Rai, opposizioni e sinistra Pd mandano sotto il governo. Ma la riforma va avanti

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Il sottosegretario Antonello Giacomelli durante l'esame del ddl Rai nell'aula del Senato, Roma, 21 luglio 2015.     ANSA/ETTORE FERRARI

Approvato un emendamento che abolisce la delega per la riforma del canone. Diciannove dem hanno votato contro la maggioranza e non c’è stato alcun “soccorso” dei verdiniani

Con 121 voti favorevoli e 118 contrari è stato approvato al senato un emendamento che sopprime l’articolo 4 della riforma della Rai, quello che assegnava al governo la delega per intervenire sulla disciplina del canone e sul finanziamento dell’emittenza locale.

A sottoscrivere i diversi emendamenti soppressivi erano stati senatori della minoranza Pd, oltre che di tutte le opposizioni (Forza Italia, Lega Nord, M5S e Sel). In particolare, i dem che hanno contribuito a mandare sotto il governo sono stati 19 (Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Miguel Gotor, Maria Cecilia Guerra, Paolo Paleotti Guerrieri, Silvio Bachisio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Maurizio Migliavacca, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Lucrezia Ricchiuti, Roberto Ruta e Walter Tocci), mentre gli assenti erano 11, trasversali alle componenti interne (Filippo Bubbico, Felice Casson, Rosaria Maria Di Giorgi, Stefano Esposito, Stefania Giannini, Stefano Lepri, Claudio Martini, Claudio Micheloni, Marco Minniti, Roberta Pinotti e Lodovico Sonego). I firmatari dell’emendamento sono Federico Fornaro, Lodovico Sonego, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Miguel Gotor e Claudio Martini.

Alla prima prova in aula, si è infranto anche il mito del “soccorso” dei verdiniani al governo: dei dieci componenti il gruppo di Ala, infatti, 2 hanno votato con la minoranza e 7 non hanno partecipato al voto. E Forza Italia coglie subito l’occasione per andare all’attacco dell’esecutivo.

 

“Può capitare ed è capitato in altre occasioni di andare sotto su qualche emendamento – calma gli animi Lorenzo Guerini – è successo in tutti i provvedimenti, è fisiologico. Anche in questo caso la differenza l’hanno fatta gli assenti. Tra l’altro l’emendamento è su un punto non importante. Se necessario lo correggeremo alla Camera”. Dopo il voto, i lavori di palazzo Madama sono stati sospesi dal vicepresidente Roberto Calderoli e sono ripresi regolarmente dopo pochi minuti. Le opposizioni sono intervenute per chiedere di rinviare l’esame della riforma a settembre, ma governo e maggioranza non sono di questo avviso. “La soppressione di questo articolo – spiega Giorgio Tonini – non mette in discussione una riforma che riguarda soprattutto il modello di governance della Rai. Sono convinto che possiamo arrivare a palazzo Madama nelle prossime ore all’approvazione finale del provvedimento”.

Intanto, l’aula ha già approvato l’articolo 5 della riforma e rimane l’intenzione di chiudere con il sì finale entro domani.

 

“La delega al canone così come l’avevano concepita era troppo generica – spiega Fornaro, primo firmatario dell’emendamento – Lo sanno bene che quando parlo io in aula non lo faccio esattamente a titolo personale, ma loro non hanno voluto ascoltare. Del resto l’esperienza del Jobs Act qualcosa ci ha insegnato. Quando uno si scotta con l’acqua calda, poi anche quella tiepida alla fine fa male…”.

Lo ‘sgambetto’ di oggi al governo arriva dopo che stamattina l’ufficio di presidenza della commissione di vigilanza sulla Rai aveva fissato per il 4 agosto la seduta per l’elezione del nuovo cda, come richiesto ieri dal governo.

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