Braccio di ferro tra Pd e Lega sugli emendamenti. E Calderoli tenta il colpaccio

Unioni civili
Roberto Calderoli durante il suo intervento in occasione della prevista informativa del ministro degli Interni Angelino Alfano (non presente) sulle devastazioni dei tifosi del Feyenoord a Roma, nell'aula del Senato, Roma, 3 marzo 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

La senatrice Finocchiaro presenta una mozione sulla maternità surrogata: “Utero in affitto al bando ovunque”

Ancora una lunga giornata dedicata alla discussione generale sulle unioni civili. Il ministro Orlando, che doveva intervenire oggi in aula a chiusura del dibattito, parlerà invece domani pomeriggio, mentre diventa sempre più improbabile l’obiettivo del voto finale entro l’11 febbraio.

Lo scoglio è il voto segreto e il confronto tra Pd e Lega che, dopo un nulla di fatto, è stato rinviato a domani alle 10,15. Non è stato raggiunto nessun accordo sul ritiro degli emendamenti al ddl Cirinnà e nemmeno sul numero di voti segreti (la Lega pensa di proporne circa 50). E al momento resta anche l’emendamento canguro presentato dal senatore dem Andrea Marcucci che ha dichiarato: “Ritiro l’emendamento premissivo all’articolo 1 del ddl Cirinà, quando la Lega farà altrettanto con i suoi”.

E sono 73 i senatori di Lega, Forza Italia, Ncd e Conservatori e riformisti ad aver firmato la richiesta di voto segreto sull’emendamento, a prima firma di Roberto Calderoli, che chiede il non passaggio agli articoli del ddl Cirinnà sulle unioni civili, rinviandolo in commissione (sostanzialmente gettandolo nel cestino). Ora spetterà al presidente Grasso valutare se concedere lo scrutinio segreto sull’emendamento che, in sostanza, affosserebbe l’intera legge sulle unioni civili.

Il Pd farà il punto sulle unioni civili domani, prima delle votazioni del pomeriggio, con l’ufficio di presidenza previsto per le 12 e poi nella riunione del gruppo alle 13.

L’altra questione ancora aperta è la stepchild adoption e il confronto tra laici e cattolici all’interno del Pd e degli altri partiti. Per trovare una mediazione, la senatrice Anna Finocchiaro ha annunciato, durante la discussione in aula, una mozione ponte che invita il governo a promuovere “un’iniziativa per la messa al bando a livello internazionale della pratica dell’utero in affitto in ogni Paese del mondo, in nome della dignità della persona umana e dei diritti del bambino”.

Oltre alla la mozione, la senatrice ha chiesto, però, un approfondimento della tematica da parte di tutti mettendo così il Senato “in condizione di farsi un’opinione informata e colta sul sistema di procacciamento, intermediazione e assistenza finalizzata allo sfruttamento del corpo delle donne e alla creazione di esseri umani destinati allo scambio”.

Se per molti senatori l’articolo sulla stepchild adoption rappresenta un incentivo all’utero in affitto, in ogni caso, sottolinea la senatrice, “abolire l’articolo 5 non avrebbe nessun effetto deterrente sensibile sul ricorso alla maternità surrogata. Potrebbe invece averlo – come ha suggerito il collega Lo Giudice e su questo dobbiamo riflettere – una riforma della legge sulle adozioni“. Una riforma che, ha sottolineato la senatrice, permetta l’adozione di un minore “senza necessità di essere coppie o coppia sposata eterosessuale”.

La mozione può rappresentare quindi un modo per ricompattare il Pd anche sull’articolo 5 e i senatori cattolici sembrano aver accolto favorevolmente la mozione. Tra loro, la senatrice Emma Fattorini che in aula ha ringraziato la sua collega per la mozione che rappresenta, ha detto Fattorini, “un modo per stigmatizzare questa pratica“.

Quella contro la maternità surrogata è una battaglia giusta anche per il premier Matteo Renzi che nella sua enews scrive: “La stragrande maggioranza degli italiani – pare di capire anche in Parlamento – condanna con forza pratiche come l’utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In Italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare”.

Ma sulla stepchild adoption Renzi ribadisce: “È giusto che su questi temi si voti, dopo anni in cui si è fatto melina. Perché la politica che mette la testa sotto la sabbia, come lo struzzo, che finge di non vedere la realtà, non è una politica seria”.

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