Campagna elettorale al veleno: l’ultimo scandalo colpisce il Partido popular

Spagna
epa05076163 A woman votes during the general elections at a polling station in Madrid, Spain, on 20 December 2015. Four main parties are fighting the elections challenging the two parties that have dominated politics in Spain since the end the of the Franco dictatorship in 1975.  EPA/SERGIO BARRENECHEA

Delle intercettazioni gettano ombre sul ministro dell’Interno, appartenente al partito di Mariano Rajoy. Lo scandalo potrebbe influenzare anche i voti di domenica. E c’è chi già parla di una terza tornata elettorale

Mancano solo quattro giorni al voto in Spagna e dal 20 giugno non è più possibile diffondere sondaggi. A rompere il silenzio, però, il giornale asturiano Periodic d’Andorra (versione locale di El Periodico) riesce ad aggirare il divieto e a pubblicare un ultimo sondaggio sulle intenzioni di voto degli elettori spagnoli.

Un sondaggio che riconferma il Partido popular, ma solo con un 28,5% di voti, percentuale che permetterebbe al partito conservatore spagnolo di aggiudicarsi tra i 115 e i 119 seggi e quindi non la maggioranza assoluta in Parlamento. Seguono Podemos al 23,7% (83-87 seggi), il Psoe al 21,5% (82-86 seggi) e Ciudadanos al 15,2% (40-44 seggi). Delle percentuali che non si allontanano molto da quelle diffuse nei primi giorni di giugno dal Centro de Investigaciones Sociológicas e soprattutto che non consegnano a nessun partito o coalizione una maggioranza sufficiente per governare.

Potrebbe, però, influenzare il voto di domenica l’ultimo scandalo emerso in queste ore e che sta avvelenando il dibattito politico tra i candidati: sono state diffuse dal quotidiano Publico infatti delle registrazioni audio che coinvolgono il ministro dell’Interno Jorge Fernández-Díaz (appartenente al Pp di Mariano Rajoy). Dalle intercettazioni, risalenti al 2014, emerge che il ministro cercò di incastrare alcuni politici indipendentisti catalani, tra cui l’attuale vice primo ministro del governo regionale di Barcellona, Oriol Junqueras, leader di Esquerra Repubblicana de Catalunya. Per farlo Fernández-Díaz chiese al direttore dell’Ufficio Anticorruzione della Catalogna, Daniel de Alfonso, di avere delle prove di corruzione a carico di queste persone, il quale gli rispose che gli indizi a loro carico erano piuttosto deboli. Immediata da parte delle opposizioni la richiesta di dimissioni dell’esponente del governo che ha definito surreale l’ipotesi del complotto contro gli indipendentisti catalani.

Non ci saranno nuovi sondaggi a confermare eventuali spostamenti di voto dell’ultim’ora, ma il 26 giugno sarà possibile sapere direttamente dai voti reali se gli elettori sono stati influenzati da questo scandalo che arriva come una bomba alla fine di una campagna elettorale importantissima per il Paese che è già uscito senza un risultato certo dalle elezioni dello scorso 20 dicembre.

In ogni modo, anche nel caso in cui il Partido Popular dovesse perdere voti a causa del supposto complotto del ministro dell’Interno, nessun partito dovrebbe comunque uscire veramente vincitore da queste elezioni. Più probabile un eventuale accordo successivo per un governo di coalizione, anche se al momento non ce ne sono e il leader socialista Pedro Sánchez non sembra intenzionato a scendere a patti con il Pp o con Podemos-Izquierda Unida.

E c’è già qualche politologo, scrive il giornale El País, che parla della possibilità di una terza tornata elettorale.

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