Canzoni come preghiere, Arisa diventa grande

Musica
Massimo Ranieri e Arisa, durante la trasmissione televisiva Rai ''Sogno e son desto 3'', in diretta dagli Studios di via Tiburtina a Roma, 16 gennaio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Quest’anno la cantante ligure-lucana, torna sul palco del Festival di Sanremo con “Guardando il cielo”, scritta da Giuseppe Anastasi

Arisa è una giovane veterana del Festival della Canzone italiana di Sanremo, dove ha collezionato tre podi e due primi posti su quattro partecipazioni e lo scorso anno si è tolta anche lo sfizio di essere co-conduttrice della kermesse assieme a Carlo Conti. Quest’anno la cantante ligure-lucana, torna sul palco dell’Ariston con Guardando il cielo, «un brano che scrisse Giuseppe Anastasi molto tempo fa – afferma Arisa – che fino ad oggi non mi sono mai sentita di cantare, perché non avevo la maturità, non coincideva con il momento storico che vivevo a livello interiore. È una riflessione sulla condizione umana e sovrumana con una doppia coscienza, perché il punto d’osservazione è al tempo stesso e in cielo e dentro la mischia». ll nuovo album che prende il titolo dal pezzo sanremese, in uscita il 12 febbraio e che vede molte collaborazioni, oltre al rinnovato ed esclusivo connubio con Giuseppe Anastasi, anche Federica Abbate, il poeta e artista Alfredo Rapetti Mogol in arte Cheope, Fabio Gargiulo ideatore di alcuni spunti presenti nell’album, Stefano Galafate, vecchio amico dai tempi romani ha scritto Lascerò insieme a Giuseppe Anastasi, Andy Ferrara in Una notte ancora, Andres Diamond e Don Joe in Come fosse ieri e l’ultimo arrangiamento curato dal maestro Carlo U. Rossi in Gaia.

Un album variegato anche nelle tematiche oltre che nelle sonorità, un album più maturo rispetto ai precedenti, dove i vari brani hanno tutti una autonomia concettuale e poetico. «Questo disco esprime il mio desiderio di ricongiungermi con la natura. Più passano gli anni, più io mi sento una donna libera dalle convenzioni di questo tempo. Ho maggiore fiducia nel futuro, da quando ho iniziato a crederci. Prima pensavo continuamente “e dopo?”; invece adesso ho un atteggiamento più positivo e propositivo, perché so che qualunque cosa accada, non potrà mai essere troppo brutta». Arisa sembra arrivare a Sanremo dopo un lungo viaggio, un viaggio fatto di ricerca interiore: «Molte cose arrivano con la maturità provando sulla tua pelle, in questi ultimi anni ho verificato l’importanza del cielo, della vita, del caso. Penso che nel brano che canterò quest’anno a Sanremo ci sia un messaggio condivisibile da tutti, che tutti prima o poi nella vita alziamo gli occhi verso mete diverse rispetto a quelle vediamo tutti i giorni. Il mio brano non si riferisce a Dio in quanto Dio, perché per me Dio ha la forma dell’universo. Seguo l’insegnamento di mia nonna. Anche questa canzone per me ha la forza di una preghiera: tante volte in cui mi sono sentita in difficoltà, ho cantato il ritornello e il malessere è sparito. L’immensità del cielo su di me ha un effetto rasserenante, perché mi riporta a grandezza naturale, e perché nasconde il caso, fonte di vita che scorre per vivere ancora».

Un altro tema escatologico toccato è la terra e la tutela del creato, a cui l’interprete lucana dedica la canzone Gaia, anche questa firmata da Anastasi (che ha una simbiosi totale con la cantante),è una canzone preziosa poichè il primo ad averci messo le mani e ad averci creduto è stato il maestro Carlo U. Rossi prima della sua scomparsa. È la traccia del nuovo album in cui è più evidente e urgente l’impegno sociale di Arisa: «Vengo dalla campagna e sono particolarmente sensibile ai dissesti ambientali causati dalla nostra smania di vivere troppo comodi. Dobbiamo capire che in pericolo siamo noi, perché la Terra comunque si rigenera e si adatta a qualsiasi situazione. Saremo noi umani a subire le conseguenze delle nostre azioni irresponsabili. Ormai diamo perscontati i doni che riceviamo ogni giorno». Arisa con la sua consueta leggerezza non spera tanto in una vittoria, che la relegherebbe in una hall of fame di tutto rispetto, ma vorrebbe «fare un bel festival, cantare la mia canzone e divertirmi. Mi andrebbe che Sanremo fosse vissuta, vivente, attiva, voglio viverla come esperienza a tutto tondo, assaporarla a pieno, augurandomi che siano giorni pieni di bellezza». Sul palco dell’Ariston inoltre nella serata delle cover interpreterà Cuore la canzone resa famosa da Rita Pavone, che permetterà di giocare su un registro canoro diverso ancora una volta, così da dimostrare, se ce ne fosse bisogno, una completezza sia compositiva che vocale totale, perché come dice Arisa prima di salutarci «quando cresci, cresci in tutto e il pubblico lo nota»

 

(Nella foto Arisa con Massimo Ranieri durante la trasmissione televisiva Rai ”Sogno e son desto 3″)

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