Cantone: “Milano ha dimostrato di saper reagire. Mentre a Roma continua un mondo opaco”

Corruzione
Il presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone durante il convegno Anac per la giornata nazionale di incontro dei responsabili della prevenzione della corruzione, Roma, 14 luglio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il presidente Anac: “Expo? Senza l’anticorruzione avrebbero fatto più affari”

Il giorno dopo l’esplosione dei casi di corruzione che hanno interessato l’organizzazione dell’Expo milanese, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, in un’intervista alla Stampa, ha parlato delle due città più importanti d’Italia e le ha messe a confronto.

Cantone, nell’intervista al quotidiano torinese, spiega che l’indagine “del procuratore aggiunto Ilda Boccassini ha colpito una proiezione imprenditoriale di una famiglia mafiosa di Enna. Il combinato disposto tra controlli amministrativi, indagini penali e controllo delle procedure e delle assegnazioni degli appalti ha impedito che Expo 2015 diventasse un territorio di conquista per clan mafiosi e consorterie criminali”. “La prova che l’Anticorruzione ha rappresentato un argine alle infiltrazioni sta in una intercettazione riportata dall’ordinanza di custodia cautelare e pubblicata sui siti di informazione: ‘La tavola era già apparecchiata è arrivata l’Anticorruzione ed è saltato il pranzo’. Lo dicono loro. E io non posso che essere soddisfatto”.

E a Roma? A Roma c’è invece “un mondo pericoloso che riaffiora. Direi rigurgiti del vecchio sistema di potere che tenta di riproporsi ma che, per fortuna, sfiora soltanto i grandi affari”. Per questo, secondo Cantone, “Milano ha saputo reagire” sia pure con l’aiuto della Prefettura, della Procura e dell’Anac, mentre Roma rischia di rimanere invischiata nei suoi vecchi vizi. Nella Capitale, spiega, “continuano ad emergere figure del passato. Antichi sistemi di potere della Prima Repubblica sono ancora in vita. Dall’inchiesta del Valutario della Finanza emerge tutto un mondo opaco di faccendieri, di funzionari e dirigenti pubblici, di imprenditori che hanno vissuto sempre solo attraverso la corruzione e gli appalti pilotati”.

 

 

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