Campidoglio M5S, giunta a rilento: forse torna Morgante al Bilancio

M5S
Virginia Raggi,

Ancora solo quattro gli assessori certi, gli altri il 7 luglio. La sindaca studia la relazione di Tronca: «Pericolose relazioni tra criminalità e apparati burocratici»

Va per le lunghe la scelta della Giunta per Virginia Raggi, sindaca di Roma che si è data come limite il 7 luglio, prima seduta del Consiglio comunale, quasi al limite dei venti giorni disponibili, dopo aver rinviato di promessa in promessa l’annuncio in campagna elettorale. Ora circola un nome per la casella più importante e anche più difficile, ovvero Daniela Morgante per l’ass e ss orato al Bilancio. Un ritorno, per l’avvocata (come Raggi) e magistrata della Corte dei Conti, che ha svolto lo stesso ruolo nella prima giunta di Ignazio Marino, finché non si è dimessa nell’aprile 2014 dopo una rottura con l’allora sindaco.

Dovrà affrontare il mega debito da 13 miliardi di euro che grava sul M arc’Aurelio. Marcello Minenna, ex dirigente Consob, ha infatti ribadito il suo no. Il nodo più difficile per Raggi sembra sia trovare il vicesindaco: potrebbe essere un esterno e non uno dei consiglieri M5s eletti. O rieletti, come il votatissimo Marcello De Vito, del quale fin dalle “comunarie” s ono state deluse le aspettative. Così di nomi certi per la squadra grillina ci sono quelli di Paolo Berdini per l’assessorato all’Urbanistica, Paola Muraro all’Ambiente, Luca Bergamo alla Cultura e Andrea Lo Cicero allo Sport e Giovani, già piuttosto discusso per le sue esternazioni non proprio istituzionali. Potrebbero entrare poi Antonio Blandini alle Aziende partecipate (l’assessorato a tempo), Cristina Pronello ai Trasporti e Flavia Marzano, docente della Sapienza, come assessore alla Roma Semplice e Innovazione, per rendere “smart” la capitale (altro compito non facile).

Luigi Di Maio a In Mezz’ora di Lucia Annunziata difende la sindaca anche sul fascicolo aperto dalla Procura sulla vicenda Asl di Civitavecchia: «Un atto dovuto» dopo l’esposto Pd «con i soliti mezzi», accusa il vicepresidente della Camera, che aggiunge: ci controllino, «non abbiamo nulla da nascondere». Quanto ai nomi della Giunta, tutti «gossip», loro «proteggono» i futuri assessori…dalle fauci dei giornalisti. Ma il dem Marco Miccoli fa notare che «a Milano fatta la giunta, a Roma altri 11 giorni, tempi lunghis simi». Insomma, l’unica cosa decisa dai grillini per ora è dove sedersi. Una novità per l’Au l a Giulio Cesare, forse ovvia per chi ritiene che non esistano più destra e sinistra.

Così i 29 consiglieri M5S si siederanno un po’ a destra e un po’ a sinistra, nelle due ali di scranni che si fronteggiano. Scelta che fa «sorridere e riflettere» Valeria Baglio, ex presidente dell’assemblea capitolina ora tornata consigliere Pd che osserva: «Non penso sia la soluzione migliore, di solito si sta tutti insieme», osserva. Comunque c’è posto dappertutto, «le opposizioni contano “a sinis tra”9 consiglieri (7 del Pd) e “a destra” 10».

Virginia Raggi, dopo il primo tour di celebrazioni ufficiali con la fascia tricolore e l’aria preoccupata, sta studiando la relazione choc che il commissario Francesco Paolo Tronca le ha lasciato nell’ufficio vista Fori. «Roma Capitale ha un quadro regolamentare obsoleto e, sotto certi aspetti, inadeguato», è scritto, un’organizzazione «con dimensioni macroscopiche» tali che rendono difficile individuare «i processi e i relativi quadri di responsabilità».

Un’azione amministrativa «frammentaria e intempestiva», scrive Tronca, che spiega come la priorità, da quando è scoppiato il bubbone Mafia Capitale nel dicembre 2014, «è stata quella di dotarsi di strumenti operativi atti ad arginare fenomeni di mala amministrazione». Quel marcio uscito dall’indagine sul Mondo di mezzo: «Le pericolose relazioni tra le organizzazioni criminali e l’area istituzionale, con possibili devianze dell’apparato burocratico-amministrativo locale ». Quanto agli appalti, «il frequente ricorso alle procedure negoziate», e «l’elevata frammentazione delle procedure e delle stazioni appaltanti». Anche il rimedio, la rotazione del personale, non ha funzionato: «Una conflittualità interna tale da promuovere impugnative di tutti i piani anti corruzione» in sede civile e al Tar del Lazio».

Una pioggia di ricorsi. Hai voglia per la sindaca aprire le istituzioni come “scatolette di tonno”, dovrà vedersela con i vizi della burocrazia romana. Paolo Berdini ha precisato il perché della contrarietà allo Stadio della Roma, dopo le polemiche nate perché lo aveva definito «uno scempio», corrette dagli stessi 5 Stelle che invece lo ritengono una «opportunità purché si rispettino le leggi» (e certo appena arrivati non possono inimicarsi i romanisti, né i laziali). Nessun pregiudizio, spiega l’urbanista che propone anche un referendum sul caso (un altro, oltre a quello sulle Olimpiadi?). «Le mie parole sono state travisate», precisa ieri, «scempio è pensare di poter edificare su Roma senza alcuna logica urbanistica, dopo che la Capitale è stata martoriata dalla mala politica negli ultimi vent’anni. Non c’è nessun pregiudizio nei confronti dello stadio della Roma» ma si ripromette di «approfondire ogni singolo aspetto del progetto insieme al sindaco».

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