alla maniera di come sa va a incontrare un maestro». Tanti anni di preparazione, con tanti incontri, persone comuni gli hanno trasmesso le storie che poi sono diventate canzoni, e tanti artisti poi convocati per partecipare all’album, da Flaco Jimenez ai Calexico, Howe Gelb e Los Lobos, ma anche Giovanna Marini, Enza Pagliara e Antonio Infantino, la canzone folk italiana, anche se Capossela precisa che una certa attrazione gli è arrivata anche dal primo Dylan. A chi gli fa notare che sarà difficile far ascoltare questo lavoro alle nuove generazioni abituate ad sentire musica attraverso Spotify, saltando da un pezzo all’altro o perfino da un artista all’altro, Capossela risponde: «Credo nel disco come a un’opera, è vero che occorre dedicare del tempo, sia per scriverlo che per ascoltarlo, ma poi ci si immerge in un mondo musicale che potrebbe interessare anche le nuove generazioni. Penso al rebetiko, lo stile nato in Grecia negli anni venti e che oggi è molto suonato dai giovani musicisti. Si deve creare quel rapporto di fiducia, perché c’è verità e lavoro dietro un’operazione così e ciò la rende credibile».

E i giovani accorrono in massa ai suoi concerti. In proposito sono state fissate le date del prossimo tour estivo con partenza da Roma (Cavea Auditorium Parco della Musica, 28 giugno), quindi Milano (Market Sound, 29 giugno), poi tra luglio, agosto e settembre tante altre tappe toccando Marostica, Lucca, Villafranca, Asti, Brescia, Collegno, Sogliano al Rubicone, Bolgheri, Civitanova, Pescara, San Pancrazio (Br), Soverato (Cz), Palermo, Taormina, Empoli, Treviso e altre date in via di definizione per uno spettacolo per niente convenzionale. «La formazione sul palco sarà composta da undici elementi» avvisa Capossela «così saremo al passo con il Campionato Europeo di calcio». Inoltre, dal 22 al 28 agosto, riprende con la quarta edizione lo Sponz Fest a Calitri nell’alta Irpinia di cui Capossela è direttore artistico.

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