Cameron rallenta l’uscita dall’Ue e getta già nuovi ponti sulla Manica

Brexit
epa05387117 British Prime Minister David Cameron announces his resignation after losing the vote in the EU Referendum outside No. 10 Downing Street in London, Britain, 24 June 2016. Britons in a referendum on 23 June have voted by a narrow margin to leave the European Union (EU). Media reports on early 24 June indicate that 51.9 per cent voted in favour of leaving the EU while 48.1 per cent voted for remaining in.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

L’attuazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona non sarà avviata domani. I Tories sceglieranno il nuovo leader entro il 2 settembre

Sarà un nuovo premier a chiedere formalmente l’avvio della procedura d’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Lo ha precisato David Cameron intervenendo per la prima volta di fronte alla Camera dei Comuni dopo l’esito del referendum della scorsa settimana. Non sarà il Consiglio di domani a Strasburgo, quindi, l’appuntamento nel quale saranno attivate le procedure previste dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

Cameron ha affermato che “il risultato del referendum va accettato”, sentendo “la responsabilità di tenere il Paese unito”. Per questo, il processo di Brexit dovrà essere sviluppato “nel miglior modo possibile”. Se “non ci saranno cambiamenti immediati per i cittadini europei residenti in Gran Bretagna“, ha spiegato il premier dimissionario, maggiori difficoltà si riscontreranno invece in campo economico: “Sarà tutto tranne che una passeggiata”. Per questo, Cameron ha preannunciato che saranno comunque ricercate forme di una collaborazione economica rafforzata con i Paesi del Vecchio Continente, così come proseguirà la partnership sul piano della sicurezza.

Il comitato esecutivo dei Tories ha stabilito che le procedure per la scelta del nuovo leader saranno avviate già la prossima settimana, per concludersi entro il 2 settembre. Una campagna così concentrata potrebbe favorire l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, rispetto alla contendente più accreditata Theresa May.

A contestare la decisione di un prolungamento dei tempi per la Brexit è stato nel corso della seduta ai Comuni il leader laburista Jeremy Corbyn, la cui posizione non è comunque meno in bilico: “Non possiamo rimanere in uno stato di paralisi per i prossimi tre mesi, Cameron dovrebbe iniziare i negoziati per l’uscita dalla Ue ora quando andrà a Bruxelles”.

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