Caos sulle pensioni di reversibilità, ma il governo assicura: non ci saranno tagli

Economia
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Perché utilizzare di nuovo, per il Def, le parole che hanno allarmato i pensionati qualche settimana fa? Poletti assicura: il governo non ha alcuna intenzione di intervenire sulle reversibilità

Si riaccende la polemica sui tagli alle pensioni di reversibilità. Nei documenti ufficiali del governo (vedi il Documento di economia e finanza presentato qualche giorno fa) si legge ancora una volta quanto fu scritto a febbraio nel ddl sul contrasto alla povertà che mise in guardia i pensionati. Ancora una volta, però, arriva la smentita dell’esecutivo. Lo fa di nuovo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rassicurando i diretti interessati sul fatto che il governo non ha alcuna intenzione di intervenire sul tema.

Come nasce la polemica
Ad allarmare i pensionati, come accennato, era stato il ddl del governo giunto a metà febbraio in Commissione lavoro alla Camera. Un testo pensato per riordinare le prestazioni di natura assistenziale e previdenziale come strumento unico di contrasto alla povertà, con misure legate al reddito e al patrimonio. Una delle ipotesi fu quella di legare all’Isee (e quindi al reddito) la pensione di reversibilità, ossia quella erogata agli eredi di chi ha già maturato i requisiti.

Da qui l’accusa al governo di voler cancellare quel diritto. “Evidentemente – spiegò in quel caso Poletti – c’è chi cerca facile visibilità dilettandosi a inventare un problema che non c’è, per poi poter dire di averlo risolto. Per il futuro non è allo studio alcun intervento”.

In effetti le pensioni di reversibilità furono citate soltanto nella relazione al disegno di legge incriminato (a pagina 10). Nel testo vero e proprio della delega – composto peraltro di un unico articolo – la reversibilità non viene mai riportata in maniera esplicita. Per essere precisi, al punto E (pagina 18 del testo) si parla di“razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi, inclusi gli interventi rivolti a beneficiari residenti all’estero, fatta eccezione per le prestazioni legate alla condizione di disabilità e di invalidità del beneficiario”.

Perché dunque utilizzare di nuovo quelle parole (“di natura previdenziale”) anche sul Def, visto che inevitabilmente alimentano dubbi? “È un errore tecnico che il governo chiarirà in sede parlamentare”, assicura in questo caso Poletti, aggiungendo che per porre la parola fine su una polemica a suo giudizio infondata, è pronto a presentare un emendamento che chiarisca “in modo assoluto e definitivo” questo tema.

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