Cameron accetta l’invito di Schulz: sarà al Parlamento Ue il prossimo 16 febbraio

Brexit
epa05143340 President of the European Parliament, Martin Schulz (L) and British Prime Minister David Cameron (R) sit for a meeting at 10 Downing Street in London, Britain, 04 February 2016.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA / POOL

Il primo ministro inglese sarà a Bruxelles il 16 febbraio per una riunione a porte chiuse con i presidenti dei gruppi parlamentari

Alla fine David Cameron ha accettato l’invito del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, per intervenire all’Europarlamento il 16 febbraio, due giorni prima del vertice del Consiglio Ue dedicato ai negoziati tra Regno Unito e Unione Europea. A confermarlo è stato il portavoce Jaume Duch che ha chiarito anche come la visita del leader inglese sarà limitata ad un incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari e le alte cariche del Parlamento Ue, tra cui il segretario generale, Klaus Welle, e il capo di gabinetto di Schulz, Markus Winkler. All’incontro a porte chiuse ci saranno anche alcuni dei leader eurescettici,  tra cui Nigel Farage dell’Ukip e Marie Le Pen del Front National.

L’ok di Cameron all’invito di Schulz si iscrive in un quadro di forte tensione a livello europeo. Le proposte del presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, per mantenere la Gran Bretagna nell’Unione europea hanno dato inizio a due settimane di negoziati con i leader dei Ventotto per arrivare all’approvazione del pacchetto nel vertice del 18 e 19 febbraio. Questo nuovo incontro a Bruxelles tenterà di favorire i negoziati e superare le resistenze di alcuni stati, in particolare dei paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad, Polonia, Repubblica ceca, Ungheria e Slovacchia.

L’agenda diplomatica del primo ministro inglese dovrà anche fare i conti con il clima che si respira oltremanica. L’ultimo sondaggio di Yougov.com per The Times ha registrato infatti l’aumento dei favorevoli all’uscita della Ue. Per la precisione i pro-Brexit sono saliti di tre punti rispetto alla scorsa settimana, portando la percentuale al 45%. Solo il 36% degli interpellati preferisce restare nella Ue, mentre il resto del campione si è detto indeciso o ha chiarito che non intende partecipare al referendum.

Il sondaggio è rilevante non solo perché chiarisce l’orientamento dell’opinione pubblica inglese, ma soprattutto perché lo fa proprio nei giorni seguenti l’annuncio dei piani di riforma che dovrebbero permettere alla Gran Bretagna di restare nella famiglia europea. Solo il 22% degli intervistati è infatti d’accordo con le riforme concordate con Bruxelles e questo pone la strada davanti a Cameron sempre più in salita.

 

Foto Ansa

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